Il sindaco di Padova Bitonci: «Gli alloggi popolari vanno dati prima ai residenti da oltre vent’anni»

Nella sede della Lega Nord il primo cittadino padovano Massimo Bitonci ha spiegato ai candidati piacentini del Carroccio i suoi provvedimenti in materia di sicurezza: «In Veneto arriveranno 2500 profughi entro la fine dell’anno, 500 solo a Padova. Il 90% di loro sono immigrati clandestini»

Il segretario Pisani ha fatto colorare di verde una porzione di cartina

Massimo Bitonci, sindaco di Padova della Lega Nord, è intervenuto a un incontro presso la sede del Carroccio di via Vaciago. «Abbiamo invitato Bitonci come esempio – ha spiegato il segretario provinciale della Lega Pietro Pisani - perchè non guarda in faccia a nessuno nel suo incarico di sindaco. Non è piegato al potere e guarda ai suoi cittadini. Padova, amministrata dalla sinistra, era diventata un obbrobrio, c’era degrado culturale per quanto riguardava la cura e il rispetto della città. Bitonci è sindaco da poco ma ha fatto pulizia, ha messo regole ferree, ed è un esempio per tutti i nostri amministratori. Piacenza, ancora in mano alla sinistra, è invece in costante declino: abbiamo saputo del problema dei minori stranieri non accompagnati, vengono tutti qua apposta per essere aiutati ed accuditi, prima di andare a delinquere in giro per la città. Padova rappresenta l’esatto opposto di Piacenza».

«Il sindaco di Padova – ha rilevato Loredana Bossi, candidata al consiglio regionale - sta dimostrando quello che i sindaci del territorio possono fare. Io da vicesindaco a Sarmato mi sono impegnata per rivedere il regolamento sull’assegnazione delle case popolari, dando la precedenza ai residenti italiani. Grazie a quello il 98% degli alloggi era affidato a residenti da oltre vent’anni. Chi ha la fortuna di poter governare un comune ha diversi strumenti a disposizione per fare cose positive».  «Abbiamo letto questa mattina – ha preso la parola anche Silvia Testa, anch’essa candidata – dell’episodio dell’extracomunitario ubriaco che ha distrutto i finestrini delle macchine in stazione. A Piacenza c’è un sindaco di sinistra che non è capace di mantenere la sicurezza. Dosi dovrebbe chiamare Bitonci per conoscere come si amministra una città. Molinari e Tarasconi – due dei quattro candidati del Pd per la Regione - han detto che la Regione non si è impegnata abbastanza per la sicurezza in città. Si svegliano tardi, sono temi che il loro partito non ha mai curato in questi anni, ora, solo perché sono in campagna elettorale, cavalcano la sicurezza, di cui non gliene è mai fregato nulla. Non facciamoci prendere in giro, noi della Lega ci abbiamo sempre tenuto, i nostri sindaci sul territorio sono da sempre impegnati».

«Sono appena reduce – è l’intervento di Manuel Ghilardelli - da un comitato sulla sicurezza in Valtidone, come sindaco di Ziano. È emerso che prima di tutto occorre un maggiore coordinamento con le forze dell’ordine per essere sul territorio. Io ho fiducia nelle forze di polizia, fanno un lavoro importante, purtroppo hanno pochi strumenti per operare e combattere il crimine, inoltre la gente che commette diversi reati dopo poche ore dal fatto è già a piede libero. Maroni aveva applicato strumenti importanti, ma il nuovo governo sta smantellando il suo lavoro. La regione dovrebbe investire maggiormente sulla sicurezza dotando il territorio, attraverso bandi, di sistemi di sicurezza, incentivando il posizionamento di telecamere e inferriate nelle aziende commerciali e agricole, che vivono troppi problemi di reati predatori. Le amministrazioni devono essere aiutate per tutelare i cittadini». Ha parlato di Bitonci come modello ed esempio di amministratore leghista attento al territorio anche Matteo Rancan. «Per il sindaco di Padova – ha dichiarato il giovane candidato, assessore a Cortemaggiore - viene prima la sua gente, così come per me vengono “prima i piacentini”: a nostra gente deve essere sempre al centro dell’agenda politica. Undici macchine sono state sfasciate in stazione stanotte, e ultimamente vediamo all’opera troppi vandali e bulli.  Piacenza in tutto questo è assente, la Tarasconi è in Comune da tempo e ora fa promesse di installare telecamere agli accessi della città. Il capoluogo deve copiare il comune di Cortemaggiore: lì abbiamo fatto partire un progetto per cui l’ente garantisce il passaggio per tutta la notte di due vetture del metronotte nel centro cittadino. Ciò sarebbe positivo per prevenire eventuali reati nelle ore notturne. I poliziotti ci rendono sicuri se ci sono, se girano, se presidiano zone delicate. Ci vogliono presidi fissi di sicurezza in città finanziati dalla regione».

