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Martedì, 16 Agosto 2022
Politica

«L'Italia deve smettere di piangersi addosso»

La narrazione di Renzi a Piacenza: «C'è un disegno d'insieme in corso, l'Italia che diventa più forte in Europa. Sto cercando di portare un po' di sana speranza al Paese. L'interesse nazionale non è una parolaccia». E rifiuta di andare a mangiare i tortelli a casa di Bersani. Solo qualche allusione sul Referendum

Renzi rifiuta di mangiare un piatto di tortelli a casa di Bersani e preferisce rilanciare da Piacenza il messaggio di un’Italia più forte in Europa. Alla Sala dei Teatini grande affluenza di pubblico per il presidente del Consiglio, in tour per l’Italia per discutere della Finanziaria 2017. Lunga l’attesa nell’ex chiesa sconsacrata di via Scalabrini per le categorie economiche locali e gli amministratori pubblici che hanno aspettato il premier. Alle 15 in punto – un’ora e mezza dopo l’orario previsto - un uomo s’impossessa del microfono e sbotta: «Il popolo piacentino ha aspettato troppo. È una vergogna». Ma Renzi in quel momento stava terminando una doverosa visita d’omaggio al quotidiano e alla tv locale, antipasto del suo confronto con il mondo economico piacentino.  

Accompagnato dal sottosegretario all'Economia Paola De Micheli, Renzi è stato accolto dall’assessore Silvio Bisotti, a rappresentare il Comune con tanto di fascia tricolore. Il primo cittadino Paolo Dosi è in missione all’estero: più di uno, in platea, ha mormorato maliziosamente sul preciso “timing” della visita inaspettata di Renzi organizzata dal sottosegretario. Il premier arriva in città e mancano sindaco e vicesindaco ad accoglierlo, per impegni programmati da tempo. Quasi un piccolo scherzetto, l’ennesimo, tra le due anime del Pd piacentino. «Il numero delle imprese nel Piacentino è inevitabilmente calato – ha detto Bisotti a Renzi - ma c’è uno zoccolo duro di piccole e medie imprese, è una situazione difficile ma mi auguro che lei possa farsi interprete del tessuto imprenditoriale, così come ha fatto durante l’evento drammatico dell’alluvione del 2015. In questa terra inoltre - ha ricordato Bisotti al premier - sono le prime Federconsorzi e Camera del Lavoro d’Italia».

Nei tre minuti a lui concessi, il professore dell’Università Cattolica Paolo Rizzi ha provato a gettare qualche sasso nello stagno, analizzando le prospettive e i problemi del territorio piacentino. «Abbiamo 40mila stranieri che vivono qui, siamo la seconda città in Italia per peso di immigrati sulla popolazione. Siamo una comunità invecchiata e che sta subendo il problema dei profughi. Sul tema profughi ci vuole qualche modifica, una proposta più efficiente, non possiamo lasciarli fermi nelle strutture. Siamo un territorio da 30mila imprese, di cui 3mila di tipo industriale, ma che stanno calando. Però producono ben quattro miliardi di euro export, che sono tanti. Ci sono tante cose in ballo a Piacenza ma c’è bisogno anche di una politica nazionale che aiuti. Lancio un altro appello: c’è bisogno di un maggior sostegno ai comuni per i servizi sociali. E poi un appello personale a Renzi: Bersani abita in via Campesio, che è qua vicino, un piatto di tortelli di sicuro non lo nega a nessuno».  

L'INTERVENTO DI MATTEO RENZI

Ma Renzi di andare a mangiare a casa di Bersani proprio non ne vuole sapere. «Sono in sede istituzionale – ha scherzato il presidente del consiglio esordendo nel suo discorso - non posso raccogliere l’invito dei tortelli».  Stiamo facendo un percorso in giro per l’Italia, per cercare di approfondire nel merito i punti cruciali della ripartenza italiana. C’è qua in platea il presidente della Regione Bonaccini che mi manda tutti i dati dell’Emilia Romagna, che presenta attualmente i dati migliori del Paese, ma purtroppo c’è un trend di disoccupazione nazionale. Avere creato 650mila posti in più negli ultimi due anni e mezzo è insoddisfacente. Abbiamo fatto un passo in avanti ma ancora non corriamo con la giusta velocità. Come possiamo fare per accelerare più forte? Da qua nasce il desiderio di incontrare le categorie e discutere».

Renzi infatti proveniva da Asti e Alessandria, e dopo aver concluso il suo discorso a Piacenza si è trasferito a Parma. «Sto girando per restituire un po’ di sana speranza. L’export potrebbe crescere di più. L’Emilia Romagna è un fatto positivo, come Regione siete ai livelli della Lombardia, forse farete anche meglio sull’export. L’export dipende però da molte questioni, se l’Italia non recupera la propria forza come fa a valorizzare l’agroalimentare? Il nostro Made in Italy è sottovalutato rispetto alle potenzialità che abbiamo. C’è un margine di crescita impressionante, ci vorrebbe una strategia di comunicazione più forte. Per questo c’è il bisogno di tornare a dare centralità al paese all’Italia e all’Europa nel mondo. Bisogna avere consapevolezza che l’Italia può farcela». Il premier Renzi a Piacenza ©Gatti/IlPiacenza

Nel suo monologo Renzi ha parlato più volte d’Europa. «C’è una questione europea. C’è chi pensa che si debba uscire da Euro e Europa, e anche chi pensa che andiamo a prendere gli ordini a Bruxelles. Non c’è una frase più sbagliata che dire “Ce lo ordina l’Europa!”. L’Europa io la vedo in altro modo. L’Europa è in quella chiesa a Norcia. L’Europa è nelle scuole italiane che devono essere messe a posto. Se ti cascano in testa le scuole di cosa puoi discutere? Di cosa puoi parlare?   L’Europa deve essere più capace nella solidarietà: le diamo 20miliardi all’anno, e ne riceviamo indietro 12. Quando si tratta di restituire qualcosa è inaccettabile che quegli stessi Paesi finanziati dalla generosità italiana alzano i muri e chiudono le porte, ignorando ciò che hanno sottoscritto».

