«L'etichettatura del latte è un gioco di prestigio. Gli italiani vengono raggirati come al solito»

Lega Nord: «L’obbligo di indicare l’origine del latte Uht, sterilizzato a lunga conservazione o usato per creme, sieri, cagliate, yogurt, burro, formaggi e latticini) "non si applica ai prodotti fabbricati all'estero, anche se fatti in un altro Stato dell'Unione europea"»

«Hanno applaudito tutti, Coldiretti in testa,alla notizia che l’Italia aveva inviato a Bruxelles un decreto per imporre l’obbligo di indicazione, sulla etichetta, dell’origine del latte in tutti i prodotti lattiero-caseari. Renzi aveva sventolato un foglio con il decreto, accaparrandosi applausi a scena aperta. Purtroppo, si trattava di cabaret, un gioco di prestigio “Venghino Siori venghino”. Come ha riportato Italia Oggi, l’obbligo di indicare l’origine del latte Uht, sterilizzato a lunga conservazione o usato per creme, sieri, cagliate, yogurt, burro, formaggi e latticini) "non si applica ai prodotti fabbricati all'estero, anche se fatti in un altro Stato dell'Unione europea". Quindi tranquillamente si continuerà a mangiare mozzarelle, cascatelle, stracchini fatti con il latte proveniente da tutte le parti senza che il consumatore ne sappia nulla». Si legge in una nota del Dipartimento Agricoltura Ambiente della Lega Nord.

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«Nulla di nuovo, insomma. Gli italiani - continua - vengono raggirati come al solito. Si annuncia una novità e poi si scopre che non è vera. Il ministro Maurizio Martina, yes man del grande Mago Renzi,non aveva aperto bocca. Ora, o il ministro - e il suo capo - spiega che cosa è accaduto o le proteste degli allevatori per l’ennesima presa in giro saranno più che legittime. In Emilia Romagna - la seconda regione produttrice di latte a livello nazionale, dopo la Lombardia - già la crisi della zootecnia e del latte ha mietuto migliaia di “vittime” (aziende chiuse, come sottolinea sempre la Coldiretti che poi, però, ha spalleggiato questa operazione annunciando anche il sì al referendum renziano di ottobre) e questo potrebbe essere un ulteriore colpo. E’ chiaro che – volendo pensare male - quella postilla potrebbe essere stata ispirata da chi in questo caos ci guadagnerebbe qualcosa: l’industria di trasformazione. Il partito del presidente del Consiglio regge anche la Regione. Ebbene, non una parola si è levata. Naturalmente, bisogna fare quadrato e difendere a spada tratta chi è stato colto con le mani nella marmellata. L’assessore all’Agricoltura, Simona Caselli, finora non è che abbia brillato molto nella difesa degli allevatori. Questo sarebbe il momento buono per scendere in campo e chiarire che cosa stia accadendo. Una chiarezza doverosa verso una categoria del settore primario che caratterizza il comparto in modo importante,produce reddito e partecipa al Pil della regione, garantisce occupazione. E, di sicuro, produce un latte sicuro, buono, garantito. Anche senza etichetta».

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