Invaso del Brugneto, Foti (Fdi-An): «No alla politica del cappello in mano»

Foti chiede la modifica del disciplinare che "non risponde più alle esigenze del territorio e degli agricoltori piacentini". Gazzolo punta a "soluzioni di vantaggio" per entrambi i territori, piacentino e ligure

Diga del Brugneto

Botta e risposta tra Tommaso Foti (Fdi-An) e Paola Gazzolo, assessore regionale alla Difesa del suolo, Protezione civile e Politiche ambientali, sulla concessione dell'invaso del Brugneto, che - scrive Foti -  “include l'impegno a rilasciare defluire in alveo 2,5 milioni di metri cubi di acqua nel periodo dal 16 maggio al 15 settembre di ogni anno” sulla base di un disciplinare “ormai datato” che risale al 1960, quando - aggiunge - la situazione era ben diversa: da allora, infatti, “i fabbisogni degli acquedotti di Genova si sono drasticamente ridotti per la diminuzione della popolazione, ma soprattutto per la drastica contrazione di attività dell’industria siderurgica”.

Di qui, la richiesta di Foti alla Giunta di valutare la modifica di un disciplinare che “risulta desueto e non risponde più alle esigenze del territorio e degli agricoltori piacentini” e per “evitare che, ogni anno, l’area piacentina debba mendicare rilasci d'acqua supplementari”. Il 12 luglio 2013 - ricorda - fu stipulata tra le Regioni Emilia-Romagna e Liguria e la Società Mediterranea delle Acque Spa, incaricata dal Comune di Genova ad attuare il rilascio,  una convenzione che, relativamente al maggiore rilascio di acqua dall'invaso del Brugneto nel periodo estivo, prevedeva la possibilità di maggiorare il deflusso di acqua dall'invaso del Brugneto al fiume Trebbia per un triennio, nel periodo 16 maggio-15 settembre, per un volume  fino a 1,5 milioni di metri cubi. Recenti dichiarazioni del competente assessore regionale della Liguria - aggiunge - escludono la possibilità di correggere questa convenzione, anche per "sottrarre a società Mediterranea Acque ogni discrezionalità, per di più esclusiva, sul rilascio dell'acqua”, e di rinnovarla. “Un disastro annunciato - rileva il consigliere - e il risultato di una fuga in avanti della politica e delle organizzazioni di categoria”, mentre “appare indispensabile tornare a rivendicare i sacrosanti diritti piacentini”. “Un tema all’ordine del giorno”, conclude Foti, riportando notizie stampa di oggi, tra cui una dichiarazione del presidente del Consorzio di bonifica che chiede “i motivi del silenzio della Regione”, ricordando che il territorio piacentino abbia “accettato di bruciare i rifiuti di Genova, in cambio di maggiore attenzione sul tema dell’acqua”. “Siamo determinati a ricercare una nuova intesa, con soluzioni di vantaggio per entrambi i territori”.

Questa la promessa di Gazzolo, dopo aver segnalato che l’assessore regionale ligure, Giacomo Giampedrone, “ha confermato la disponibilità a ragionare insieme sull’uso pienamente sostenibile della risorsa idrica per le due comunità”. L’assessore ricorda che il “Protocollo per i rilasci aggiuntivi del Brugneto è stato sottoscritto nel 2013 per definire le modalità di una sperimentazione triennale per soddisfare eventuali situazioni di criticità estive causate dalla carenza di acque per uso irriguo nel piacentino, pur nella salvaguardia delle necessità idropotabili del territorio ligure”. “Il Protocollo, - rileva Gazzolo - frutto dell’azione della nostra Regione che rivendico con orgoglio, è stato sottoscritto dalla Liguria e dalla società Mediterranea Acque”. Nell’ambito dell’accordo stipulato, questa società - riferisce – ha effettuato i rilasci aggiuntivi “non a sua insindacabile discrezione, ma su richiesta della Regione Emilia-Romagna, sentito il Consorzio di bonifica, verificata la consistenza delle scorte idropotabili e previa la condivisione del Comune di Genova”.

“Lo stesso - assicura l’assessore -  è avvenuto nel 2016, quando in attesa della ridefinizione del Protocollo, è stata raggiunta un’intesa politica tra i presidenti Stefano Bonaccini e Giovanni Toti che ha consentito di rispondere alle esigenze del comparto irriguo piacentino, assicurando il rilascio aggiuntivo anche per quell’anno”. Sono poi state condotte attività di analisi attraverso un Tavolo tecnico, che ha coinvolto oltre ai firmatari del Protocollo anche Provincia e Comune di Genova e Arpae Simc per lo sviluppo del modello idrologico del Trebbia: analisi che hanno portato - evidenzia Gazzolo – alla condivisione dei dati di disponibilità e utilizzo della risorsa idrica, per definire scenari di sfruttamento che tengano conto delle esigenze idropotabili liguri, dei rilasci al comparto irriguo, delle ulteriori esigenze del piacentino in condizioni di scarsità idrica, dello sfruttamento idroelettrico e delle esigenze ambientali. Il confronto tecnico – aggiunge – ha evidenziato che la possibilità di disporre di ulteriori rilascia dipende dalle condizioni meteo climatiche e dal volume dell’invaso a inizio della stagione. A oggi - ribadisce – siamo al lavoro per definire le modalità operative di una gestione condivisa dell’invaso e intendiamo proseguire le attività del Tavolo tecnico: è stato infatti richiesto un incontro alla Regione Liguria per giungere a una soluzione condivisa prima della prossima stagione irrigua, ma anche per arrivare a un incontro istituzionale per affrontare il problema del rinnovo della concessione interregionale a uso idroelettrico scaduta nel 2014. Perplessità di Foti sui contenuti della risposta.

A suo avviso, appare evidente che la Regione Liguria non ha chiarito l’intenzione di voler rivedere il vecchio disciplinare. Di qui, la necessità di tutelare gli agricoltori piacentini, ma anche l’invito a non perseguire la “politica del cappello in mano”, sperando che quando c’è abbondanza d’acqua, questa sia rilasciata. Ma, - ribadisce il consigliere - in momenti in cui l’acqua abbonda, che bisogno ci sarebbe di ulteriori rilasci?  E’ quindi urgente – conclude Foti, rivolgendosi a Gazzolo – la revisione del disciplinare, in modo da garantire i diritti del territorio piacentino nei momenti di bisogno e senza condizioni.   (Antonella Celletti)  

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