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La parafarmacia comunale della stazione perde 200 euro al giorno

L’ad di “Farmacie Comunali Piacentine” Bisagni: «È una delusione, anche praticando sconti entrano solo 3-4 persone al giorno. Lo smart working dei pendolari ci danneggia». Alcuni farmacisti di Fcp vaccineranno con “Johnson&Johnson”

La parafarmacia della stazione ferroviaria di piazzale Marconi perde 200 euro al giorno. Nessuno ci va - «solo 3-4 persone al massimo ogni 24 ore» – e sta rappresentando un costo non di poco conto per le casse delle “Farmacie Comunali Piacentine”, la società partecipata del Comune (al 51%), che presenta numeri in ribasso a causa del Covid. Fcp ha farmacie a Roncaglia, in via Manfredi e in via Calciati.

Durante la commissione 4, presieduta da Antonio Levoni (Liberali), si è fatto il punto della situazione, alla presenza del presidente diparafarmacia stazione 2-2“Fcp”, Manuel Ghilardelli. «Abbiamo risentito dell’emergenza Covid – ha esordito il sindaco di Ziano, scelto in quota centrodestra - ma abbiamo lavorato preservando l’interesse sociale. I ricavi e utili erano in netto aumento fino all’avvento del Covid, nel 2020 c’è stato un arresto». Comunque è stato registrato un utile da 400mila euro, anche se il fatturato è sceso dai 6,5 milioni del 2019 a 6 milioni.

A fare un’analisi più dettagliata ci ha pensato l’amministratore delegato (in scadenza come tutto il Cda) Mario Bisagni. «Il lockdown ha fatto diminuire l’afflusso dei clienti e quindi degli incassi, soprattutto nella fascia oraria 19-23. Anche nel weekend c'è un calo: da 1500 scontrini siamo passati a 1000-1100. Da sempre impegnati sul fronte tamponi, attendiamo di sapere gli sviluppi per vaccini: somministreremo "Johnson&Jhonson", che è monodose e non ha problemi di conservazione. Abbiamo 4-5 farmacisti disponibili a fare i corsi per la somministrazione. Aspettiamo le direttive». 

Come mai la parafarmacia della stazione rende poco? «Voleva intercettare i pendolari - ha spiegato Bisagni - ma lo smart working ha ridotto l’afflusso. Anche mettendo fuori un cartello che annuncia il 15% di sconto, la gente non entra. Le entrate quotidiane saranno 3-4 persone al massimo, è una delusione». Sul futuro di questo presidio deciderà comunque il Cda futuro.

Lorella Cappucciati (Lega) ha chiesto il perché delle perdite complessive della società, oltre al caso della parafarmacia. «Le vendite di mascherine e disinfettanti – ha replicato l’ad Bisagni - non hanno inciso nei bilanci, avevano prezzi irrilevanti. La gente è meno disposta a comprare tutti quei prodotti per la persona, come le creme. Rimanendo sempre a casa ci sono meno necessità. E ci raffacciamo ai dati nazionali: antibiotici diminuiti del 27%, sciroppi da tosse azzerati».

Duro nei confronti del quadro economico Massimo Trespidi (Liberi). «Diminuiscono gli incassi di via Manfredi (quella h24), di Roncaglia e di via Calciati. Soprattutto nella prima c’è un calo del 10%, si parla di 400mila euro di fatturato. Manca un 500mila euro di fatturato complessivo, ma la società presenta un utile di 400mila euro, come mai?». Il rappresentante di Liberi ha puntato il dito contro la parafarmacia della stazione. «Ha un fatturato di 7mila euro in un anno. Quanto ci è costato aprirla?». Poi, l’affondo. «Ci sono anche problemi sulla gestione del personale della società. Si sono dimesse 6 persone, 4 avevano un contratto a tempo indeterminato. E due hanno intentato una vertenza legale nei confronti della società».

L’ad Bisagni ha respinto il quadro del personale tracciato da Trespidi. «Ci sono state due dimissioni volontarie di persone che sono andate in pensione. I due a tempo determinato hanno trovato a Parma farmacie che le hanno assunte. Non so a quali vertenze legali si riferisca. A noi amministratori non risulta nulla. Sappiamo che una persona contesta qualcosa, ma non è ancora partita alcuna vertenza».

Per quanto riguarda il bilancio - «non è stato ancora approvato» - Bisagni ha rimarcato che Fcp ha saputo gestire meglio gli acquisti nel corso del 2020, chiudendo così in utile. «Sapevamo invece che la parafarmacia sarebbe stata una perdita (avevamo calcolato 50mila euro all’anno) ma nel contratto d’assegnazione c’era l’obbligo e l’impegno di aprirla nella stazione. Abbiamo adempiuto a un obbligo contrattuale. La perdita quotidiana si fa presto a saperla: una persona a lavorare lì ci costa 24 euro all’ora, entrano solo tre-quattro clienti al giorno a comprare e il fatturato quotidiano è di circa 100 euro. Questa perde perciò 200 euro al giorno».

«Siamo comunque migliori rispetto alle perdite medie del settore – è il rilievo della consigliera di Fcp Barbara Mazza - a livello nazionale e locale. Normale, con la gente che non esce di casa alla sera, visto il servizio che offrivamo nelle ore serali e notturne. La parafarmacia in certi momenti è stata chiusa perché anti-economica, ma c’è un contratto da rispettare».

Critico Michele Giardino (Gruppo Misto). «Trovo “datata” la presenza del Comune nelle Farmacie, che valore dà avere una farmacia pubblica rispetto alle altre?». A questa domanda Bisagni non ha saputo (o voluto) rispondere. Ci hanno pensato due consiglieri dell’opposizione a provare a precisare la “mission”. «Hanno alzato l’asticella qualitativa dell’offerta farmaceutica – ha detto Roberto Colla (Pc Oltre) – in città. La gente però non sa che esiste una parafarmacia in stazione». «D’altronde la parafarmacia della stazione – ha aggiunto Sergio Dagnino (5 Stelle) - ha sostituito quella della Farnesiana, che non funzionava. Offrono un servizio ai piacentini, un privato non andrebbe mai a Roncaglia ad aprire una farmacia, non rende».

L’ad Bisagni ha spiegato che presso la stazione l’idea era di portare una farmacia, ma risultava troppo vicina a quella privata più limitrofa (per regolamento devono mantenere una certa distanza). «Per questo siamo stati costretti a optare per una parafarmacia, che ovviamente è meno attrattiva. I fornitori comunque ci dicono che ci vuole un anno-anno e mezzo prima che un presidio ingrani». Trespidi ha ancora incalzato. «È ora di riflettere sul futuro della società che non sta avendo uno sviluppo. Non c’entra il Covid, chiediamoci se il Comune debba continuare a rimanere o debba vendere subito, prima che diventi meno appetibile. Secondo “Liberi” non c’è inoltre l’opportunità di rinnovare il mandato all’attuale Ad della società».

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