«Poi – ha proseguito raccogliendo qua e là gli applausi della folta platea - si può discutere che sul sistema di accoglienza dei migranti si debba cambiare. I migranti non possono essere lasciati in condizione di sostanziale inattività. Ma la prima regola è che l‘Europa si svegli. Per questo dobbiamo restituire forza all’Italia in Europa, questa non è la battaglia di un governo, ma di un Paese. Sto chiedendo in tutte le città, a tutte le forze politiche, di avere consapevolezza che l’interesse nazionale non è una parolaccia. Le forze politiche in passato si sono giocate l’Europa, la sinistra e la destra si sono tagliate le gambe a vicenda, si sono scontrate troppo sul campo europeo. Gli altri Paesi piazzano i loro dirigenti, mettono le loro regole in modo partigiano e sono capaci di avere un ruolo. Le aziende piacentine dell’agroalimentare devono avere più forze, nessuno ce la fa da solo. Ci vuole un Paese più forte, più solido, un Paese in cui non ci si fa la guerra dal mattino alla sera. Dobbiamo andare noi dall’Europa a dire cosa vogliamo, non il contrario».

Il presidente ha continuato nel suo intervento a collegare l’Europa a un territorio come Piacenza. «Siete una realtà importante in Emilia Romagna, collegati anche a Milano e alla Lombardia, siete baricentrici, ma il mondo là fuori viaggia a una velocità impressionante, un mondo 4.0. Si deve uscire dalla logica "dell’aspettare il bando europeo". Avere uno sconto fiscale in azienda per chi investe è sacrosanto, è una grande questione che può agevolare alcune realtà del Piacentino. Il tema logistica importante, ne stiamo discutendo con la Regione e con il sottosegretario De Micheli» Parole di elogio da Renzi per i massimi rappresentanti piacentini a Roma. «Roberto -  Reggi, nda - svolge un ruolo importante nel Demanio, Paola – il sottosegretario De Micheli - nel Governo. Complimenti a loro per l’attività che fanno».

Il premier Renzi a Piacenza ©Gatti/IlPiacenza

«Abituiamoci a stare – la narrazione renziana corre veloce da un argomento all’altro - nella competizione mondiale. In Italia ci sono cose che non vanno, bisogna cambiarle, non siamo soddisfatti di settori come la burocrazia in cui c’è ancora tanto da fare. Ma intanto Pompei ha superato i 3 milioni di visitatori, e non basta. Purtroppo pensiamo a noi stessi come a un insieme d problemi. Tra 12 ore sapremo il presidente degli Stati Uniti, non mi dispiacerebbe che fosse una donna… Mi ha colpito di Obama che ha scelto l’Italia come ultimo ospite alla Casa Bianca. L’Italia è cruciale, e Obama ha colto la nostra parte positiva che noi non vediamo, presi a guardare solo le difficoltà. Perciò smettiamo di piangerci addosso, l’Italia è vista tra i Paesi più importanti al mondo».

Nessun riferimento al Referendum, solo qualche allusione: «Il Governo farà un’Italia più semplice perché il mondo ce l’ha chiesto». «Bisogna affrontare i problemi – è il mantra di Renzi - come abbiamo fatto qua con l’alluvione. Ci siamo impegnati nel restituire denaro anche a chi non ne aveva diritto. Ma non basta questo. L’Italia non può essere solo la numero 1 delle emergenze. L’abbiamo visto nel terremoto. Ora c’è bisogno di una strategia diversa. Progetto "Casa Italia" non porterà voti al Referendum e alle Elezioni, perché la prevenzione non porta i voti, ma è un sacrosanto progetto per il Paese, un modello che presenta un recupero diverso. Il premier Renzi a Piacenza ©Gatti/IlPiacenza

C’è un disegno d’insieme - ha concluso Renzi -, l’Italia che diventa più forte in Europa. L’Italia che torna a essere amata e ordinata. Non solo nota per le barzellette, ma riconosciuta per il suo prestigio. Questa Italia che riparte può permettere a una realtà come Piacenza di essere più forte dal punto di vista economico». Piacenza deve giocare questo ruolo. Siete una piccola provincia dal punto di vista numerico – in un Paese che ha un’emergenza demografica – ma noi diamo spazio alle piccole comunità. Diamo vita a queste comunità. Piacenza deve mostrare i suoi valori, che sono economici ma soprattutto comunitari. Il principio è quello di sapersi riscoprire “compagni”, e non inteso come “di sinistra”.  Dopo il messaggio finale e il caloroso applauso dei Teatini, prima di correre a Fidenza per l'inaugurazione di un pronto soccorso, l’abbraccio della folla. Oltre ai più giovani, la corsa per accaparrarsi il selfie con il Presidente ha visto primeggiare anche numerosi esponenti delle categorie economiche presenti in sala. 

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