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Legittima difesa, Dosi: «Forse andrò a firmare»

Il primo cittadino sta meditando di andare a sottoscrivere la proposta dell'Italia dei Valori. Non firmerà invece Luigi Gazzola, unico in quota Idv all'interno della Giunta: «La proposta parla troppo alla pancia, lo Stato non può dire ai cittadini di arrangiarsi»

Anche il sindaco di Piacenza sembra appoggiare la raccolta firme promossa dall’Italia dei Valori per la legittima difesa. La proposta di legge popolare – che parla di “aumento delle pene da 2 a 6 anni per violazione di domicilio”, “nessun risarcimento per chi viene a rubare in casa in caso di difesa”, “nessun reato o condanna per chi si difende a casa propria da ladri e delinquenti” – è sottoscrivibile in ogni comune del Piacentino, compilando un apposito modulo. «Probabilmente – dichiara il primo cittadino Paolo Dosi - andrò a firmare per la legittima difesa. Non ho avuto modo di approfondire nel dettaglio il tema ma mi pare di capire che l’obiettivo posto sia utile da perseguire.  Non ho ancora maturato una decisione definitiva, ma credo che si possa assecondare questa proposta per cui si stanno raccogliendo numerose sottoscrizioni nel nostro comune».

Se il sindaco sta prendendo coscienza della questione, proprio l’(ex) alfiere dell’Italia dei Valori in giunta, l’assessore al bilancio Luigi Gazzola, prende le distanze sia dal tema, sia dal proprio partito di provenienza. A rappresentare il partito nell’Amministrazione pare essere rimasto il solo Samuele Raggi, consigliere comunale. «Da molto tempo – ci tiene a precisare Gazzola, parlando a titolo personale e non in veste ufficiale di assessore - non rappresento e non faccio più parte dell'Italia dei Valori senza per ciò essere approdato “ad altri lidi”. Da quando poi ho assunto l'attuale incarico amministrativo il mio partito si chiama Piacenza». Gazzola coglie l’occasione per staccarsi dal partito che contribuì a fondare nel 1998 con Antonio Di Pietro. dosi gazzola-2

«Sta per entrare nel vivo la campagna elettorale – riflette Gazzola - per le amministrative e quello della sicurezza sarà uno dei temi guida. Da qui la necessità di alzare i toni per ottenere visibilità anche a costo di finire in quel Far West che a parole si dice di voler scongiurare, anche a costo di rinnegare la propria matrice politico-culturale. Davanti a una microcriminalità sempre più diffusa, alle paure dei cittadini, al bisogno di sicurezza sempre più richiesto dagli italiani la via più veloce è parlare alla pancia piuttosto che al cervello: una svolta muscolare e demagogica quella dell’Italia dei Valori, una resa sul piano culturale, nella quale non mi riconosco».

«La legge attuale – prosegue l’assessore - come detto, è stata modificata nel 2006 e, per quanto assai ampia si è rivelata tutto sommato equilibrata; andare oltre potrebbe significare davvero il Far West. Occorre, a mio avviso, evitare sull'onda dell'emozione di fronte ad episodi di cronaca, il diffondersi della violenza privata e di una giustizia sommaria. Pur avendo il cittadino il diritto di difendere sé, la propria famiglia e i propri beni da un pericolo incombente, unico soggetto legittimato all'uso della forza deve essere lo Stato, anche per evitare di importare nel nostro Paese quelle situazioni da brivido che spesso critichiamo negli Stati Uniti, legate all'abuso di armi da difesa».

«Non si possono condividere ulteriori modifiche dell’articolo 52 del codice penale che autorizzino reazioni omicide volte a difendere beni materiali in assenza di violenza o anche solo di pericolo di aggressione così come affievolimenti del criterio di proporzionalità tra difesa e offesa. Fatte salve le migliori intenzioni di chi in questi giorni si reca a firmare, occorre rappresentarsi che esiste il rischio fondato di peggiorare l’attuale impianto normativo. Quando si rincorre l'emergenza per via legislativa si rischia di fare errori. La norma di legge deve essere necessariamente astratta mentre la valutazione caso per caso deve essere lasciata alla magistratura e alla giurisprudenza. Il criterio di ammissibilità della legittima difesa è già sufficientemente delineato dal legislatore, saranno poi i magistrati a decidere se si è sparato per legittima difesa o meno, perché ogni caso in cui si reagisce a una aggressione è diverso dall'altro ed è impossibile fissare una norma che li disciplini tutti a prescindere dalle differenze oggettive e soggettive».

«Ed è lo Stato – conclude Gazzola - che deve garantire la sicurezza. Nel momento in cui i cittadini ne percepiscono la mancanza, dire loro arrangiatevi, dare loro la responsabilità di difendersi da soli perché lo Stato non è capace di garantire la tutela delle persone, significa ammetterne il fallimento. Dello Stato, di tutti e di ciascuno».

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