«La tassa di bonifica non porta benefici effettivi ai cittadini»

Una mozione di Fratelli d’Italia (approvata all’unanimità) riporta a galla il controverso rapporto del Comune di Piacenza con il Consorzio di Bonifica. Foti: «Se i collettori nord e sud-est fossero gestiti dal Comune, i costi sarebbero venti volte più contenuti»

Comune di Piacenza e Consorzio di Bonifica, altro round del confronto. Tommaso Foti ed Erika Opizzi di Fratelli d’Italia hanno infatti presentato una mozione urgente per impegnare il Comune a voler proseguire nelle azioni per ottenere la gestione diretta del collettore rifiuto (della zona sud-est della città) e del collettore settentrionale (a nord di Piacenza, parallelo al Po, che sfocia nell'impianto idrovoro della Finarda), di competenza del Consorzio di Bonifica. Foti ha ricordato che le opere, realizzate con fondi statali e consegnate al Consorzio, hanno imposto ai condomini e proprietari di case di Piacenza 2 miliardi e mezzo di lire di contribuzioni, per essere da decenni delle opere comunali di fognatura. «Come è noto – è la sintesi del lungo intervento di Foti - questa è un’annosa vicenda: il primo atto è del 1987, ma non si è mai arrivati alla soluzione del problema. Ogni attività di bonifica dei due collettori, di proprietà dello Stato, è cessata da tempo: se gli impianti fossero gestiti dal Comune, la spesa sarebbe di 60-70mila euro annui. Gestiti dal Consorzio, viene applicata da questo una tassazione di venti volte superiore, che porta i costi a un milione e 500mila euro».

Da tempo il Comune ritiene di dover versare al Consorzio i contributi per la tassa di bonifica unicamente per gli immobili di Mortizza, Dossi di Roncaglia e Le Mose, in quanto ricevono un beneficio diretto dallo scolo delle acque nei cavi consortili. Foti ha richiesto formalmente alla Regione, nel caso in cui ogni altra strada risulti preclusa, di volere «escludere dal perimetro di bonifica i beni statali, di cui oramai da quasi trent’anni il Comune di Piacenza ha dichiarato cessata l’attività di bonifica» e avviare un processo di sdemanializzazione delle opere. L’assessore Silvio Bisotti ha dato parere favorevole. «Speriamo di poter raggiungere una soluzione condivisa sulla questione. Nessuno disconosce l’utilità del Consorzio, il tema è che pare che questa tassa non dia un beneficio effettivo per i proprietari delle case del comune di Piacenza. Abbiamo buoni motivi per credere che almeno in parte questo non avviene, perciò è giusto portare avanti questo percorso. Dalla Regione comunque mi pare di cogliere un’apertura sul tema».

«Si tratta di balzelli incongrui e anacronistici – ha detto Massimo Polledri (Lega Nord) - se messi in relazione ai servizi dati ai cittadini. Il Consorzio non dovrebbe esistere più, è un qualcosa che fa venire l’orticaria. I piacentini hanno ricevuto adesso la bolletta dell’anno scorso, perché si sono pure dimenticati di mandare i bollettini». «Il cittadino – ha rimarcato Andrea Gabbiani dei 5 Stelle - che paga vuole vedere l’opera. Noi abbiamo fatto una battaglia contro il Consorzio, che fa un po’ il buono e cattivo tempo». «Si tratta di una mozione – è il parere di Paolo Garetti (Lista Sveglia) -indispensabile per mettere chiarezza su una tassa che vede interessati tutti i cittadini, per un servizio che i contribuenti non conoscono». Anche la maggioranza ha condiviso l'obiettivo della mozione: Daniel Negri (Pd) ha presentato un emendamento (approvato all'unanimità) che ha rafforzato la proposta di Foti.

«Dal 1987 il Comune – ha proseguito il primo firmatario Foti in un secondo intervento - al di là dei partiti che governavano, hanno sempre trovato su questo punto l’obiettivo: l’attività di bonifica è cessata nel corso degli anni, grazie allo sviluppo della città. Qua si ribadisce ancora che nessuna delle opere del Consorzio è definibile di “bonifica”. Non siamo più negli anni’50, quando dopo Barriera Genova si poteva “andare a caccia”. Oggi incontriamo ancora un chilometro di case. Volersi fare carico di queste due opere fa onore al Comune di Piacenza. Dopo il ricorso del Consorzio, rigettato, il Comune chiede che sia rivisto il piano di bonifica e la riclassificazione di questi beni, compresi all’interno del perimetro di bonifica. Non è una pratica di quelle che fan prendere le preferenze ai consiglieri, ma si fa per far valere i diritti dei cittadini. Forse sarebbe opportuno che la Regione intervenisse confermando la documentazione del Comune: il 90% degli immobili del Comune non deve pagare alcunché alla Bonifica». La mozione di Fratelli d’Italia ha messo tutti d’accordo, senza alcuna eccezione, raccogliendo 27 voti favorevoli.

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