Iren, passa in consiglio il voto maggiorato per gli enti pubblici

Due consiglieri nel Cda al posto di uno solo, vendendo le quote del pubblico nell'azienda Iren dal 51% fino al 40%. Passa la delibera sui patti parasociali e la modifica dello statuto dell'azienda che gestisce il servizio idrico e i rifiuti

Il comitato di sindacato dei soci pubblici azionisti di Iren – la società che nel Piacentino ha in gestione il servizio idrico e i rifiuti - ha deciso di sottoporre all’esame dei soci pubblici i benefici derivanti dall’introduzione nello statuto della società della "maggiorazione del voto", mossa già effettuata in Italia da altre società, che consente di attribuire a ciascuna azione fino a un massimo di due voti. La scelta di proporre il voto maggiorato ha l'obiettivo di favorire la partecipazione degli azionisti, anche di minoranza, che abbiano espresso fiducia nel tempo in Iren, coinvolgendoli nelle scelte strategiche di medio-lungo periodo. Gli azionisti aventi diritto devono essere in possesso di azioni Iren da almeno due anni: Piacenza rientra tra questi. La proposta di modifica allo statuto di Iren e ai patti parasociali tra il Comune di Piacenza, quelle di Torino e Genova e le altre città emiliane che fanno parte di questa società è stata al centro del consiglio comunale dell’11 aprile.

«C’è la possibilità – ha spiegato in un lungo intervento il vicesindaco Francesco Timpano - per legge, di premiare i soci di lungo periodo di una società come Iren, ovvero quelli che non entrano per fare speculazioni in borsa, ma per chi è entrata tempo fa. Si può votare con un voto maggiorato – che dà diritto a due voti – su alcune materie. Questo viene introdotto per superare un elemento di difficoltà: c’è un limite minimo di azioni da detenere per i soci pubblici (che detengono il 51% della società) che è messa a rischio da problemi economici dei comuni, che fanno cassa con la vendita. Il controllo della società è comunque possibile anche senza avere il 51%, però si può così mettere in sicurezza il controllo pubblico della società.

Le amministrazioni vogliono mantenere il controllo pubblico della società, vogliono garantire questa maggioranza nella governance e allo stesso tempo vendere qualche azione. Il livello minimo da detenere non può comunque andare sotto al 40%: questo è un limite che ci siamo fissati, c’è un impegno tra i comuni. Noi abbiamo ridotto la nostra partecipazione in Iren per vendere e fare alcuni investimenti pubblici. Abbiamo venduto in uno dei momenti in cui i titoli erano più alti, grazie al management. Stavamo per scendere sotto la soglia del 51% ed era necessario cambiare lo statuto per tenere il controllo. La scelta è stata condivisa a tutti i livelli per mantenere questo carattere della società.

Chiediamo inoltre nella delibera di oggi di poter aumentare il capitale sociale - in modo non superiore al 3% - quando c’è la possibilità per Iren di creare aggregazioni con piccole realtà pubbliche aziendali che non superano questa cifra. Per questo dobbiamo passare attraverso i parametri parasociali dell’azienda.

L’azienda riconosce un’identità collettiva nuova ai comuni emiliani, da far pesare al confronto con Torino e Genova. Noi manterremo il nostro consigliere d’amministrazione (Barbara Zanardi, nda) e poi il capoluogo designerà con gli altri comuni del Piacentino un altro rappresentante. Nel collegio sindacale ci sarà invece una turnazione: al prossimo giro comincerà il territorio di Reggio Emilia, poi Piacenza e infine Parma». Piacenza ha in mano un pacchetto di azioni del 1,55%, pari a quasi 20 milioni di euro di valore. Se la delibera passerà anche negli altri consigli comunali, l'ente potrà vendere nei prossimi mesi quote fino a 3 milioni e 700mila euro.

«Se poi vincesse – ha dichiarato il capogruppo 5 Stelle Mirta Quagliaroli - la futura gara Hera o un’altra azienda diversa da Iren, la delibera di oggi sarà un grande pasticcio. Così come ci sono stati problemi con molte gare. In questo caso non c’è nessun rafforzamento del ruolo pubblico. Fino a quando c’è il controllo della società? Qua si vendono le azioni e nel giro di qualche anno i comuni si tolgono dalle scatole. Se Iren togliesse poi il voto maggiorato in futuro, i comuni non conterebbero più nulla. Si vendono le azioni, si incassano i soldi e senza avere la maggioranza si pretende di decidere, non ha senso…Non vogliamo Iren privata, ma vogliamo una società completamente pubblica, come deciso dal Referendum 2011. Questi colossi sono dei mostri forti ingestibili, lontani dai territori, che guardano solo alla finanza. I sindaci vogliono tenere un piede nel pubblico e un piede nel privato».

Anche Fratelli d’Italia ha criticato la mossa dell’Amministrazione. «I soci pubblici – è il commento di Erika Opizzi - rinunciano ad avere la metà dell’azienda, ma chi è il privato che può decidere d’acquistare delle quote e sa che comanderà il pubblico? Se compro voglio avere il controllo della società, qua si vuole avere la “moglie ubriaca e la botte piena”. Non dobbiamo agire pensando agli stipendi dei lavoratori piacentini: se facciamo diversamente e Iren taglia posti di lavoro, allora significa che siamo davanti ad uno “stipendificio”. In questa pratica si ravvisa l’incapacità dell’Amministrazione di prendere decisioni nette e incisive. Potevamo uscire da Iren del tutto e utilizzare i soldi per fare nuove opere».  «Ci vuole più chiarezza – ha lamentato anche Massimo Polledri (Lega Nord) - da parte di tutti. Ci si espone a interventi privati: vogliamo sapere quali investimenti verranno fatti». Anche Carlo Pallavicini (Sinistra per Piacenza) ha ricordato il referendum del 2011 sul tema, «che ha messo in crisi il rapporto tra cittadini e politica». «È una finta democrazia – ha aggiunto Filiberto Putzu (Forza Italia) -, decidiamo su una società quotata in borsa con un management autonomo a cui andiamo sempre dietro, sperando faccia utili e dividendi».

«Non è il migliore dei meccanismi – ha replicato Timpano -, lo so. Devono oltretutto votare una settantina di comuni sulla questione oltre a noi. Il peso di Piacenza nell’azienda è ancora superiore al suo peso azionario. Vale la pena investire in un percorso del genere: il pubblico gestisce la società e i piccoli privati godono dei profitti di questa azienda». «Abbiamo una percentuale piccola – ha difeso la giunta Claudio Ferrari, capogruppo Pd - ma siamo sempre andati bene grazie a questa rappresentanza che va mantenuta». Polledri ha visto passare all’unanimità un suo emendamento sul trattamento economico dei dirigenti di Iren: il Comune chiederà di introdurre buonuscite non superiori a una mensilità ai dirigenti.

La proposta di Timpano di modificare lo statuto di Iren e i patti parasociali è passata con 18 voti favorevoli: la maggioranza ha votato compatta, contrari 5 Stelle e centrodestra, ad eccezione di Maria Lucia Girometta (Forza Italia) che si è astenuta.

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