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Immigrazione, Lega: «Il reato di clandestinità non diventi tornaconto elettorale»

La segreteria provinciale della Lega Nord interviene riguardo alla frenata imposta dal premier all’iter parlamentare nel timore di una reazione negativa dell’opinione pubblica e dell’elettorato.

«Se un governo serio legifera nel nome degli interessi nazionali, quello di Renzi si muove invece tenendo d’occhio il barometro elettorale. Un esempio è l’abolizione del reato di clandestinità, per il quale la maggioranza di centrosinistra sta facendo melina da un paio di giorni». È l’opinione della segreteria provinciale della Lega Nord riguardo alla frenata imposta dal premier all’iter parlamentare nel timore di una reazione negativa dell’opinione pubblica e dell’elettorato.

«Una legge – puntualizza il Carroccio piacentino – si promulga o si abroga per questioni di giustizia sociale o per il bene di una comunità e non, com’è nel modus operandi di Renzi, nella paura di perdere consensi o con l’obiettivo di incrementarli. La legge in questione non è intangibile: può essere modificata e migliorata, purché sia dia una lettura complessiva del contesto che si articola intorno al fenomeno immigratorio in Italia. E il contesto di riferimento è quello di un racket dell’immigrazione assente negli altri grandi paesi europei. Il caso di Mafia Capitale, con i generosi guadagni per criminalità e cooperative che hanno sfruttato l’immigrazione come un business, avrebbero dovuto insegnare che l’immigrazione non è una materia da trattare in base ad opportunismi e tornaconti elettorali o finanziari. Renzi e i suoi, una volta per tutte, diano prova di voler agire per il bene del paese anche assumendo provvedimenti non graditi all’elettorato di riferimento. Abbiano il coraggio – insiste la segreteria leghista - di pensare alle sorti del paese mantenendo il reato, inasprendolo e velocizzandone il processo, abbandonando la solita scusa di volere sgravare i tribunali dall’eccesso di lavoro che abitualmente ripetono ai cittadini».

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