«Il centrodestra deve richiamare i suoi a votare anche al ballottaggio»

Il commento: «Il primo turno boccia la Giunta Dosi. Barbieri mantenga stabile il programma del centrodestra. Un programma essenziale all'altezza della domanda dei piacentini»

Patrizia Barbieri

6,58%. E’ la distanza che dopo la prima tornata elettorale separa Patrizia Barbieri da Paolo Rizzi. Ciò significa che il centrodestra sta correndo verso Palazzo Mercanti, mentre il centrosinistra a trazione Pd arranca. Numeri importanti, soprattutto alla luce del fatto che un piacentino su due è rimasto a casa. Il vecchio adagio che i piacentini al ballottaggio non vanno a votare, però, può rappresentare un pericolo per Patrizia Barbieri. Non è la prima volta, infatti, che il popolo di centrodestra al secondo appuntamento diserti le urne pensando che “tanto qualcuno che va a votare c’è, io ho già prenotato le vacanze al mare”. Il centrodestra dovrà fare ancora di più di ciò che ha fatto al primo turno per portare i propri fans alle urne. E potrà farlo riuscendo a mantenere stabile il proprio programma. L’offerta politica del centrodestra dovrà essere all’altezza della domanda. La Giunta Dosi è stata bocciata perché chiusa su se stessa, indifferente alle richieste dei cittadini, con poca o nulla comunicazione di ciò che faceva. Le truppe cammellate orgoglio della Dc e del primo pentapartito si sono sfaldate. Piste ciclabili illecite, cittadini che tengono pulite le strade e tagliano erba e rami di alberi fuori controllo (nonostante l’aumento della bolletta Iren), sulla sicurezza la Giunta è stata tenuta a galla dall’assessore Stefano Cugini. Per il resto, abusivi a go go. La macchina pubblica dovrà girare a ritmi di mercato e non più limitarsi a fare il minimo di legge per conservare il “posto fisso”. La nuova amministrazione dovrà eseguire controlli e premiare i bravi, senza paura di sgambetti, sindacati sulle barricate o proteste mirate solo a far valere i diritti di pochi.

Il programma del centrodestra dovrà fondarsi su pochi punti - far rivivere il centro, sicurezza, tasse, più libertà alle imprese e aiuti ad anziani e pensionati - che agli occhi degli elettori dovranno essere chiari, attuabili e decisivi. In questo momento storico, occorre guardare, purtroppo, all’essenziale. Altro che «Piacenza all’Expo», rivelatosi un flop. Sono molto belli gli hub e i lab - necessari per far decollare la città - ma la disoccupazione morde, c’è sfiducia. Al futuro si potrà cominciare a guardare se si abbatteranno le mura che ancora circondano Piacenza. Muri fatti di lobby, conventicole, interessi di parte (spesso molto piccoli). C’è sete di giustizia sociale da parte dei cittadini, c’è sete di merito da parte dei ragazzi. Le energie ci sono, in questa città, ma troppo spesso sono frustrate perché si dà più valore alla conoscenza o alla raccomandazione. Sono questi gli errori in cui il centrodestra non dovrà cadere. Nello spostamento imprevedibile di voti e nella rabbia dei piacentini, i partiti sono sembrati conservare un loro zoccolo duro. Sta a loro, rinnovandosi, non disperdere ancora di più un patrimonio che si assottiglia sempre di più.

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