Impiegata comunale minacciata sui social, Mainardi: «Non sono state attivate forme di tutela»

Il consigliere Mainardi ha portato in consiglio la vicenda che ha visto una dipendente comunale rivolgersi «valutazioni e giudizi squallidi e minacciosi». «Il presidente del consiglio comunale intervenne chiedendo che venisse esplicitato il nome della dipendente comunale»

Repertorio

Minacce su un social network nei confronti di un impiegata del Comune di Fiorenzuola, da parte di un cittadino. Il consigliere di minoranza, Nando Mainardi (Sinistra per Fiorenzuola), ha portato in consiglio la vicenda che ha visto una dipendente comunale rivolgersi «valutazioni e giudizi squallidi e minacciosi», con tanto di immagini di lanciafiamme.

«Tutto questo – ha spiegato Mainardi – è accaduto dopo che un cittadino ha criticato l’operato di un ufficio comunale, ritenendo che l’impiegata non ha fatto rispettare la fila e che la persona che lo ha preceduto fosse straniera. Anche il presidente del consiglio comunale Andrea Pezzani è intervenuto non per stigmatizzare tali giudizi, ma chiedendo che venisse esplicitato il nome della dipendente comunale. Un atteggiamento sconcertante e inqualificabile che dice una volta di più della totale inadeguatezza di Pezzani rispetto a tale ruolo: non solo non tutela le prerogative del consiglio comunale e dei consiglieri, ma neppure l'istituzione nel suo complesso e chi vi lavora materialmente».

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Mainardi ha chiesto in un’interrogazione quale sia la valutazione dell'Amministrazione in merito alla vicenda, quali iniziative concrete intende assumere e se ritenga il comportamento del presidente del consiglio comunale compatibile con il proprio ruolo. L’assessore Marcello Minari ha condannato il gesto dei cittadini proponendo di «fare un appello per far sì che si limitino i toni sulle “piazze virtuali”». Secondo Mainardi però l’assessore si è limitato solamente a stigmatizzare il comportamento di Pezzani: «L’Amministrazione non ha riconosciuto i fatti come stanno. Non si tratta di toni ma di minacce e poi ognuno fa quello che vuole sui propri profili dei social network, un appello non servirebbe a nulla - conclude il consigliere -. Non è stata attivata alcuna forma di tutela: il lavoro pubblico e chi lo fa bene deve essere tutelato, non c’è nulla che fa pensare che la dipendente in questione non l’abbia fatto».

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