“J’accuse” di Giardino: «Baldino attendista nella gestione dell’emergenza»

Il consigliere del Misto il più duro nei confronti dei vertici Ausl: «Ha agito in buona fede, ma nel corso della pandemia ha solo minimizzato e tranquillizzato, troppi i mille morti registrati a Piacenza». Trespidi: «Il distanziamento al pronto soccorso cittadino non esiste»

Michele Giardino

«Mille morti a Piacenza sono troppi. Si è indugiato molto e non si è impedito il propagarsi del virus nel nostro territorio». Così Michele Giardino, consigliere del Gruppo Misto, ha aperto per primo la serie di interventi durante la seduta di audizione del direttore generale Ausl Luca Baldino. Giardino è stato il più duro nei confronti dei vertici Ausl. «Si è riconosciuta la potenza del virus parzialmente e tardivamente nel Piacentino. Perché questa pervicacia del direttore Ausl, nel corso delle sue esternazioni alla stampa, nel Luca Baldinonegare l’esistenza del virus a febbraio nel Piacentino? Piacenza è servita in Emilia-Romagna a fare solo da barriere alle altre province, come lui stesso ha dichiarato?».

Giardino ha richiamato il noto problema delle mancate restrizioni sul nostro territorio nella fase iniziale dell’emergenza. «Soltanto il 24 marzo è arrivata l’ordinanza di “zona arancione” a Piacenza. Voglio escludere che non sia per un discorso di politica, visto che Piacenza è amministrata dal centrodestra. Ma il bubbone è scoppiato e si è indugiato». Il consigliere non ha apprezzato la filosofia seguita da Baldino durante l’emergenza. «Medici e sanitari, ospedali e case di riposo, sono stati abbandonati senza dispositivi di protezione. A troppi pazienti è stato detto di rimanere a casa e prendere la tachipirina. Solo dopo l’iniziativa del dottor Luigi Cavanna – azione che sapeva di ribellione – si è capito come intervenire».

Intanto che mancano i dispositivi, secondo il consigliere del Gruppo Misto l’ingegner Baldino «cercava di rassicurare l’opinione pubblica». «I rifornimenti erano inadeguati, si andava avanti grazie alle donazioni di privati e i tamponi non si facevano. Alcuni sono anche stati smarriti e diversi piacentini sono stati lasciati a casa in attesa che la malattia passasse. Baldino in tutto questo non ha mai alzato un grido d’allarme, la sua gestione è stata paludata. In tutte le interviste ha minimizzato e tranquillato, come quando ha dichiarato che nel 96% dei casi di Covid si guarisce».  

E ancora: «Il direttore della pneumologia Franco Cosimo ha detto che è stato “un casino”, testuali parole, che a Piacenza non si è intervenuto bene e in fretta. Baldino ha agito in buona fede, però rispetto agli eventi la sua strategia manageriale è stata attendista. Non ha saputo guidare gli eventi, li ha aspettati. Il suo metodo è ben rappresentato da questa frase: “dobbiamo vedere quello che succede”. Per Piacenza però non è bastato questo, la sua gestione non ha fatto la differenza. I grandi uomini sanno confessare anche di aver sbagliato».

TRESPIDI: «A FINE FEBBRAIO L’AZIENDA MINIMIZZAVA»

Massimo Trespidi, consigliere di “Liberi”, ha mostrato ai colleghi e a Baldino alcune foto scattate al pronto soccorso di Piacenza, Massimo Trespidi-16l’unico attualmente operativo. «Il distanziamento non c’è, i protocolli andrebbero applicati seriamente, le persone sono vicine. Non potete chiudere gli altri pronto soccorso per la sicurezza e poi non far rispettare le distanze in quello cittadino». Trespidi è venuto in possesso di una e-mail interna all’azienda, «scritta da un collaboratore molto stretto dell’ingegner Baldino», inviata il 24 febbraio, in cui si chiedeva ai medici di «non portare mascherine, vestirsi normalmente e non fare quarantene inutili a casa». «Tante cose non hanno funzionato a Piacenza - è stata la riflessione di Trespidi - la sottovalutazione del fenomeno ha causato la mancata chiusura di Piacenza come zona rossa. E vorrei anche vedere se qualcuno formalmente, con qualche atto, l’ha chiesta davvero questa chiusura. Sono stati gli stessi clinici a sottovalutare la pandemia. E ora lo stesso ex commissario Sergio Venturi dubita delle decisioni prese in quei momenti. Perché Medicina (Bologna) “zona rossa” e Piacenza no? Perché quando si fa qualcosa di giusto si sa a chi attribuirne i meriti, e quando ci sono errori, non si conosce il responsabile? Qui ci sono delle precise responsabilità. Dall’alto al basso, tagli sulla sanità che hanno inciso sulla qualità. In Veneto avevano i respiratori nei magazzini, noi no. Bisogna accertare tutto, perché non si può utilizzare lo stesso metodo con cui si combatteva la Peste nel ‘300: state in casa».

«Non ha funzionato l’ospedalizzazione – ha incalzato ancora Trespidi - ci siamo trovati impreparati ad affrontare l’emergenza, individuandola e affrontandola sul territorio. La sanità fuori dall’ospedale ha contenuto l’emergenza. Non mi basta, adesso, “tornare ai numeri di operatività di prima”. Voglio vedere un potenziamento della sanità territoriale. E prima apriamo i Pronto soccorso di Fiorenzuola e Castello e meno problemi abbiamo a quello di Piacenza».

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