«Il nostro è stato un risultato modesto»

Andrea Pugni analizza la débacle del Movimento 5 Stelle che si è fermato al 9 per cento come cinque anni fa: «C’è una ragnatela clientelare locale che attraverso tante liste anche civiche ha capillarizzato l’offerta di voto»

Andrea Pugni

C’è scoramento nel Movimento 5 Stelle. Scoramento che si mischia anche ad alcune polemiche interne rilanciate sui social. Dopo la lotta politica è arrivato il momento della riflessione per i pentastellati. Andrea Pugni prova ad analizzare la sconfitta. «Mi prendo la responsabilità – dichiara il candidato sindaco - di una sconfitta pesante, senza se e senza ma. La quota di responsabilità non si decide a tavolino a seconda della convenienza del momento. Non si vince un po’ o si perde poco. O si vince o si perde. Poi, in politica come nella vita, esistono le sfumature. Volendo analizzare, per dovere politico, il dato con occhio critico mi preme fare alcune considerazioni.

Il M5S a livello locale è stato disastroso. Con l’eccezione di Genova e Palermo, comunque ampiamente sotto il presunto dato nazionale, nelle città di una certa dimensione siamo sempre stati al di sotto del 10% ed in molti casi inferiori al 6/7%. Il Movimento, quando esistono due forze contrapposte, stabili e compatte, fatica ad emergere soprattutto a livello locale e risente certamente delle difficoltà in cui versano alcune amministrazioni pentastellate (Roma in particolare).

L’astensionismo è stato elevatissimo. Praticamente considerando le schede nulle ha votato in modo valido un piacentino su due! Il 65% del 2012 è diventato il 56% del 2017, quasi che quel 56% potesse essere la perdita per cause naturali dell’elettorato. Passando per i seggi ho visto tanti anziani al voto e i pochi giovani presenti accompagnavano i parenti anziani. Una società che vuol cambiare mostra un’altra spinta in termini di afflusso elettorale.

Una cosa è certa: Piacenza non cambia mai… La lista di centrodestra, che peraltro non ha ancora vinto, annovera nelle sue file vecchi politicanti locali. Il centrosinistra idem. Non giudico Barbieri e Rizzi che ritengo due persone stimabili e di qualità ma ciò che rappresentano è la ragnatela clientelare locale che attraverso tante liste anche civiche ha capillarizzato l’offerta di voto ed il relativo consenso negli strati sociali più profondi di Piacenza. Mi è sembrato il tentativo (riuscito) delle compagnie di assicurazioni che assumono con la promessa di un contratto i giovani per fare le polizze alle nonne. E poi ci sono dei politici credibili che hanno fatto buoni risultati e ottime campagne elettorali: Trespidi, Rabuffi e Torre.

Il nostro modesto 9,12% risente certamente delle loro qualità, del budget di spesa modesto (meno di 5.000 euro a fronte di corazzate che si attestano sui 50-150.000 euro) ma non può e non deve essere una giustificazione al nostro insuccesso. Pragmaticamente si può dire che il risultato del ballottaggio (28,20%) ci sarebbe stato precluso anche nella migliore delle prestazioni. Siamo arrivati al voto con alcune difficoltà interne che hanno deluso chi credeva in noi ma quando ci si presenta ai cittadini si ha il dovere di mostrarsi col vestito migliore (e le intenzioni migliori ma su quello per tutti noi ci metto la mano sul fuoco). Bisogna stare tra la gente e costruire qualcosa di solido. Un rapporto sociale basato su fiducia, ascolto e soluzione dei problemi dei cittadini. Questo è mancato, soprattutto per problemi strutturali, e la lacuna non si poteva colmare con pochi mesi di presenza sul territorio. Inoltre non siamo riusciti a trasmettere un senso di proattività, di evoluzione del paradigma “noi contro tutti” o de “il nuovo è sempre meglio”. Il salto di qualità passerà indubbiamente anche da li.

Mi sono permesso di scrivere due righe a caldo nella speranza di aver ispirato, senza retorica, qualche discussione politica futura ribadendo, se ce ne fosse bisogno, che i risultati non mentono mai».

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