Il sindaco: «La città deve andare avanti. Basta "giochetti" da parte dei Liberali»

Consiglio comunale, tensioni nel centrodestra. Il primo cittadino risponde polemicamente a Levoni: «Non accetto ultimatum, basta giochetti. E la mafia non è entrata in Comune, caso mai all’Agenzia delle Dogane». Nelio Pavesi amaro: «La Lega mi è ostile dopo vent’anni, mi sento libero dagli ordini di scuderia»

Patrizia Barbieri e Davide Garilli

Nelio Pavesi contro la Lega e la maggioranza, i Liberali e il sindaco ai ferri corti. Ripartono con tensioni sempre più evidenti nel centrodestra i lavori del Consiglio comunale, dopo l’elezione del nuovo presidente Davide Garilli. Tra i possibili presidenti che potevano contendere lo scranno più alto di Palazzo Mercanti a Garilli, c’era proprio anche il veterano leghista: Nelio Pavesi. Lo stesso consigliere si è dichiarato offeso di come il suo nome sia finito sui giornali, e di come avrebbero reagito alcuni componenti della maggioranza alla sua possibile elezione. «Non ho mai iscritto il mio nome alla presidenza – ha detto il leghista. Ero uscito dall’aula e non avevo votato Garilli non per il profilo del candidato, ma per la prassi con cui si è scelto. Che è l’idea di molti piacentini: così si è indebolita la maggioranza. Nelio Pavesi Amministrazione Barbieri, primo consiglio comunale ©Pasquali/ilPiacenzaSono stato definito un “non allineato”. Io porto avanti soltanto istanze di buon senso, condivise tra l’altro da diversi cittadini, dopo la voglia di cambiamento della campagna elettorale». Sembra grande l’amarezza del consigliere. «La Lega mi è ostile dopo venti anni di militanza. Mi ritengo libero in futuro dagli ottusi ordini di scuderia, e se costretto, toglierò il disturbo». «Capisco l’atteggiamento di fastidio e demoralizzazione di Pavesi – è intervenuta il sindaco Patrizia Barbieri -. Può capitare anche nelle famiglie e tra gli amici che non ci si intenda, situazioni in cui ci sono incomprensioni. Momenti di fastidio, ma di crescita. Tutti insieme dobbiamo superarli. Voglio tranquillizzare Pavesi: la sua candidatura era stata messa sul piatto, in tanti l’avrebbero votato».

Ha provato a stemperare la cosa il consigliere dei Liberali Piacentini Antonio Levoni. «Il nome di Nelio Pavesi l’abbiamo fatto noi, perché lo meritava ed era all’altezza, così come Sergio Dagnino del Movimento 5 Stelle». Levoni si è poi rivolto al sindaco, sollevando un altro polverone, nel richiedere pe l’ennesima volta di attribuire una delega sulle politiche per la disabilità al collega di Forza Italia Francesco Rabboni. «Non c’è due senza tre, caro sindaco. Lo statuto del Comune di Piacenza dice che il primo cittadino può conferire ai consiglieri deleghe speciali in materie di particolare rilevanza socio-sanitaria. O si dà questa delega a Rabboni o…». Levoni non ha completato il discorso, ma il primo cittadino ha comunque digerito male questo richiamo. Così, ha sfruttato l’occasione per replicare anche agli ultimi comunicati dell’associazione dei Liberali (che supporta i due consiglieri eletti, Levoni e Ultori) che polemizzavano nei confronti della Giunta.

«Io gli ultimatum non li prendo – ha tuonato Barbieri -. Se questo sindaco non va bene ai Liberali, lo dicano. Ma smettiamola con Gian Paolo Ultori Antonio Levoni Liberali-2questi giochetti. Il sindaco non ha più voglia di stare tutti i giorni a prendere “tirate di giacca” su quello che dovrebbe fare. Guardiamoci in faccia e dite se non vado più bene. Siamo appena reduci da una vicenda che ha scosso tutti, ultimatum sulla nomina di Rabboni come consigliere delegato non ne prendo». «Non è un ultimatum – ha ripreso la parola il consigliere Levoni -, né sono coinvolti i Liberali, Ultori o l’associazione dei Liberali. Nessuno mi ha chiesto di proporre Rabboni, ho detto che “non c’è il due senza tre” perché l’avevo già ricordato due volte… Se il sindaco si scalda così, lo saprà lei il perché. Un po’ di sensibilità ci vuole, è un anno che lo chiedo».

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Il sindaco, durante le comunicazioni, ha voluto anche rispondere ad alcune critiche alla Giunta e al Comune di Piacenza dopo il caso Caruso. «Questa Amministrazione non è sotto tutela – ha detto Barbieri - non è stata coinvolta dall’inchiesta, ci sono storture anche giornalistiche, oltre che di qualche rappresentante politico, su questo punto. Forse la mafia è entrata all’Agenzia delle Dogane, ma non in Comune. Nessuno vuole nascondere quanto è accaduto, ma da qui a coinvolgere sull’argomento anche il tavolo sul nuovo ospedale… Non è che, visto che ci potrebbe essere il rischio, fermiamo tutto, come dicono quelli della “decrescita felice”.  Da noi l’impegno sulla legalità c’è sempre, ma la città deve andare avanti».

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