«In caso di allerta meteo le persone non sanno come muoversi»

Luigi Rabuffi, consigliere comunale di “Piacenza in Comune”: «Dobbiamo far conoscere le pagine e le app dei sistemi meteo regionali che monitorano la situazione»

Luigi Rabuffi

“Questa ennesima calamità dovrà sollecitare al più presto, nel mondo politico, una riflessione seria e approfondita sugli effetti dei cambiamenti climatici e su come difendere efficacemente il nostro territorio”. «Quante volte – scrive il consigliere comunale di “Piacenza in Comune” Luigi Rabuffi - abbiamo sentito parole simili? Queste sono del presidente Sergio Mattarella, pronunciate all'indomani del nubifragio che ha recentemente colpito Livorno.  Purtroppo, dai tempi in cui il Presidente Pertini pronunciò con rabbia il famoso discorso agli italiani in occasione del terremoto dell'Irpinia, piangendo le oltre 2.900 vittime, ogni qualvolta accade una tragedia che colpisce il territorio italiano assistiamo all'odioso balletto di disconoscimento di competenze e rimpallo di responsabilità.

Che si tratti di eventi sismici, di alluvioni, di incendi boschivi o di nubifragi, la litania è sempre la stessa: la colpa è di altri, la colpa è di chi ha approvato normative inadeguate, la colpa è di chi ha costruito senza rispettare i vincoli. E questo è valso in Umbria, a San Giuliano di Puglia, a L'Aquila, Genova, Sarno, Ischia ed Emilia-Romagna.  E' chiaro che sono davvero tante le responsabilità di chi ha realizzato le urbanizzazioni selvagge degli anni '60 e '70, quando si è costruito consapevolmente in zone sismiche e vulcaniche, all'interno dei letti dei fiumi, sopra i torrenti, “tombinando” canali e rii che solo all'apparenza sono poco più che rigagnoli ma che dispiegano una potenza inaudita nel caso di piogge torrenziali, come quelle che ormai accompagnano le nostre stagioni.

Ma il cambiamento climatico, ormai evidente a tutti, impone oggi una politica che si assuma la responsabilità di guardare al futuro, che abbia la capacità di prevenire le conseguenze drammatiche di “fenomeni naturali eccezionali” che ormai si ripetono con una frequenza impressionante. Eventi i cui tempi di ripetizione si sono radicalmente ridotti e che certificano l'inefficacia dei “modelli” utilizzati finora per progettare e costruire opere e difese. Per questo è importante adeguare i “piani”, redigere progetti appropriati e realizzare opere pubbliche e private in modo rigoroso. Per questo è importante vigilare con severità sugli abusi e non permettere ulteriori scempi del territorio.

Oltre a ciò diventa fondamentale considerare l'emergenza non come un destino cinico e baro, che colpisce a caso gli sfortunati cui capita la malasorte di essere in un luogo in un determinato momento, ma come un sistema di cui siamo tutti consapevoli, istituzioni e cittadini.  Ed è inutile litigare sul colore dell'avviso di allerta - come hanno fatto, per giorni, il sindaco di Livorno e il Presidente della Regione Toscana - perché giocare a scaricabarile fra istituzioni porta solo a contare morti e danni dopo la buriana. Si definiscano invece, più chiaramente, i compiti di ogni soggetto per ognuno dei gradi di allerta, mettendo al “centro” la sicurezza della popolazione.  Quella sicurezza che a Livorno è purtroppo mancata e che, ricordiamolo, ha determinato tante vittime quasi quante ne ha fatte l'uragano Irma in Florida, solo che quest'ultimo era largo 800 chilometri, con venti che soffiavano a 295 km/orari, in grado addirittura di far arretrare l'Oceano. Lì la popolazione, avvisata per tempo ed addestrata sul da farsi, ha potuto “superare” un fenomeno naturale di forza inaudita. Da loro dobbiamo imparare.

Per quanto ci riguarda, in Emilia Romagna (e in particolare a Piacenza) si sta mettendo a punto un sistema di monitoraggio e allertamento apparentemente di buon livello di efficacia informativa. Un utile strumento, soprattutto in questa epoca iper tecnologica in cui moltissime persone si informano sullo stato del meteo tramite app e siti web. A queste persone dobbiamo far conoscere le pagine e le app dei sistemi meteo regionali che, specie in Emilia Romagna, si basano su sistemi di monitoraggio e controllo posti sul territorio e quindi con modelli e previsioni assai affidabili.

Infine, ma non in ordine di importanza, ai cittadini dobbiamo “fare formazione” perché troppo spesso, quando viene emessa un'allerta, le persone non sanno come muoversi e cosa fare. E allora bisogna insegnare loro ad avere la consapevolezza del rischio in caso di emergenza, a cambiare mentalità, a capire che non può essere il “fato” a determinare il nostro futuro, che non si è invincibili solo perché si è al volante di un SUV e che ad infilarsi in un sottopassaggio allagato significa, spesso, andare incontro alla morte.  In questa ottica il sistema educativo/scolastico può svolgere un ruolo di fondamentale importanza. Tutto ciò è quanto ci attende nell'immediato futuro, insieme - certo - a una manutenzione assidua delle opere e alla pulizia dei canali e dei rii, compiti che spettano non solo alle istituzioni deputate ma anche, ricordiamolo, alle braccia di tutti noi. Perché prevenire è meglio che ricostruire.  Perché le braccia è molto meglio usarle prima, che dopo». 

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