Dopo l’intervento dei quattro candidati piacentini del Carroccio, ha preso la parola l’ospite. «Sono venuto a sostenere la campagna elettorale della Lega in Emilia – ha esordito così il primo cittadino che ha sostituito Flavio Zanonato alla guida della città veneta -  che presenta un ottimo candidato presidente, Alan Fabbri. I sindaci hanno un po’ una marcia in più, sono infatti l’ultimo baluardo di questo Stato, l’unico appiglio che possono avere i cittadini. Si possono affrontare tante tematiche in questo ruolo, soprattutto nel campo della sicurezza pubblica. Dispiace che il lavoro di Maroni e dei suoi decreti, che raccoglievano le istanze dei primi cittadini, anche del centrosinistra, siano stati bloccati dalla magistratura nei tribunali. Grazia al nostro ex ministro i sindaci potevano promuovere ordinanze urgenti in questo campo, così come mi dispiace che sia stato cancellato il reato di immigrazione clandestina.  La mia ordinanza contro l’accattonaggio è stata discussa dal Tar del Veneto, che ha cassato la possibilità di emettere ordinanze da parte dei sindaci in materie di sicurezza pubblica. Soprattutto i sindaci devono avere più poteri possibile per intervenire nei piccoli comuni dove non ci sono questure: in questi casi il primo cittadino è anche ufficiale di polizia.

«Svolgo il mio ruolo in modo normale, come farebbe un buon padre di famiglia, ovvero prima penso ai miei figli, poi se c’è qualcosa in più penso anche gli altri. Invece ora pensiamo prima agli altri e i nostri sono diventati gli ultimi: penso soprattutto all’operazione Mare Nostrum. In Veneto arriveranno 2500 profughi entro la fine dell’anno, a Padova 500, non so a Piacenza quanti, penso comunque una bella quota. E ognuno di questi prenderà i famosi 30 euro al giorno. Di questi “profughi”, solo il 10% ha lo status di vero rifugiato, gli altri sono solo clandestini.  La mia non è xenofobia, sono solo atti e concetti espressi in base alla “residenza”: bisogna privilegiare chi vive un territorio da anni, rispettando le regole. Gli alloggi popolari, a Padova, per l’80% finivano a extracomunitari, in base ai precedenti punteggi. I nostri non riuscivano, per una serie di casistiche, a rimanere ai primi posti delle liste d’attesa: ho espresso che vengano soddisfatti prima i bisogni dei residenti da oltre vent’anni, e a seguire gli altri».

«Abbiamo approvato – ha continuato Bitonci nel suo intervento - un regolamento di polizia municipale che ha fatto molto discutere a livello nazionale: stop all’accattonaggio, ci sono persone che molestano troppo o mostrano malformazioni provocate, spesso, da loro stessi o dai genitori. Stop all’ubriachezza in giro nelle vie cittadine: c’erano troppi giovani con bottiglie alla mano davanti ai monumenti e nei giardini pubblici. Si può bere solamente nei bar e nei plateatici, nelle zone di pertinenza.  A Padova si spendevano inoltre 500mila euro per far mandare i bambini Rom a scuola. Abbiamo tagliato questa voce di bilancio per investire nella sicurezza, visto che a scuola i bambini che vivono nei campi nomadi, non li abbiamo mai visti. Sono aspetti importanti, che un sindaco può fare per migliorare le condizioni della propria città».

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