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Sabato, 28 Maggio 2022
Politica

Chi “strappa”: «Abbiamo un’idea diversa di città e di candidato sindaco»

Il gruppo guidato da Cugini, Rabuffi e Dagnino esce dal percorso comune. Il capogruppo dem: «Non sentirei la fiducia di tutti in caso di Primarie, non si potrebbe amministrare insieme»

Perché uscire dal percorso di “Alternativa per Piacenza”? Ecco le ragioni – emerse durante il dibattito alla Camera del Lavoro - di chi non condivide più il percorso verso la costruzione di un centrosinistra unito e gli appelli per una coalizione unica. 

«Non ci sono le condizioni politiche – ha spiegato Davide Bastoni, uno dei due coordinatori di App in questi mesi - per proseguire. Si voleva fare una cosa nuova qui: cittadini e associazioni davanti, i partiti un passo indietro. Si voleva promuovere un metodo e un programma diverso. Ci vogliono risposte nette per Piacenza, è finito il tempo delle mezze misure».

A guidare la “rivolta” c’è Stefano Cugini, capogruppo del Pd, in rotta con il suo partito che non condivide questa decisione. «ApP - è la sua riflessione - è partita da tre persone: me, Dagnino e Rabuffi. Non parlerei di rotture, ma di “percorsi paralleli” come dice il segretario dem Silvio Bisotti. Le primarie sono un finto problema. Ma chi vince deve avere l’appoggio di chi le perdAlternativa per Piacenza-16e. Se le vincessi non sentirei la condivisione di chi potrebbe perderle. Se i problemi ci sono già adesso, chissà ad amministrare dopo insieme: è da un mese che ci penso a questo scenario. Non si può reggere alle folate di vento al quale è sottoposta l’attività amministrativa. La nostra casa verrebbe giù come una capanna. Per me vincere “non è l’unica cosa che conta”.

«Non c’è nulla di sorprendente – è il parere di Giovanni Toscani - nella scelta di uscire. L’ultimo mese e mezzo è stato tribolato e animato».

«Per un anno – ha puntualizzato Filippo Arcelloni - abbiamo detto che non si sarebbero fatte le primarie, poi salta fuori che si devono fare. A Stefania Calza prima abbiamo detto se voleva candidarsi, poi che doveva fare le Primarie. Dentro App ci sono persone disoneste, che spifferano cose false alla stampa, che indeboliscono questo progetto. Io comunque non sono d’accordo con le primarie ma le potrei accettare».

Uno dei più contrari all’unità è Michele Rizzitiello. «All’inizio del percorso si era chiarito di non fare le primarie. Poi a novembre l’ipotesi emerge. A me non va di sostenere un candidato che non ho mai conosciuto in questo progetto».

Sergio Dagnino del Movimento 5 Stelle è uno dei protagonisti della scissione. «Bisogna mandare a casa la Barbieri, vincere, ma per fare le cose fatte bene: perché anche la seconda parte del mandato di Dosi ha creato malumore. Qua dentro non si è fatta una riflessione sul candidato. Noi pensiamo che non basti vincere. Non voglio un candidato sindaco che non si sia impegnato a costruire la casa. Rischiamo che arrivi solo alla fine e ci dica che non gli è piaciuta come è stata costruita questa casa».

Una che ha poca fiducia nei confronti dei compagni di viaggio è Laura Chiappa. «Abbiamo una diversa visione della città, che è emersa in queste settimane. E anche sul concetto di candidato sindaco. Per noi il candidato deve essere interno, non arrivare da fuori e firmare il nostro programma, salvo poi disattenderlo. Il passato ci ha insegnato questo a Piacenza, lo dico ai giovani che hanno speso belle parole per l’unità».

Si è definito «più realista del re» Davide Vanicelli. «Mi sa che non siamo pronti, non saremo noi in questo periodo a unire il centrosinistra».

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