«Le sardine sono illiberali e violente, maquillage di una sinistra che si sente superiore»

Il vicedirettore de "La Verità" Francesco Borgonovo ospite dei Liberali Piacentini per presentare il suo ultimo libro, che "denuncia i vecchi vizi dei progressisti nostrani"

L'incontro

«Le sardine sono la faccia pulita, ma dietro nascondono il mostro: una deriva liberticida che fa spavento in un Paese, il nostro, dove sta venendo meno un bel pezzo di libertà». E’ come sempre diretto nelle sue analisi il vicedirettore de La Verità Francesco Borgonovo, ospite dell’Associazione dei Liberali Piacentini per presentare la sua ultima fatica editoriale (“Contro l’onda che sale”, con eloquente sottotitolo: “Perché le sardine e gli altri pesci lessi della sinistra sono un bluff”). Introdotto dal presidente dell’Associazione Antonino Coppolino, il giornalista emiliano - che al termine dell’incontro ha partecipato alla trasmissione de La7 “Otto e mezzo” di Lilli Gruber, collegato dalla sede liberale di via Cittadella, per discutere del voto del Senato che ha mandato a processo Salvini per il caso della nave Gregoretti («terrificante che il potere giudiziario decida su questioni politiche», la sua valutazione) - ha definito «profondamente illiberale e violenta» l’azione delle sardine. «Neanche in Cina - ha aggiunto - si va in piazza contro l’opposizione. In questo caso si volevano togliere le piazze al centrodestra e questo, lo ripeto qui in questa sede storica dove si respira vero liberalismo, è illiberale».

Borgonovo ha quindi spiegato che il suo più che un libro sulle sardine («che non spariranno subito perché servono ancora per le elezioni regionali in Toscana, Campania e Puglia») è un testo sulla sinistra italiana «che ha l’antico vizio di dover ciclicamente fare maquillage: oggi si chiama sardine, in precedenza abbiamo avuto i girotondi, il popolo viola e via elencando. Dopodiché dietro ci sono sempre gli stessi, quelli che fondano la loro linea politica su una sorta di superiorità morale, secondo la quale chi non vota a sinistra è scemo. Le sardine sono dunque la faccia pulita di gente che è lì da anni. Dopo di loro, arriverà un altro movimento, ma il giochino è sempre lo stesso».

“Da sempre la sinistra italica - si legge nel libro del vicedirettore de La Verità - si considera migliore della destra. Ma da quando il centrodestra è stato sostituito da forze sovraniste antisistema che hanno cominciato a riscuotere un largo consenso, la reazione dei progressisti e più in generale dei liberal si è fatta via via più violenta e rancorosa”. E l’autore porta due esempi. Quello del prof. Gilberto Corbellini, direttore di un Dipartimento del Cnr, quindi dipendente pubblico, che nel 2018 si è distinto per aver suggerito di somministrare un ormone chiamato ossitocina ai sovranisti per renderli più favorevoli all’accoglienza; lo stesso Corbellini ha anche dichiarato che a far crescere i consensi dei partiti di destra è il fatto che l’80% della popolazione è funzionalmente analfabeta. E quello di Massimo Recalcati, psicoanalista, firma di Repubblica e conduttore di Rai 3, che in un’intervista a Radio Capital ha definito il sovranismo una patologia psichiatrica, «robe da regime dell’Unione Sovietica». Il passaggio successivo è quello di considerare malato di mente chi si ostina a non votare a sinistra.

Francesco Borgonovo ha spiegato che le sardine sembrano volersi collocare in questa nobile tradizione, con il loro potente desiderio di zittire tutti gli oppositori, di identificarli come moralmente inferiori. Magari lo fanno in modo più elegante, ma sostanzialmente dicono: voi non avete diritto ad essere ascoltati. «Con questa nuova sinistra - ha commentato l’autore - c’è da rimpiangere il Pci».

Un’ultima osservazione il giornalista de La Verità l’ha riservata alla Commissione Segre, istituita per combattere l’odio: «Fanno la guerra contro l’odio - ha concluso - dimenticando che si puniscono le azioni, non i sentimenti. Io ho diritto a odiare chi mi pare, l’importante è che non faccia seguire, al mio sentimento, un’azione illecita. Ma fare la guerra all’odio è come farla all’amore».

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