Grimilde e Caruso, «Un errore aspettare l'ultimo momento». Baio: «Non esistono ritardi, la richiesta è stata accolta»

Polemica in Consiglio sulla richiesta di costituzione di parte civile al processo Caruso. Il vicesindaco Baio: «L'abbiamo saputo dai giornali dell'udienza preliminare, nessuno ha notificato». Critiche dalle minoranze per il comportamento della Giunta. Barbieri: «I consiglieri s'impegnino nel ribadire che la vicenda non c'entra con il Comune»

Piacenza si è costituita parte civile (ed è stata ammessa) al processo “Grimilde”, che vedrà coinvolto anche il suo ex presidente del Consiglio comunale, Giuseppe Caruso. Sulla vicenda Caruso, ancora una volta, si è consumato l’ennesimo scontro sul ring di Palazzo Gotico tra maggioranza e opposizione. Per le minoranze la richiesta del Comune è arrivata in extremis - ovvero tra la prima e la seconda udienza preliminare a Bologna del processo - comportando così uno smacco di fronte all’opinione pubblica. Per l’Amministrazione il problema non sussiste: Piacenza si siederà insieme ad altri enti e associazioni al banco delle parti civili, appena si è avuto notizia della partenza delle udienze, la richiesta è stata inoltrata e con successo.

A riportare la questione in aula è stato Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune). «L’ente si è presentato in udienza – ha Luigi Rabuffi-16-3polemizzato Rabuffi - salvandosi solo perché l’udienza preliminare è stata spezzata in due. “Improvvida organizzazione”, l’ha definita il gup di "Grimilde". La delibera è arrivata solo nella giornata del 15 maggio, due giorni dopo la prima udienza del processo. La Giunta dice che dell’apertura del processo ne ha appreso dalla stampa. Sei avvocati in Giunta e nessuno lo sapeva? Quando tutti gli altri enti e le associazioni già si erano costituiti parte civile con anticipo rispetto alla prima udienza? La verità è che solo grazie alla minoranza che ha incalzato sui giornali si è deciso in extremis di farlo». Rabuffi ha fatto notare che manca dall’elenco delle parti civili Fratelli d’Italia. «Il partito non si è costituito, dopo che la sua leader Giorgia Meloni lo aveva promesso. Ma questo è un affare loro, interno al partito. Per il Comune di Piacenza sarebbe stata un’onta non vedersi ammessi a parte civile».

«Da avvocato rilevo – ha preso la parola Christian Fiazza (Pd) – che il risultato è stato ottenuto. Ma da politico dico che è stato commesso un errore, nel presentare in ritardo la richiesta. Questo Comune e questo Consiglio hanno sofferto tanto per quella vicenda. Non si doveva permettere di far soffrire ancora così. Non potevamo permetterci di arrivare in ritardo, la responsabilità è dell’assessore competente (Elena Baio, nda) che doveva curare la vicenda, così come hanno fatto i colleghi di Reggio Emilia e Brescello. Ora è tempo che si faccia una commissione dedicata all’antimafia». «Ho ricevuto la richiesta della commissione – ha replicato il presidente della commissione 1 Nicola Domeneghetti (Fd’I) - il 13 marzo, in piena emergenza. Procederò nei prossimi giorni a convocarla».

«Il processo – è la risposta del vicesindaco Elena Baio - non è veramente iniziato, siamo all’udienza preliminare, non è ancora iniziato il dibattimento. In Tribunale non esiste un ritardo. O si è dentro ai termini, o non ci si è dentro. Piacenza non sapeva della prima udienza preliminare, da Bologna hanno spedito oltre 30 notifiche, ma non a Piacenza. Vero che neanche a Reggio Emilia e Brescello è arrivata, ma Brescello ha fatto una denuncia penale, era informato dei fatti. A Reggio è appena finito il processo Aemilia, quindi tutti gli avvocati erano ben informati su quello successivo. Noi, appena abbiamo letto che c’era l’udienza preliminare, ci siamo costituiti».

