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Giro, il centrosinistra: «Una beffa per i commercianti costretti a rinunciare ai dehors»

Alcune attività per tre giorni dovranno rinunciare agli spazi esterni. I consiglieri d’opposizione chiedono alla Giunta la possibilità di modificare il percorso per non passare sopra i dehors o provvedere con adeguati ristori

Il Giro d’Italia passerà per Piacenza giovedì 11 maggio. Anzi, la tappa partirà proprio dalla nostra città, dal “salotto buono”, piazza Cavalli, per arrivare a Sestola (Modena). Il centrosinistra però fa sue alcune perplessità dei commercianti del centro, costretti ad organizzarsi per l’arrivo della carovana rosa. «A una ventina di esercenti sarebbe stata prospettata la necessità di smontare i dehors e rinunciare a lavorare per tre giorni», sottolineano i consiglieri Stefano Cugini, Giulia Piroli, Giorgia Buscarini e Christian Fiazza (Pd), Sergio Dagnino (Movimento 5 Stelle), Luigi Rabuffi (Pc in Comune), Roberto Colla (Pc Oltre), Samuele Raggi (Pc del futuro).

«Il lungo periodo di forzata chiusura delle attività causa Covid-19 – riflettono i consiglieri - sta mettendo in ginocchio intere famiglie. Il recente sblocco delle attività di ristorazione è stato concesso proprio a chi ha spazi esterni per somministrare cibi e bevande. A prescindere dall’importanza del Giro d’Italia (che nessuno contesta), il probabile scarso indotto nei territori di passaggio, a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia e dell’impossibilità derivata, per molti tifosi, di seguire la rassegna in modo tradizionale».

Il gruppo di consiglieri di minoranza chiede all’Amministrazione di spiegare su eventuali contatti avviati con l'organizzazione del Giro d'Italia «per valutare la possibilità di modificare il percorso quel tanto sufficiente a non passare "sui piedi" di esercenti intenti a riavviare parzialmente la loro attività lavorativa dopo una così lunga chiusura». «Che accordi ci sono con il Giro e con le associazioni di categoria locali per non far gravare sugli esercenti gli oneri economici della rimozione temporanea e del conseguente ripristino dei dehors?».

Secondo la minoranza occorre disporre un'adeguata forma di ristoro economico, ricorrendo all'avanzo di bilancio o a qualunque altro capitolo disponibile (non depauperando i fondi della Cabina di Regia, dalla Regione finanziati per altri obiettivi), per coprire almeno i costi della rimozione temporanea e del conseguente ripristino dei dehors, riconoscendo, se possibile, anche una cifra congrua per il surplus di sospensione dell'attività imposto da ragioni che nulla hanno a che vedere con le restrizioni Covid-19». «Forzare una nuova sospensione di attività – concludono i consiglieri - per ragioni non sanitarie, a stretto giro da una parziale riapertura, senza adeguate spiegazioni e conseguente ristoro, avrebbe il sapore di una beffa e della lontananza delle istituzioni dal cittadino».

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