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Stop ai gadget del Duce: la Regione vuole vietare la vendita

La maggioranza in Regione fa passare la risoluzione. Contro il centrodestra, astenuti i 5 Stelle. Foti: «Qualcuno ha preso un colpo di sole, invece che pensare ai problemi delle famiglie vogliono impedire di vendere due accendini»

Potrebbero non vedersi più in giro - soprattutto in Romagna, dato che Mussolini è originario di Predappio - gadget e oggetti legati al Duce e al fascismo. “Nonostante l’opposizione di Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia, che ci ha solo fatto perdere del tempo, procrastinando il voto di due settimane, ieri sera, col voto di PD, Sel e dell’Altra Emilia-Romagna, l’Assemblea Legislativa regionale ha approvato la risoluzione che avevo presentato per chiedere alla Regione di intervenire nelle sedi opportune affinché il reato di apologia del fascismo sia esteso anche alla vendita e diffusione di gadget e oggetti con immagini del regime fascista e nazista e venga inserito nel codice penale, consentendo così la repressione dei reati legati alla riproduzione di atti, linguaggi e simboli del nazifascismo” afferma il consigliere regionale del Partito Democratico  Nadia Rossi, prima firmataria della proposta. “È un segnale importante che abbiamo voluto dare contro la banalizzazione della storia e del male rappresentato dall’autoritarismo fascista. – spiega la riminese Rossi – La vendita dei gadget fascisti è molto diffusa e non possiamo assolutamente confondere questa tipologia di commercio con fenomeni di folklore. Lo dobbiamo a chi ha visto limitate le proprie libertà e i propri diritti durante in ventennio, lo dobbiamo a chi poi ha permesso di costruire una società democratica sui ruderi lasciatici in eredità dal fascismo. La memoria non può essere offuscata da mere logiche commerciali”. La decisione ha fatto molto discutere: il centrodestra regionale, che aveva fatto saltare la precedente seduta precedente, sostiene che così vengono penalizzati soprattutto gli esercizi commerciali di Predappio, dove è sepolto Mussolini. Il piacentino Tommaso Foti (Fdi-An), consigliere regionale di Fratelli d'Italia nelle sedute precedenti ha mostrato a Bologna un poster, da lui portato in aula, con l'immagine di una adunata fascista a Reggio Emilia. «In questo momento storico – ha commentato Foti, che si è battuto per ostacolare la risoluzione - in cui migliaia di famiglie si trovano in difficoltà e l’economia non è florida, si perdono delle ore di discussione per vietare di vendere due accendini a Predappio. È una follia questa risoluzione: ci vuole una legge apposta, questa risoluzione giacerà insieme ad altre negli uffici del Parlamento. Ci sono già tre leggi in Italia che trattano il reato di apologia del fascismo, non ci vuole di certo la quarta in materia. E poi diventa divertente vedere come viene fatta rispettare l’eventuale legge: se ho un distintivo del Partito nazionale fascista originale e autentico, lo posso vendere, se è una riproduzione, commetto un reato. Credo che quando non si riesce a reggere il caldo, sia meglio andare al mare. Qualcuno ha preso un colpo di sole ed è diventato troppo “rosso”». 

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