Gli stranieri dicono no alle ronde: "In questo clima ci sarà sempre sfiducia"

Non vanno giù le “passeggiate” leghiste ai membri delle associazioni culturali della Consulta immigrazione e mondialità del Comune: "Non siamo tutti criminali, e in questo clima ci sarà sempre sfiducia"

Da sinistra - Renato Dapero, Giovanna Palladini, Edvin Shehu
“Bene, ora fanno le ronde perché dicono che c’è un problema sicurezza. Ma nessuno si ricorda che anche prima dell’ondata migratoria, negli anni Novanta, ai giardini Margherita, non ci andava più nessuno?». Sahih Maati s’infervora. Argomento: ronde e dintorni. Lui è uno degli esponenti delle associazioni culturali che formano la Consulta immigrazione e mondialità del Comune di Piacenza. Ha incontrato ieri sera, in assemblea, i membri degli altri gruppi dell’organo di palazzo Mercanti. Di cose piacevoli, all’ordine del giorno, non ce ne sono molte. Il pensiero è questo: se tanto è stato fatto per l’integrazione dei cittadini stranieri, ora, l’Italia, fa il gambero. Cammina inesorabilmente indietro.

«L’altro giorno un ragazzo - dice il rappresentante di un altro sodalizio, la Koinè - ha perso il lavoro per colpa della crisi. Era regolare, con la Bossi-Fini. Adesso non più. Cosa ci può fare? Rischia l’espulsione. È venuto da me, disperato, dicendomi: “Potete dir loro di darci un po’ di tregua”?».

“Loro” sono le istituzioni. Il Governo. Un Governo che legifera, decide, ammonisce, «senza mai consultarci». «Gli immigrati vengono coinvolti sempre all’ultimo minuto - spiega Edvin Shehu, anch’ella di Koinè - in tutte le decisioni istituzionali. Una partecipazione, invece, è attiva quando gli stessi partecipanti danno il loro contributo. Se non ci si fa sentire, gli italiani avranno sempre una sensazione di sfiducia». Il dilemma della rappresentanza, infatti, è il documento che verrà sviscerato dalla Consulta alla seconda sessione del Forum sull’immigrazione, in programma domani l’altro, sabato, in Provincia.

Poco ascolto, dunque. Poca voce in capitolo. «C’è sempre un intermediario tra noi e gli enti pubblici: perché non possiamo essere sentiti, se le decisioni ci riguardano strettamente?», rincara la dose Maati, indicando, nel suo j’accuse, il pacchetto-sicurezza maroniano. In ciò, s’accoda l’assessore comunale alla Coesione sociale Giovanna Palladini, che ricorda quanto, in Emilia Romagna, «i cittadini immigrati producano ricchezza», a fronte di «uno scarso consumo di servizi sociali», contribuendo in «maniera sensibile al Pil regionale».
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