«Infrastrutture, più cultura del rischio per ridurre costi e tempi degli appalti»

Murelli (Lega) al convegno al Gis: «Non è possibile che l’Italia sia al 19° posto, su 28 Paesi, per investimenti. Con lo “sblocca cantieri” abbiamo aiutato i piccoli Comuni a gestire direttamente gli appalti. Bonaccini investe sulle grandi strade, dimenticando la montagna»

Murelli al Gis

«L’Italia è uno dei Paesi fondatori dell’Europa e non è possibile che sia al 19° posto, su 28, per investimenti e infrastrutture. I tempi lunghi per gli appalti e la burocrazia frenano la possibilità di creare ricchezza in tempi brevi. Con l’articolo 37 dello “sblocca cantieri” abbiamo aiutato i piccoli Comuni a tagliare i tempi e poter fare appalti direttamente, senza passare dalla stazione appaltante, operazione che richiede almeno 6 mesi».

Lo ha detto la deputata della Lega, Elena Murelli, relatrice al convegno che si è tenuto al Gis, a Piacenza Expo. Il convegno è stato organizzato da Anna (Associazione nazionale noleggi autogru, Ple e trasporti eccezionali) dal titolo  “Le infrastrutture, linfa vitale di ogni nazione, tra presente e futuro”. Murelli ha poi affermato l’importanza di una cultura della sicurezza del lavoro che deve andare di pari passo con lo sviluppo economico.

«Un altro vulnus - ha ricordato Murelli - alla nostra economia riguarda sempre le lungaggini che prevedono una media di 15,7 anni per la realizzazione di progetti superiori ai 100 milioni di euro». Lo sviluppo del sistema infrastrutturale italiano passa anche dalla valutazione del risk management - sia da parte del pubblico sia del privato - che consente di abbattere l’aumento dei costi delle opere e lo slittamento di anni per realizzare ponti, strade, porti o aeroporti».

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Infine, una stoccata al presidente Bonaccini. A marzo la Regione «sbandierò fiera le proprie azioni sulle infrastrutture strategiche, con l’aumento degli investimenti sulle ferrovie (dal 29 al 50%) e la riduzione di quelli per le strade dal 64 al 44%, con 500 ettari in meno di autostrade. Saranno contenti delle riduzioni gli abitanti della montagna, che si ritrovano spesso strade colabrodo, pericolose, a volte impraticabili in inverno quando ci sono neve e gelo».

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