Politica

«La candidatura a capitale della cultura importante per la nostra identità»

In commissione 3 tutte le forze politiche promettono impegno per la candidatura di Piacenza a capitale della cultura italiana 2020. A novembre dalle 46 candidature emergeranno le 10 proposte migliori

Mentre si attende il primo confronto pubblico con le associazioni, la politica cittadina - senza eccezioni - appoggia senza condizioni la candidatura di Piacenza a capitale della cultura italiana 2020. In commissione 3 si è infatti discusso del percorso che attende il capoluogo. Sono 46 le città in corsa per il prestigioso riconoscimento, tra cui le corregionali Parma, Reggio Emilia e Scandiano. Entro il 15 novembre verranno scremate a 10. «Siamo sicuri che questo lavoro – ha spiegato in commissione 3 l’assessore Massimo Polledri – lascerà una traccia importante alla città. È un lavoro importante soprattutto intorno all’identità di Piacenza. Siamo “grigi”, sottotono, non siamo esuberanti, siamo la città del “grigio Armani”. Questa è una sfida da cogliere per riscoprire la nostra vera identità». Polledri in questi giorni si è detto disponibile a consultarsi sia con il suo predecessore nel ruolo di assessore alla cultura – Tiziana Albasi -, sia con Paolo Rizzi, candidato sindaco del centrosinistra e docente all’Università Cattolica di Piacenza. Polledri, per quanto riguarda la preparazione della candidatura piacentina, si sta facendo già aiutare da Paolo Verri (urbanista torinese già coinvolto nell'organizzazione di Matera capitale della cultura europea 2019) e Roberto Arditti, esperto di comunicazione. Al momento il Comune di Piacenza ha preparato un documento che raccoglie una serie di progetti.

«Le dieci città scelte a novembre – ha spiegato la dirigente Antonella Gigli – dovranno andare a Roma a spiegare tutti i progetti presentati. Dovremo darci una struttura di controllo e monitoraggio, coinvolgere i giovani e far sentire tutta la città partecipe. Abbiamo raccolto i tanti progetti portati avanti da tutti gli assessorati e tenuto conto di alcuni aspetti economici». Gigli ha dato anche alcune valutazioni: Mantova (capitale nel 2016) è andata molto bene, Pistoia sta andando male (capitale nel 2017), stiamo confrontando le esperienze. Non dobbiamo sottovalutare le candidature delle piccole cittadine». «Abbiamo raccolto – ha proseguito nel suo intervento - le suggestioni sentite in giro per la città. L’idea è di puntare su una serie di percorsi che vedono Piacenza quale “crocevia”. Questo lavoro sarà comunque importante per la città: sarà la base per impegni che porteremo avanti nel 2020 in qualsiasi caso e anche nel 2022, anniversario di costruzione del Duomo».

LE OPPOSIZIONI CONVINTE SULLA CANDIDATURA

Il dibattito è stato aperto dal presidente della commissione n.3 Carlo Segalini (Lega Nord). «Sono stimolato ma spaventato dal lavoro che dovrà svolgere questa aula». Alla commissione 3 il compito di elaborare e dare una mano su tutti i percorsi contenuti nella proposta piacentina. I consiglieri hanno promesso impegno e dedizione alla causa: anche in causa di sconfitta (46 contendenti sono tante) il progetto non sarà vano. «Una città senza progetti – ha aggiunto Michele Giardino (Forza Italia) – si addormenta su sé stessa. Suggerisco di prendere in considerazione anche la storia militare di questa città per i percorsi scelti». Ha sottolineato la «prontezza della Giunta» il consigliere Nicola Domeneghetti (Fratelli d’Italia). «La cultura non ha colore politico», è il commento di Davide Garilli (Lega Nord).

L’opposizione è disposta a collaborare. Stefano Cugini (Pd) ha ripreso alcune parole di Polledri. «Ha detto che Piacenza ha “un’alta qualità della vita”, mi fa piacere perché in campagna elettorale dicevate altro. Comunque quando si crede in una cosa solitamente riusciamo nell’intendo, lo dimostra l’Adunata degli Alpini del 2013 che all’inizio spaventava. Bello che dai cassetti siano usciti fuori i progetti: eventi del genere non devono avere colori politici. Le possibilità di vincere non sono tante ma questo non è tempo perso». «Matera è stata scelta come capitale della cultura europea – ha osservato Paolo Rizzi (Piacenza Più) – per l’approccio che ha avuto l’intera città». Anche Rizzi, come Cugini, ha rimarcato l’intervento di Polledri sulla qualità della vita: «In campagna elettorale non dicevate proprio così».

«Dobbiamo fare squadra – ha dichiarato Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune) - e squadra si farà: comunque Piacenza è poco curata, sporca e non in ordine, e ha bisogno anche dei bagni pubblici, servizio che ancora manca». «È un’occasione – ha aggiunto Sergio Dagnino del Movimento 5 Stelle - per dimostrare che sulle cose importanti superiamo le ideologie politiche». Più polemico Massimo Trespidi (Liberi). «Il sindaco Barbieri lo scorso 31 luglio in quest’aula ha dichiarato che nel fascicolo c’era solamente “un pezzo di carta”. Ora l’assessore Polledri smentisce il sindaco, affermando che c’è stato un lavoro precedente della passata Amministrazione portato avanti». L’assessore Polledri ha ringraziato le minoranze. «Ho respirato un’aria d’amore non indifferente per la città, la nostra unità sarà un valore aggiunto che ci verrà riconosciuto dal giudizio finale». Difficile interpretare il bando a cui Piacenza partecipa. «Non si tratta di decidere sulle opere d’arte presenti in città: per fare un esempio l’anno scorso è rimasta fuori dalla top ten Urbino e invece è stata promossa Comacchio. Vengono giudicate le idee». Polledri sta inoltre cercando alleanze. «Alessandria è già disposta a collaborare con noi, e anche Genova lo farà. Per quanto riguarda i progetti, sono disponibile a confrontarmi con ogni consigliere. La mia porta è sempre aperta». 

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