Giovedì, 13 Maggio 2021
Politica

Italia Viva: «Investire nella sanità è da considerarsi un “debito buono”»

«Piacenza e Parma: dove si deve investire?»: Italia Viva a confronto per fare il quadro di una realtà che, oggi più che mai, deve essere prioritario centro di interesse della politica del Paese

La primavera delle idee di Italia Viva è un vero e proprio laboratorio di analisi, condivisione e confronto. L’incontro avvenuto via Zoom sabato scorso sul tema della sanità «Piacenza e Parma: dove si deve investire?» è stato un’occasione importante per fare il quadro di una realtà che, oggi più che mai, deve essere prioritario centro di interesse della politica del nostro Paese. Ospiti dell’evento la senatrice Annamaria Parente e Piersergio Serventi, direttore responsabile Economia Sanitaria Regione Emilia Romagna, direttore amministrativo ospedale e ASL di Parma e direttore generale ASL Piacenza. A fare da moderatori e a mettere in contatto la realtà territoriale con quella nazionale i coordinatori provinciali di Piacenza e Parma, Claudia Fratti e Francesco Zanaga.

«Parma e Piacenza sono state duramente messe alla prova dalla pandemia, soprattutto durante la prima ondata. C’è urgenza di ragionare su questo tema – fanno sapere i coordinatori provinciali – capendo anche quale metodo e visione un partito come il nostro deve avere per portare dai territori una mappatura di esigenze: la salute è un diritto fondamentale». Riguardo il tema della sanità, così importante e determinante per il futuro, la senatrice Annamaria Parente commenta: «Con il Piano Sanità 20-30 vogliamo non solo assicurarci di redigere un piano che preveda ingenti investimenti, ma vogliamo apportare un cambiamento nella prospettiva che andrà costruita da qui ai prossimi anni: la sanità non è un costo ma un investimento essa stessa».

Sarà, dunque, necessario provare a pensare con un nuovo approccio «da costruire insieme – sottolinea la Senatrice – che metta in costante contatto le esigenze territoriali con la politica nazionale. Basta alla politica autoreferenziale. Dimostriamo che abbiamo imparato la lezione durissima che il Covid ci ha imposto». Per prepararsi a tutto questo serve procedere nel rispetto di alcuni pilastri fondamentali che per la senatrice sono: «La capacità di investire preparandosi a ciò che potrà succedere, il tema della formazione dei medici e nuovi medici e il tema dell’abbandono delle cure dei pazienti non affetti da Covid». Sul tema si è rivelata centrale anche il quadro proposto dal sottor Piersergio Serventi che ha specificato: «Per investire senza sprecare serve la consapevolezza che il terreno va dissodato e adeguato a quello che abbiamo appreso con il Covid. Quello che serve è una riforma della portata di quelle del ‘68 e del ‘78 – continua –. Dobbiamo uscire dai paradigmi dell’ospedalizzazione ripensare l’impostazione delle facoltà mediche e anche il contesto giuridico, gerarchico e organizzativo che possa essere adeguato ai tempi: oggi siamo ancora fermi al decreto 1979 c’è qualcosa da fare e rinnovare. A partire anche dalla figura stessa del medico». Per cercare una continuità e mantenere vivo quel filo rosso indispensabile tra le esigenze territoriali e le proposte nazionali, prendono parola i due coordinatori provinciali. «Si parla solo del nuovo ospedale, ma non è una soluzione immediata e non risolve in alcun modo i problemi quotidiani vissuti nella nostra provincia, resi ancor più evidenti nell'attuale pandemia – afferma Claudia Fratti, coordinatrice provinciale di Piacenza –. Questa emergenza ci ha fatto capire quanto siano importanti gli ospedali "periferici". Si investa, dunque, sulle strutture e sulle risorse umane e importante sarà redigere un progetto per il potenziamenti della medicina territoriale, magari coinvolgendo le associazioni del territorio per un progetto che ascolti le loro esigenze. La sanità – conclude – deve essere una priorità dell'oggi e del domani».

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