La pratica sulla compravendita di Borgo Faxhall passa in consiglio

Con 16 voti a favore da Palazzo Mercanti arriva il via libera alla delibera di compravendita. Polledri: «Un bagno di sangue per la città, un debito». Bisotti: «Non ho sentito dall'opposizione alcuna proposta alternativa». Gabbiani (5 Stelle): «Vado in Procura, per me la Galleria vuole fare voto di scambio»

La delibera sulla compravendita di Borgo Faxhall passa dopo un voto più sofferto del previsto. L’Amministrazione regge la pratica con 16 voti a favore provenienti dai banchi del Pd e del Gruppo Misto, contro i 9 consiglieri che non hanno partecipato alla votazione. Al momento della conta la maggioranza ha perso qualche pezzo. Perrucci (sinistra Pd) non ha votato. Colla e Rocchi dei Moderati non hanno partecipato alla votazione, così come il Movimento 5 Stelle e il centrodestra. Nessun voto contrario o astenuti. Grazie a Perrucci, che al momento della votazione sull’immediata eseguibilità si è riunito alla maggioranza e si è espresso a favore, la delibera è passata: mancava infatti un voto. Ora dovranno passare 90 giorni per effettuare il rogito sulla compravendita di Borgo Faxhall.

L’assessore all’urbanistica Silvio Bisotti, che ha seguito l’iter, ha illustrato in consiglio comunale la pratica, come già avvenuto in commissione. «I lavori – ha aggiunto rispetto alla seduta precedente, anticipando i timori dell’opposizione - sono solo aggiustamenti d’intonaco dovuti ai giunti. C’è una rigidità dei giunti della struttura, sono problemi non gravi». L’assessore ha ricordato che Coemi deve ottemperare a tutti i suoi doveri entro i 90 giorni successivi al voto del consiglio comunale, data designata per effettuare il rogito della compravendita. Se la società non riuscirà a rispondere a tutti i suoi impegni di spese condominiali, l’accordo con il Comune non potrà essere siglato. Coemi dovrà anche ottenere il certificato di prevenzione incendio del parcheggio sotterraneo, che è sempre mancato». Impedendo così al parcheggio da 200 posti di essere utilizzato, perché inagibile.

«Nel frattempo – ha proseguito Bisotti - verranno attivate alcune iniziative che faranno da volano all’accordo, come il recupero dell’ex rimessa Berzolla». Perché c’è questa necessità di arrivare a un’intesa? «Perché con questa delibera – ha detto Bisotti – permetterà al Comune di avere la regia del recupero dell’area. Se riusciamo a portare avanti la compravendita l’interlocutore unico diventerà il Comune. L’azione è ormai ferma da anni: la convenziona urbanistica è del 2000. Vogliamo dare una risposta credibile in tempi certi a questo nodo irrisolto: questa è la strada più idonea e percorribile. Magari non la scelta ideale, ma è la più percorribile per combattere il degrado. Abbiamo sentito toni forti, ma capiamo il disagio dei commercianti della Galleria. In questo mandato abbiamo lottato con i nostri mezzi per intercettare le opportunità».

L’assessore ha ricordato tutti gli interventi che hanno preceduto l’atto di compravendita e che sono inseriti nel contesto: lo spostamento del terminal dei bus da Piazza Cittadella, il Bando Periferie che porta 5 milioni di euro su questa partita, lo spostamento dell’ex mercato ortofrutticolo, le pattuglie della Municipale incrementate nell’area.

«Questo è un atto fondamentale, che ha bisogno di interlocutori convinti e determinati. È un primo passo, non quello conclusivo. È un appello che lancio per gli amministratori di oggi e del futuro. Lavoreremo per far avanzare la delibera, consegnando alla prossima Amministrazione un quadro certo e risorse necessarie».

