«Lo Statuto dei lavoratori va aggiornato»

I parlamentari Murelli e Pisani (Lega) a 50 anni dallo storico documento. «Presidio di libertà e diritti. Ma il lavoro è cambiato complice anche la globalizzazione. Affrontare, con imprese e sindacati, i tanti nuovi lavori, le tutele per giovani, precari e flessibili»

«Non c’è dubbio che lo Statuto dei lavoratori vada aggiornato considerati i grandi cambiamenti che ha subito il mercato del lavoro. Oggi dopo 50 anni, comunque, rimane un presidio di libertà e di garanzia dei diritti di chi lavora, alcuni dei quali inesistenti prima della sua nascita. Non a caso, il Titolo I della legge 300 del 1970 si chiama “Della libertà e dei diritti dei lavoratori”».

Lo affermano i parlamentari della Lega, Elena Murelli e Pietro Pisani, entrambi facenti parte di commissioni economico-sociali, nel 50esimo dello Statuto: Pisani è alle Attività produttive del Senato, Murelli è capogruppo del Carroccio in commissione Lavoro.

«Il lavoro è mutato - sostiene Pisani - e, purtroppo, ancora tanti lavoratori sono esclusi dal godere pienamente dei loro diritti. Un grande colpo al lavoro lo ha dato la globalizzazione, imponendo salari bassi, orari prolungati e garanzie ridotte al minimo. Il lavoro non è immutabile e anche lo Statuto va attualizzato. Penso ad esempio, sempre con il coinvolgimento di chi rappresenta i lavoratori, cioè i sindacati, a nuove regole su giovani, precari, lavoratori flessibili».

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Secondo Murelli «restano ai margini dello Statuto le nuove professioni che spesso vengono condotte con il lavoro agile e da coloro che spesso sono “invisibili”. Va analizzato bene il delicato tema del controllo a distanza del lavoratori con dispositivi elettronici sempre più invasivi. Il lavoro necessita, di concerto conte rappresentanze sindacali, poi di una revisione fiscale per il bene degli occupati e delle imprese. I tempi sono cambiati e serve più elasticità, più innovazione, più semplificazione, più tutele per i lavoratori con figli piccoli e non. ma le grandi basi su cui si fonda devono essere sempre la via maestra. La pandemia ha colpito la nostra società. Il sistema lavorativo deve essere un punto di ripartenza con regole che vanno incontro alle nuove necessità. Il passato ci ha donato certezze e diritti, spetta ora a noi far sì che sia adeguato al presente!”».

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