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Il 1 luglio l’incontro “Riforma costituzionale: le ragioni del no”

Se ne parlerà venerdì 1 luglio alle ore 21, presso il teatro Trieste in via Trieste 34, con il professor Stefano Bruno Galli, docente di Storia delle Dottrine Politiche. Il convegno, organizzato dal comitato “I Piasintein I Disan No”, ha l’obiettivo di «illustrare le motivazioni del voto contrario alla riforma Renzi-Boschi su cui i cittadini saranno chiamati ad esprimersi questo autunno»

“Riforma costituzionale: le ragioni del no”. Se ne parlerà venerdì 1 luglio alle ore 21.00, presso il teatro Trieste in via Trieste 34, con il professor Stefano Bruno Galli, docente di Storia delle Dottrine Politiche. Il convegno, organizzato dal comitato “I Piasintein I Disan No”, ha l’obiettivo di «illustrare le motivazioni del voto contrario alla riforma Renzi-Boschi su cui i cittadini saranno chiamati ad esprimersi questo autunno».  «Nonostante sia parecchio allettante votare “no” solo per mandare a casa Renzi - afferma in una nota il comitato -, questo non basta: siamo cittadini e abbiamo il dovere di conoscere ciò su cui siamo chiamati ad esprimerci.  A parer nostro, si tratta di una riforma profondamente antidemocratica e centralista, atta ad eliminare la rappresentanza popolare in favore dell’uomo solo al comando. Per questo, e per altri motivi che verranno spiegati durante la serata, chiediamo ai piacentini di opporsi». «Il Senato, che non sarà più eleggibile ma composto da nominati nei consigli regionali, diventerà un costo inutile sulle spalle dei contribuenti - prosegue -; infatti avrà una funzione per lo più consultiva, eliminando il bicameralismo perfetto. La fiducia potrà essere accordata o revocata solamente dalla Camera; la quale, grazie al premio di maggioranza garantito dalla nuova legge elettorale, sarà mono-controllata da un unico partito, mettendo a tacere definitivamente le opposizioni. Il potere del Governo nella Camera dei Deputati, che rimarrà l’unico organo eletto direttamente dai cittadini, sarà determinante: l’esecutivo avrà la possibilità di far approvare i disegni di legge entro termini certi, eludendo la discussione parlamentare propria della democrazia».  «Le regioni, ossia una componente degli enti territoriali in grado di intercettare le reali necessità delle persone, saranno incredibilmente depotenziate: le grandi reti di trasporto e navigazione, l’energia, la finanza pubblica, il sistema tributario, la tutela e la sicurezza della salute e del lavoro, le politiche sociali e la formazione professionale non saranno più di loro competenza. Inoltre, attraverso la ‘’clausola di supremazia statale’’, su proposta del Governo, la legge statale potrà intervenire anche su leggi esclusivamente regionali. Il potere legislativo dei consigli regionali sarà praticamente irrilevante».

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