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«I volontari devono poter dare una mano al canile»

Interrogazione di Antonio Levoni, consigliere comunale dei “Liberali Piacentini”. Un gruppo di volontari: «Vogliamo tornare»

«Perché i volontari non possono prestare il loro aiuto al canile di Piacenza?». Antonio Levoni, consigliere comunale dei Liberali Piacentini, ha presentato un’interrogazione scritta al sindaco Patrizia Barbieri sulla questione canile. «Non è attualmente prevista la possibilità di far sgambare i cani da parte dei volontari, stando agli ultimi decreti. Chiedo se esiste una convenzione tra Comune e i volontari che permetta questa attività».

I volontari: «Vogliamo tornare»

«L’attività dei volontari in canile rientra nel progetto comunale “Cittadinanza attiva” ed è  disciplinata dall’Ente, che gestisce l’Albo dei Volontari, ne regolamenta l’attività e, nel caso del canile, ove la struttura è affidata ad un soggetto gestore, li mette a disposizione del responsabile della struttura, il quale ne valuta l’idoneità e li inserisce in una programmazione cui il volontario deve attenersi: gli vengono assegnati i cani da seguire, gli viene attribuito l’orario settimanale, ecc…I tesserati di “cittadinanza attiva” sono pertanto “personale” in forza alla struttura canile. Ciò rende incomprensibile l’interruzione dell’attività dei volontari decisa all’inizio dell’emergenza e soprattutto il fatto che perduri a tutt’oggi. L’accudimento degli animali infatti è una delle attività il cui svolgimento è sempre stato consentito e che avrebbe potuto proseguire dal momento che, se il Gestore assicura alimentazione e pulizia dei cani ospiti, i volontari ne garantiscono il benessere in termini di relazione, di accesso a spazi esterni ecc… : componenti non meno necessarie. In effetti, all’inizio ci poteva stare una breve sospensione dell’attività. Con il protrarsi dell’emergenza però la valutazione doveva essere diversa e consentire il rientro di coloro che si fossero sentiti di riprendere, eventualmente sottoscrivendo apposita dichiarazione. Sul piano organizzativo l’attività avrebbe potuto essere pianificata in sicurezza, anche in ragione del fatto che i volontari operano solo in spazi esterni e, da regolamento, mantengono un distanziamento idoneo di ben oltre 1 metro per evitare che i cani entrino in contatto fra loro. L’attività avrebbe potuto pure essere ridimensionata in modo tale da garantire ad ogni cane di vedere almeno una volta a settimana i suoi volontari di riferimento e quindi di non interrompere del tutto il rapporto, evitando da parte del cane la sensazione di abbandono, ancor più grave per animali che né hanno già fatto dolorosamente esperienza. Tutto ciò risulta tanto più inspiegabile in quanto si è fatto ricorso proprio a volontari per garantire cure e uscite a tutti quei cani i cui proprietari erano malati o in quarantena causa covid-19. Impedire ai volontari operanti in alcuni casi da parecchi anni in canile, riluttanti persino a prendersi qualche giorno di ferie per evitare un distacco eccessivo da cani di cui si occupano da altrettanti anni, di mantenere un minimo di contatto con questi animali, sembra davvero eccessivo. In conclusione, dopoché si è davvero esagerato nell’arbitraria discriminazione tra personale retribuito e personale volontario, si auspica in un pronto anche se sempre tardivo riavvio dell’attività che ponga fine ad una prolungata quanto inutile privazione subita dagli ospiti della struttura. Se così non fosse ci sarebbe da interrogarsi sulle reali intenzioni sia del gestore che della stessa amministrazione comunale. Ci sarebbe da chiedersi se entrambi considerino l’attività dei volontari assolutamente superflua e svolta per pura soddisfazione delle persone che la praticano. Se è così si abbia il coraggio di dirlo apertamente ai volontari stessi e di farlo sapere all’opinione pubblica».

Un gruppo di volontari

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