Fratelli d’Italia è intervenuta soprattutto per voce di Gloria Zanardi. «Non c’è nulla da nascondere sul processo Grimilde – ha detto la Gloria Zanardi-8-2consigliera -. I consiglieri di Fd’I non si sono mai dimenticati di quello che è successo l’anno scorso, anche perché noi abbiamo ricevuto attacchi personali pesanti, ci siamo presi dei “mafiosi”. Sulla questione Grimilde è tornata la solita strumentalizzazione politica, sappiamo bene che Caruso è coinvolto per azioni che riguardano solo la sua attività professionale». Zanardi ha contestato la critica sul ritardo. «Si può parlare di ritardo solo quando si va oltre un termine. Non è questo il caso. E non ci hanno fatto un favore ad accogliere la nostra richiesta. Abbiamo visto la rincorsa delle minoranze a prendersi il merito di aver ricordato all’Amministrazione del processo. Gli lasciamo questa soddisfazione, se ci tengono. Fratelli d’Italia lo ha espulso dal partito, il mattino stesso del suo arresto. È vero, poi Fd’I ha scelto di non costituirsi, è stata una scelta. Sarebbe stato un obbligo morale? Se ci fossimo costituiti parte civile avremmo dovuto querelare anche querelare tutti quelli che ci hanno dato dei mafiosi. Su questa vicenda abbiamo preferito metterci una pietra sopra».

«Se qualcuno vi ha insultato dovevate andare a denunciare – ha incalzato il capogruppo del Pd Stefano Cugini -, di sicuro nessuno del Pd ha mai dato del mafioso a voi. Sentiamo le unghie sui vetri sulla vicenda. È stata fatta una figura di palta a livello politico. Dire che si è appreso della vicenda dai giornali è un insulto ai cittadini. Sentire oggi che il vicesindaco Baio dice che a Reggio e Brescello fossero più sul pezzo perché più coinvolti…E sentire Zanardi che si difende dicendo che è stata insultata sui social…E cosa dovremmo dire di Bibbiano, allora?». «Dire che abbiamo portato la mafia in Comune – ha sbottato ancora Zanardi – è come “dare dei mafiosi”».

«Se le minoranze non fossero uscite sui giornali – ha detto Sergio Dagnino (Movimento 5 Stelle) - la Giunta si sarebbe data da fare lo stesso? Se sì, era meglio far vedere che il Comune di Piacenza era stato attento, perché si sta parlando di fatti gravissimi per la città». «Ne parleremo in commissione di questi temi – ha aggiunto Filippo Bertolini (Fd’I) - ora dobbiamo preoccuparci dei problemi legati all’emergenza. Noi consiglieri di Fd’I, più degli altri, siamo stati affranti per questa vicenda».

«Se si auspica il lavoro di squadra – ha osservato il sindaco Patrizia Barbieri - bisogna però essere corretti. Sento strumentalizzazione Elena Baio-18-2politica sulla vicenda. Questa costituzione di parte civile non è un “boccone amaro”. Noi non siamo parte offesa, ma c’è un danno d’immagine per l’ente. Questo Comune non c’entra nulla con la vicenda processuale di Caruso, essendo a lui contestati fatti relativi al 2015. Dovrebbe essere compito di tutti i consiglieri ribadire che questo ente non c’entra nulla. Caruso, se ha fatto qualcosa, lo ha fatto da funzionario e dipendente delle Dogane». «Quello che è accaduto – ha proseguito il sindaco - è disdicevole. Non accetto la strumentalizzazione, non fa bene alla città. Dovremmo essere i primi a dire che il Comune non c’entra. Non sopporto le illazioni che ho sentito oggi, trasferite anche sul piano professionale, per dire che “siamo degli avvocati e non capiamo niente”. Non ci è stato notificato e verificato nulla. Non è un problema nostro se gli uffici della magistratura volevano accogliere tutte le domande con anticipo. Noi l’abbiamo presentata per tempo questa richiesta».

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Durante il corso della seduta del 25 maggio, ancora bagarre tra Partito Democratico e Fratelli d’Italia. I dem volevano discutere – prima del tempo – la rimozione del nome di Giuseppe Caruso da una targa che ricorda tutti i presidenti del Consiglio comunale di Piacenza. Fratelli d’Italia ha preferito discutere gli argomenti all’ordine del giorno come erano stati in precedenza stabiliti. Della targa se ne riparlerà in un’altra seduta.

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