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In Regione stipendi da dirigenti senza laurea, presentato esposto alla Corte dei Conti

Questa mattina Silvia Piccinini, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, ha presentato un esposto per segnalare le modalità con cui la Giunta regionale ha assegnato l’inquadramento D a personale che non è in possesso del titolo di studio adeguato: 25 casi nella legislatura attuale, 56 in quella precedente. Tra di loro la moglie dell’assessore Mezzetti e (per pochi giorni) anche il responsabile delle feste dell’Unità di Bologna Fabio Querci

Venticinque nell’attuale legislatura, ben 56 dal 2010 al 2014: sono questi i dipendenti assunti dalla Regione Emilia-Romagna che, pur non essendo in possesso di una laurea, sono stati inquadrati e retribuiti secondo la categoria D per la quale la legge stabilisce come requisito fondamentale il possesso del titolo universitario. Dopo la condanna definitiva del sindaco di Bologna Virginio Merola per il caso Lombardelli, il MoVimento 5 Stelle accende i riflettori su quanto è successo negli ultimi anni all’interno delle strutture della Giunta di Viale Aldo Moro. Questa mattina la consigliera regionale Silvia Piccinini ha presentato un esposto alla Procura della Corte dei conti di Bologna per segnalare i casi più eclatanti e chiedere che si faccia luce sul possibile danno erariale perpetrato da chi ha guidato la Regione dal 2010 in poi e che, ignorando quanto previsto dalla legge, ha inquadrato e pagato con sostanziosi stipendi anche chi non era in possesso del necessario titolo di studio. L’esposto fa seguito a quello presentato qualche mese fa, sempre dalla stessa consigliera Piccinini, all’indomani della richiesta di risarcimento della Corte dei conti per quasi 500mila euro ai vertici dell’Assemblea Legislativa per l’incarico affidato ad Alberto Allegretti, ex capo di gabinetto prima del presidente Matteo Richetti, e poi di Palma Costi, tra 2010 e il 2014. “In quell’esposto – spiega Silvia Piccinini – facemmo presente che Allegretti aveva ricoperto un incarico analogo anche durante i primi sette mesi dell’attuale legislatura, all’interno del Gabinetto del presidente Bonaccini, naturalmente senza essere in possesso del titolo di studio adeguato, ovvero la laurea. Oggi al suo nome aggiungiamo quelli di altri 24 dipendenti di questa legislatura, tra personale assunto a tempo determinato e di ruolo, che stanno lavorando o hanno lavorato nelle strutture della Giunta con un inquadramento e trattamento economico a nostro avviso illegittimo. Anche se la Giunta lo scorso anno è corsa ai ripari approvando una legge che di fatto cercava di sanare queste posizioni, molti di questi incarichi erano partiti già ad inizio 2015, ovvero pochi giorni dopo l’insediamento del presidente Bonaccini”. Nell’elenco consegnato alla Corte dei conti ci sono anche casi particolari come quello della moglie dell’assessore regionale alla Cultura Massimo Mezzetti che, pur non essendo in possesso di laurea, oltre ad essere inquadrata nella categoria D ricopre attualmente anche un ruolo di responsabilità (la cosiddetta Posizione Organizzativa) all’interno della segreteria del presidente della Giunta con uno stipendio annuo di oltre 43mila euro. C’è poi il caso di Fabio Querci, attuale responsabile delle Feste dell’Unità del PD di Bologna che, senza laurea, ad inizio legislatura fu assunto e inquadrato come “D” all’interno dell’assessorato di Raffaele Donini per appena 13 giorni (dal 9 al 22 febbraio 2015) con uno stipendio annuo (poi annullato) di quasi 40mila euro. “In questa legislatura sono in tutto 25 le situazioni sulle quali chiediamo che la Corte dei conti faccia chiarezza, mentre sotto l'ultimo mandato della presidenza Errani ce ne sono state 56. In qualche caso si tratta delle stesse persone che hanno lavorato in Giunta sia in questa che nella precedente legislatura e che hanno continuato a guadagnare come chi è in possesso di una laurea – conclude Silvia Piccinini – Dopo quello che è successo in Comune a Bologna crediamo che chi ha volontariamente ignorato una delle regole basilari della pubblica amministrazione ne debba pagare le conseguenze e di tasca propria. Solo nell’ultima legislatura i 25 dipendenti regionali senza laurea sono costati alle casse pubbliche quasi 1 milione di euro all’anno. Cifra che sarebbe stata certamente inferiore se ognuno di loro avesse avuto l’inquadramento legittimo, ovvero la categoria C, per la quale è necessario il diploma”.

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