Martedì, 16 Luglio 2024
Politica

Biogas a Borgotrebbia, M5S: «Molti dubbi e perplessità. La battaglia non è solo politica»

I consiglieri comunali del M5S sulla possibilità che venga costruito un impianto di biogas a Borgotrebbia: «Emergono molte perplessità, e le conseguenze che potrebbero esserci con la costruzione di tale impianto non sono da sottovalutare»

I consiglieri comunali del M5S sulla possibilità che venga costruito un impianto di biogas a Borgotrebbia: « Tra i primi sostenitori del neonato comitato contro il biogas a Borgotrebbia, il nostro gruppo politico ha evidenziato i dubbi in merito all’autorizzazione (già rilasciata per altro da tutti gli enti preposti) per la realizzazione di un impianto a Biogas per mano di un imprenditore della zona e, senza voler monopolizzare il comitato, ci siamo messi a disposizione per la raccolta firme oltre che per verificare la relativa documentazione attraverso un accesso agli atti».

«Crediamo, al contrario di Fratelli d'Italia, che la battaglia non possa essere solo politica. Siamo convinti che la partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica sia prioritaria e vada incentivata, una partecipazione caratterizzata dall’informazione sui temi dibattuti».

«Vogliamo qui esprimere i dubbi che anche il comitato ha evidenziato per amore di conoscenza. Questi impianti nascono per sfruttare liquami e sottoprodotti agricoli, o anche prodotti appositamente coltivati, come il mais, in alcuni casi anche per smaltire rifiuti urbani di natura organica. Sono per lo più grandi e fatti per vendere energia. Attualmente è in atto una vera e propria corsa al biogas agricolo, giustificata dall’inseguimento dei cosiddetti “certificati verdi”. Chi produce energia elettrica avrà diritto, se il suo impianto sarà messo a cantiere entro la fine del 2012 (nel 2013 si cambierà un poco), a vedersi riconosciuto un prezzo di 0,28 centesimi al kilowatt contro gli 0,07 del prezzo di mercato. Così i cittadini pagano due volte l’elettricità. Un impianto da 1 megawatt (il massimo ammissibile per ottenere i certificati verdi) è un investimento di circa 4 milioni di euro ammortizzabile in 3 o 4 anni, che poi darà una rendita netta di un milione di euro all’anno».

«Si devono però considerare i problemi constatati dopo la realizzazione di molti di questi impianti: spesso sono maleodoranti e alcuni studi cominciano ad evidenziare come non siano privi di emissioni nocive. Averli a pochi metri da casa può diventare un incubo, anche perchè strutturalmente è difficile che siano sostenibili, per l’enorme quantitativo di alimentazione di cui necessitano per una resa ottimale, così che tra gli svantaggi si rileva l’aumento del traffico pesante  per il trasporto della “materia prima”. C’è un forte impatto sul paesaggio e sul consumo di suolo agricolo non solo per l’occupazione dell’impianto, ma più di tutto perché il problema di dover produrre energia per venderla e ammortizzare i costi di costruzione induce gli agricoltori a coltivare cibo per metterlo direttamente nei digestori. Questa forse è la cosa più grave di tutte».

«È sbagliato da un punto di vista etico, ma anche ecologico. Il mais infatti, che è una delle colture maggiormente utilizzate allo scopo, richiede una quantità di acqua enorme (primo punto critico ambientale), inoltre - non essendo destinato alla nutrizione- è assodato che subisca un dissennato uso di prodotti chimici fertilizzanti e antiparassitari, inquinando i terreni per lunghi periodi di tempo, minandone la stessa fertilità per l’eccessivo sfruttamento attraverso la monocoltura. Per dare l’idea dell’impatto ecologico ed ambientale si pensi che per un impianto da 1 megawatt si devono sacrificare almeno 300 ettari».

«E stanno venendo fuori nuovi problemi. Pare che in Germania, leader in Europa per il biogas, affiorino delle perplessità. C’è anche chi ha ipotizzato che le contaminazioni da escherichia coli, che hanno paralizzato il mercato dell’ortofrutta continentale l’anno scorso, fossero state causate dalla diffusione di digestati da biogas non proprio “puliti”. Se gli scarti non rimangono nelle aziende e cominciano a viaggiare, controllarli diventa molto difficile. Per ora nessuno ha smentito queste tesi, ma basti dire che la Svezia, altro Paese all’avanguardia da anni, obbliga a pastorizzare i liquami in ingresso e i concimi in uscita dalle aziende per evitare contaminazioni. Forse non è nemmeno un caso che la Regione Emilia Romagna nelle sue linee guida abbia vietato gli impianti a biogas nei territori dove si produce il Parmigiano Reggiano».

«Abbiamo verificato le normative e le autorizzazioni già effettuate, sappiamo che il comitato sta predisponendo il ricorso al TAR, proprio perchè ha evidenziato come sul tema ci sia un dibattito non solo politico ma anche di carattere giuridico. Durante l’incontro avvenuto in settimana a Borgotrebbia alcuni assessori e il Sindaco stesso hanno cercato di tranquillizzare la popolazione circa la sicurezza dell’impianto e la volontà di mantenere fede ai controlli per tutela la zona, in parte si sono deresponsabilizzati per l’accaduto, attribuendolo invece agli uffici comunali competenti che hanno rilasciato l’autorizzazione».

«Il comitato, non soddisfatto, ha presentato ai relatori una serie di recenti sentenze, che hanno evidenziato l’ambiguità legislativa, portando alla revoca dell’autorizzazione per la realizzazione di impianti simili. La reazione del Sindaco è stata a dir poco curiosa: grazie alle nuove informazioni che ci avete fornito provvederemo ad attuare nuove verifiche. Da non credersi: un Sindaco che ha il compito di vigilare sulla salute dei cittadini scopre dai cittadini nuove informazioni, assessori ignari delle vicende, uffici preposti alle procedure autorizzative e nessuno che controlli la giurisprudenza in merito nonostante il tema sia di grande attualità! Ma come è possibile?»

 


 

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