Il sindaco Paolo Dosi aveva lanciato un appello a maggioranza e minoranza, appello che lasciava presagire qualche problema di “numeri” in consiglio. «Richiamo l’attenzione dell’aula – ha espresso il primo cittadino - su un tema così delicato. Questo progetto è il principale del mandato: le difficoltà si sono sommate nel tempo e il progetto è rimasto fermo per vent’anni, rispetto all’obiettivo iniziale. Ho chiesto a Bisotti di risolvere un problema che c’era da tempo. Pensavamo di riuscirci in tempi più bravi, siamo arrivati quasi alla scadenza del mandato perché le difficoltà si sono presentate strada facendo. Siamo arrivati solo ora alla soluzione, che non è perfetta. Se cercassimo questa, rimarremmo qui altri vent’anni in condizioni precarie. Abbiamo pensato a un intervento raggiungibile, questa è la sintesi migliore possibile alle condizioni date. Non è la più ottimale, ma riavvia la progettualità intorno a un comparto strategico per la nostra città. Conto sul senso di rispetto di tutti, soprattutto pensando agli operatori della zona. Il comparto è delicatissimo per la sua collocazione in un quartiere sensibile dal punto di vista sociale. Bisogna garantire sviluppo a quella parte di città. Mi auguro che questa delibera apra la strada a un recupero definitivo a un intervento nato con altre prospettive. Chiedo uno sforzo alla maggioranza, state in aula e garantite il consenso. Alla minoranza chiedo che si arrivi alla fine della discussione». Il primo cittadino, tra le righe, ha chiesto all’opposizione di non far saltare il numero legale. «Non vi chiedo il consenso, ma rimanete a discutere».

Marco Tassi (Pdl) ha ribadito la sua posizione, già espressa in commissione. «Il Comune deve tirare fuori 2 milioni e 600mila euro. Stiamo parlando di un palazzo invendibile, che non interessa a nessun privato, nessuno lo acquisterebbe! In questa pratica viene meno l’interesse pubblico».

«Siamo chiamati a perseguire l’interesse pubblico – ha osservato Erika Opizzi di Fratelli d’Italia - ma qua l’unica parte che ci guadagna è Coemi: ne sono sempre più convinta. Il Comune ha voluto seguire una via “bonaria” e non iniziare un contenzioso con la società Coemi: io avrei assunto questa posizione. Avremmo probabilmente alzato il prezzo nei loro confronti e non lasciarla andare via con la cassa piena di soldi e senza obblighi. Mi sembra che vogliamo chiudere la situazione solo perché siamo esasperati dalla vicenda.

«Abbiamo pensato – è intervenuto Massimo Polledri (Lega Nord) - di fare ostruzionismo: arrivate a questa pratica con un sindaco che sta andando via, con una Giunta che sta finendo, e fate le cose in fretta sotto Natale pensando di fare un regalo. Volete chiudere la vicenda, ma non è vantaggioso per il Comune. Si poteva fare prima, vero, ma questo è il frutto di una serie di Amministrazioni di centrosinistra: ci sono 4,5 milioni di euro di oneri concessori che ci spettavano. Non siamo Babbo Natale, non fabbrichiamo soldi: prima di andare via asciugate il pozzo di bilancio con la piscina – lasciate un buco per 30 anni – e ora quanti buchi fate con Borgo Faxhall? Perché facciamo questa operazione?». Polledri ha messo in discussione i valori e le stime definite dalla perizia.  Secondo il leghista le spese per rimettere a posto Borgo Faxhall sarebbero più ingenti. «Abbiamo preso la perizia per oro colato. E poi, i parcheggi da fare chi li paga? Questa delibera è un debito per Piacenza, un bagno di sangue».

«Non c’è abbastanza chiarezza. La pratica di oggi – ha invece detto Filiberto Putzu (Forza Italia) - è diversa da quella del 2014. Forza Italia all’epoca non osteggiò la delibera, eravamo d’accordo che bisognava tutelare l’urbanistica e i commercianti. Negli ultimi 15 anni non è stato fatto nulla, sottolineo le responsabilità dell’ex sindaco Reggi. E del Bando Periferie e dei soldi investiti da Terrepadane nella delibera non c’è scritto nulla: l’avete detto a voce ma queste risorse non figurano. E il terminal definitivo del trasporto pubblico urbano lo fate lì o no? Chiaritelo una volta per tutte».

Fratelli d’Italia è contraria alla pratica, poi ha scelto di non partecipare alla votazione. «Borgo Faxhall – ha tuonato Tommaso Foti (Fratelli d’Italia) - è stato affondato dall’ignavia di chi ha succeduto la giunta Guidotti. Questa pratica è una presa in giro. Questa pratica non risolve il problema. Nel progetto originale l’autostazione era compresa all’interno dell’area, oggi l’abbiamo affittata provvisoriamente dal Demanio. E poi i parcheggi ad oggi inaccessibili non mi sembrano che diventino pubblici. Abbiamo il problema dei pendolari, che rimane. Se oggi si vuole rilanciare Borgo Faxhall realizzando un centro commerciale nell’area del Consorzio Agrario...Qui l’interesse pubblico non c’è. Gli oneri di urbanizzazione che Coemi doveva darci erano 12 miliardi di lire, poi c’è stata una svalutazione. Sono intervenuti troppo intermediari su questa pratica, si sono perse fidejussioni. Questa pratica nasce morta».

