«In ogni vallata sarebbe utile una centrale a biomasse»

L’intervento di Giampaolo Maloberti (Lega Nord) sul futuro della montagna piacentina

Giampaolo Maloberti

«In montagna - interviene Giampaolo Maloberti (Lega Nord) - è meglio prevenire, e non cercare di curare a posteriori. O peggio ancora lamentarsi ininterrottamente della situazione. Meno parole e più fatti. Credo che anche in questi giorni, in cui tornano alla ribalta le emergenze legate alla desertificazione abitativa e alla chiusura delle attività commerciali, sia necessario ribadire una serie di interventi mai attuati pienamente per le comunità montane. Anzitutto, rivolgo un personale invito agli operatori della zootecnia: di intraprendere l’allevamento in linea vacca-vitello, un’occasione per la messa a reddito delle aree di collina e di montagna. La zootecnia da carne è realizzabile anche al di fuori delle zone di pianura. Con la linea vacca-vitello è prevista la permanenza del vitello accanto alla madre per il periodo della lattazione, favorendo i pascoli, la frequentazione della montagna e la prevenzione contro frane e dissesti idrogeologici. L’Unione Europea è nemica delle piccole realtà produttive. Tale incapacità dei burocrati rischia di innescare il disincentivo degli allevamenti, che a sua volta causerebbe lo spopolamento delle colline e delle montagne, l’abbandono delle piccole comunità che vivono ad alta quota e il conseguente avanzamento della superficie boschiva. Un altro presidio utile alla valorizzazione della montagna sarebbe la costruzione di una centrale a biomassa in ogni vallata, destinata a dare energia ai cittadini della montagna. E potenziabile, a sua volta, con un sistema di teleriscaldamento. Attivando le centrali a biomassa, s’inciderebbe positivamente sull’occupazione e sulla pulizia dei boschi, preservando la qualità e la sicurezza ambientale. Sostenere le comunità montane vuol dire anche sburocratizzare l’abbattimento della selvaggina, trasformando un problema in un’opportunità. Erigere nuove dighe per regimentare i corsi d’acqua e realizzare dei parchi introno agli invasi che diventino un richiamo turistico. Rilanciare la montagna piacentina significa portare avanti una campagna di marketing precisa, finalizzata ad esaltare i prodotti a chilometro zero del nostro territorio. Una tipicità da evidenziare è il nostro grano duro privo di glifosate. Insomma, confezionare un marchio identificativo che ponga delle soluzioni e degli slanci: l’agroalimentare piacentino non ha nulla da invidiare alle province confinanti». 

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