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Gian Luigi Boiardi

Gian Luigi Boiardi

Addio a Gian Luigi Boiardi, presidente popolare di un centrosinistra che non c'è più

Se ne è andato a soli 67 anni l’ex presidente della Provincia di Piacenza, già sindaco di Monticelli e deputato. Il ricordo della sua avventura politica, tra i Ds, la coalizione della sinistra unita e uno slogan che rimarrà scolpito nella memoria dei piacentini: “La vegna bella”

«“Boiardi point”? La mia sarà “Cà Boiardi”. Abbiamo tante belle parole in italiano, perché usare “point”?». Gian Luigi Boiardi, scomparso ieri all’età di 67 anni, era questo: mentre il centrosinistra nazionale iniziava a masticare l’inglese – il mitologico “I care” di Walter Veltroni al congresso dei Ds, partito in cui militava lo stesso Boiardi – lui decise di recuperare perfino il nostro dialetto. “La vegna bella” (adesso viene il bello), fu il fortunatissimo slogan che lo accompagnò alla vittoria delle Provinciali del 2004. Coniato da Mauro Ferrari, è la frase che sussurra un piacentino che gioca a carte quando, a partita ormai compromessa, pesca una carta che invece potrebbe farlo vincere contro ogni previsione. E Boiardi a quelle Elezioni fu una carta estratta un po’ per caso, tanto che provocò più di un sussulto all’interno del suo schieramento. Ma vinse, facendo le cose di testa sua. Con forti e sincere strette di mano e una politica “porta a porta”, che bussava a ogni casa. Un sindaco guareschiano – pratico come il Peppone Bottazzi alle prese con don Camillo – a guidare la Provincia di Piacenza.

Una carriera, quella di Boiardi, andata avanti per gradi, partendo dal proprio comune di residenza: Monticelli d’Ongina – amministrato dalla sinistra fino al 2017 -, dove è stato sindaco dal 1997 al 2007. Nel 2001 la sconfitta in uno dei due collegi uninominali alla Camera di Piacenza (battuto da Massimo Polledri della Lega Nord), poi, la grande vittoria: le Elezioni Provinciali del 2004, dove sconfisse il centrodestra guidato dal parlamentare di Alleanza Nazionale Tommaso Foti. Diverse le stranezze di quella campagna elettorale: la Lega che, con Guido Molinaroli, corse da sola senza apparentarsi con il centrodestra. Il presidente uscente (di centrosinistra) Dario Squeri, reduce da cinque anni di amministrazione con la Lega Nord (i più giovani, rileggendo oggi queste poche parole, penseranno a una svista dello scrivente), che incoraggiò espressamente a votare per Foti e non per Boiardi. Ma il centrosinistra ottenne il 52% dei voti, e riuscì a spuntarla nei confronti di un leone della politica come l’ex aennino. La sera del voto, la chitarra imbracciata - le canzoni dei partigiani intervallate da qualche pezzo nazionalpopolare - per celebrare il successo della sinistra.

Ulivista convinto – oggi l’idea di tenere insieme l’area liberal-progressista con la sinistra non scalda più i cuori di nessuno -, il quinquennio alla guida dell’ente di via Garibaldi non fu comunque dei più sereni. L’Amministrazione Boiardi visse alcune turbolenze e mal di pancia interni, lo stesso presidente finì nel mirino di esponenti della sua stessa area che fecero notare l’accumulo di cariche: per alcuni mesi fu sindaco, presidente e anche deputato. La scelta di alcuni assessori e la mancanza di comunicazione con e tra i partiti della coalizione – Ds, Margherita, Rifondazione Comunista, Piacentini Uniti, Pensionati piacentini e Italia dei Valori – non costituirono una solida base verso la riconferma. Che infatti non arrivò: fu Massimo Trespidi a portare per la prima volta il centrodestra, cinque anni più tardi, a conquistare il palazzo di via Garibaldi, già al primo turno. Da lì partì l’accusa – da molti esponenti del Partito Democratico, nato da pochi mesi - di aver sbilanciato troppo a sinistra la coalizione e aver puntato troppo sulla sua lista civica “Io sto con Boiardi”. “Un presidente solo”, così lo definirono i quotidiani locali dell’epoca. Da lì terminò la sua avventura politica a livello provinciale: Boiardi diede ancora una mano a Monticelli al suo successore come sindaco Sergio Montanari, ma non si affacciò più ai vertici. Altro aspetto da rimarcare in un’epoca di continue ricandidature e rivincite politiche-personali che si protraggono negli anni all'infinito.

Alla notizia della sua scomparsa è parso sincero il vasto e immediato cordoglio del mondo politico (e non solo), che gli ha riconosciuto valori rari e un impegno politico verso il bene comune portato avanti con entusiasmo e generosità. Una personalità della politica locale della quale i piacentini riponevano fiducia e gli avversari grande rispetto. Fiducia e rispetto che, Boiardi, era riuscito a guadagnarsi sul campo.

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