Andrea Gabbiani del Movimento 5 Stelle se l’è presa con le dichiarazioni dell’Ad di Borgo Faxhall, nell’incontro con Bisotti, dichiarazioni riportate da “IlPiacenza”. «Io porto le parole di Bertola in Procura: si tratta di voto di scambio “legale”. Non può dire che farà campagna elettorale per chi porterà avanti questa pratica. Non può dire di fare campagna elettorale. Questa è una pratica urbanistica spericolata. L’Amministrazione vuole portare a casa un risultato, ma non può farlo contro l’interesse del pubblico. C’è stato solo marketing a livello mediatico su Borgo Faxhall negli anni scorsi. Questa è l’ennesima opera incompiuta. Il Comune dovrà sborsare tanti soldi per sistemare la struttura, che necessita nel prossimo futuro di manutenzione straordinaria e ordinaria. Questa pratica passerà, poi saranno problemi della prossima Amministrazione».  

Di diverso parere Giovanni Castagnetti (Piacentini per Dosi), fedele alla giunta. «Mi trovo in linea con il modo di fare dell’Amministrazione. Questo è un atto concreto con obiettivi precisi. Si stanno portando a casa diversi milioni di euro per sciogliere questo nodo. È una pratica coraggiosa».

«Per l’ennesima volta – ha invece osservato Paolo Garetti (Lista Sveglia) - il Comune ne esce sconfitto. Prendiamo uffici datati. Siamo a un punto di non ritorno che mette in difficoltà tutta la città. Abbiamo fatto fare il superenalotto a Coemi, Nessuno si sognerebbe mai di riuscire a vendere in un solo colpo 3.300 metri di uffici in quelle condizioni, in quella zona a quel prezzo per di più di un soggetto in condizioni fallimentari». «Siete dei “girafrittate” incredibili – ha detto il capogruppo 5 Stelle Mirta Quagliaroli -, sono stufa dei vostri ragionamenti per giustificare le scelte non giustificabili. Usate sempre gli stessi argomenti per nascondere l’incapacità di tutte le Amministrazioni, compresa la vostra».

«Gli oneri a scomputo – ha replicato l’assessore Bisotti - non sono stati ridotti né tagliati. Gli uffici hanno stabilito quella somma, è discutibile ma corretta. Il terminal sarà a sud dei binari, non a nord: nel Psc indichiamo questo. Le vendite degli immobili di via Verdi e via Scalabrini sono ancora inserite nella pratica, fanno ancora parte del piano di alienazioni, ma non sono più imprescindibili come in passato per l’operazione: le risorse arrivano dalla vendita di Palazzo Olivetti, dalla quota di bilancio che era prevista per un Palazzo Uffici». Bisotti ha puntato il dito contro l’opposizione, rea di non aver mai espresso una soluzione al caso Borgo Faxhall. «Nei vostri interventi è mancata una proposta alternativa. La fidejussione persa è una sola da 3 milioni e 500mila euro. Sostituirsi al privato per fare quelle opere pubbliche non è efficace. Noi abbiamo pensato di recuperare i 4 milioni e mezzo acquisendo delle proprietà immobiliare. Vogliamo evitare il degrado dell’area e perciò metteremo lì i nostri uffici pubblici. Ci è sembrata una soluzione più sostenibile della precedente. La decisione di ricorrere all’Arbitrato è stata scartata a suo tempo. Abbiamo perciò inserito il recupero di Borgo Faxhall, nell’intero discorso di riqualificazione urbana».

«Io ho fatto una scelta di responsabilità – ha concluso il suo intervento a difesa della pratica l’assessore - e realismo nei confronti dei commercianti. E non li ho illusi sui tempi di realizzazione degli interventi. Non è semplice e facile reperire risorse, i bilanci li conoscete, sapete la crisi edilizia com’è. Nelle condizioni in cui ci siamo mossi non potevamo fare di più. Crediamo che con questa operazione iniziamo a fare, in quel comparto, l’interesse di Piacenza». E così la delibera, seppure con la non partecipazione di centrodestra, 5 Stelle e una piccola parte della maggioranza, è passata, davanti allo sguardo attento di una delegazione di commercianti della Galleria di Borgo Faxhall che ha assistito a una seduta di consiglio importante per il futuro di tutta l'area della stazione ferroviaria.

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