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Liberazione, Giovani Democratici: «Niente retorica, decliniamo la ricorrenza ai giorni nostri»

«Mentre in questa giornata rendiamo omaggio ai caduti, ai feriti e torturati, alle vittime di rappresaglie e ai deportati, ci vengono in mente coloro che oggi sono vittime di massacri: le persone uccise in nome della propria appartenenza religiosa mentre vengono violate quelle libertà che nell'Italia del dopo guerra vennero ritrovate e salvaguardate»

Per il settantesimo anniversario della Liberazione i Giovani Democratici chiedono che «Venga abbandonata la solita retorica e che invece si declini la ricorrenza ai giorni nostri». «A settant’anni dal giorno che ricordiamo come festa della Liberazione e Resistenza Partigiani - interviene in una nota Francesca Mazzari dei Giovani Democratici - cerchiamo di non cadere nell’annuale retorica resistenziale e proviamo, al di là delle commemorazioni istituzionali, a declinare questa ricorrenza ai giorni nostri. Mentre in questa giornata rendiamo omaggio ai caduti, ai feriti e torturati, alle vittime di rappresaglie e ai deportati, ci vengono in mente coloro che oggi sono vittime di massacri, ricordate in prima serata al Tg come notizia "dell’ultimo minuto" e mai più menzionate. Stiamo pensando alle persone uccise in nome della propria appartenenza religiosa mentre vengono violate quelle libertà che nell’Italia del dopo guerra, proprio grazie a quella lotta culminata il 25 aprile, vennero ritrovate e salvaguardate. Vengono in mente le stragi in Nigeria e i bambini che mentre scriviamo fuggono dalle loro case per non essere utilizzati come soldati o, peggio ancora, come armi. Pensiamo all’Isis, agli attentati terroristici e al diffuso terrorismo psicologico. Anch’esso limita la libertà individuale».

«Proprio oggi - continua la nota - ci vengono in mente le forme di tortura e di prevaricazione ad opera delle istituzioni e forze dell’ordine che anzi avrebbero il compito di sostenerci e tutelarci, ne sono esempio i fatti della scuola Diaz, di cui solo oggi intravediamo un barlume di giustizia. Mentre ricordiamo i Partigiani che, pur appartenendo a diverse colorazioni politiche, si sono battuti insieme, alleandosi con soldati provenienti da altri paesi e che, pur in sfavorevoli condizioni, seppero mettere i valori di libertà e democrazia al di sopra della loro stessa vita, ci viene in mente la lotta che ogni giorno abbiamo il dovere di portare avanti contro ogni forma di razzismo perpetuata da organizzazioni tanto anacronistiche da essere definite "neofasciste" e da forze politiche che fanno della demagogia il principale vessillo per parlare "alla pancia" delle persone, riuscendo in molti casi ad ottenere ampio consenso. Resistenza partigiana significa stare da una parte ben precisa, al di là del "mondo liquido" che oggi ci contraddistingue. E Resistenza è ciò che, in nome di quella memoria, dovremmo applicare tutti i giorni contro la precarietà, le piccole-grandi forme di ingiustizia, violenza, illegalità e prevaricazione. In questo modo sapremo rendere degno omaggio alle vittime partigiane».

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