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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Politica

Idv: «In 6 anni triplicati i disoccupati in Emilia e si parla solo di articolo 18»

Intervento della segreteria regionale dell’Italia dei Valori, rappresentata dal commissario Caterina Pace

«Secondo il report sui mercati regionali del lavoro – spiega il commissario regionale dell’Italia dei Valori Caterina Pace - del secondo trimestre 2014, in sei anni l’Emilia-Romagna è passata da 70 mila a oltre 204 mila disoccupati, con un incremento del +191,2%, superiore sia rispetto al Nord Est (+134,6%), sia all'intero Paese (+98%). Valori inusuali per una parte fondamentale della "locomotiva d'Italia", che evidenziano come persino in una regione storicamente virtuosa qual è la nostra la crisi del lavoro sia acuta. Dati significativi, ma che evidentemente non bastano per sensibilizzare sulla questione. Pare infatti che il vero fulcro del problema sia l’articolo 18, la cui abolizione, secondo l'Italia dei Valori, non può che aggravare una situazione in costante peggioramento.  Più che un mantra da smontare, come lo definisce il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, l'articolo 18 è l'unico baluardo dei lavoratori contro la libertà di licenziamento delle imprese. E cosa si fa in un Paese in piena recessione, in cui le dinamiche lavorative sono strette dalla morsa della burocrazia e delle tasse asfissianti? Si guarda il dito invece della luna. I veri problemi del Paese sono altri: il costo del lavoro, la burocrazia, la corruzione, la precarietà, fenomeni che rendono il lavoro un miraggio e non un diritto, come invece afferma la nostra Costituzione. Soprattutto il sempre più diffuso precariato, prassi ormai consolidata, ha messo in ginocchio la nostra economia e niente ha a che vedere con la flessibilità.  Modificando l'articolo 18 il Governo si prepara a dare il colpo di grazia agli italiani. Una buona riforma del lavoro deve anzitutto abolire la galassia di contratti esistenti, le cui tutele in termini di condizioni economiche e di diritti dei lavoratori sono minime, lasciando in vigore esclusivamente quelli a tempo determinato ed indeterminato, che possono garantire il pieno rispetto di quei diritti che si vogliono eliminare e che la Costituzione Italiana, a cui tutto il mondo occidentale guarda con rispetto, è rimasta a proteggere».

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