Logistica, Bariola: «È possibile coniugare progresso e sostenibilità»

Territorio, logistica, Roncaglia: l’intervento del consigliere comunale della civica “Con Rizzi la Piacenza del futuro”

Gianluca Bariola

«Non è vero – spiega il consigliere comunale Gianluca Bariola della civica “Con Rizzi la Piacenza del futuro” - che non è possibile cambiare, non è vero che non è possibile progettare soluzioni che rispondano ai bisogni delle persone e delle nuove sfide. Sono convinto che il compito di chi ha ruoli di rappresentanza politica sia, prima di tutto, analizzare ciò che la realtà presenta e pensare, solo in un secondo momento, ciò che vorremmo che fosse; indicare una strada con obiettivi politici e presentare proposte concrete per raggiungerli, credo, sia la responsabilità conseguente di chi ha un ruolo politico. A livello generale non è possibile prescindere dalla consapevolezza che non esiste, purtroppo, per ora, un’alternativa strutturale al capitalismo finanziario. Bisogna prendere atto che il mondo non è più diviso tra Est e Ovest; siamo nell’era della globalizzazione.

In questa cornice è opportuno essere consapevoli di due questioni fondamentali:

  • la concorrenza è a livello territoriale; sono i luoghi e le comunità che hanno la necessità di ripensarsi in una logica nuova. Quali sono le vocazioni di un territorio? Come le vocazioni di un territorio possono essere un’opportunità? Quali intese, relazioni, aperture fra territori possono favorire il progresso del proprio? Cosa è necessario cambiare nelle nostre logiche e nei nostri pensieri?
  • Il progresso di una comunità (Città - Provincia - Regione ecc) non è determinato esclusivamente delle amministrazioni pubbliche. Credo sia necessario risvegliare un senso di responsabilità e di intraprendenza nelle persone; un entusiasmo in noi giovani, offrendo gli strumenti per crearsi delle opportunità concrete, risvegliando una voglia di investire nel proprio futuro sperando che riservi più di ciò che attualmente la realtà presenta. Credo sia necessario, come espresso chiaramente da Ermanno Gorrieri nel saggio: Parti uguali fra disugualinon esasperare la cultura dei diritti e stimolare il superamento degli atteggiamenti di attesa che tutto sia risolto dallo Stato”.

Sono convinto che i nostri luoghi e la nostra comunità potranno essere concorrenziali se riportiamo all’attenzione parole come: sacrificio, fraternità, ricerca - rischio.

  • Sacrificio: intendo con questo termine la voglia di spendersi per qualcosa che sta a cuore e per cui si è disposti a rinunciare ad altre possibilità, perché ne vale la pena. Se mi guardo in giro, quotidianamente, vedo diversi giovani che hanno faticato molto e continuano a farlo per ottenere ciò che le passate generazioni, soprattutto quelle più recenti, hanno ottenuto con differente fatica. Non manca alla mia generazione, certo, non a tutti, la voglia e il desiderio di avere una voce, di mettersi in discussione e di lasciare un segno. E’ indubbio che ogni generazione ha dovuto affrontare le difficoltà particolari del proprio tempo, mai poche e mai banali, ma è oggettivo che, per molteplici fattori, le opportunità, presenti fino a non tanti anni fa, non esistono più nei modi e nelle forme di una società strutturalmente cambiata.

  • Fraternità: Il sacrificio, credo, ha bisogno di una dimensione di condivisione. Sono convinto che spendersi per qualcosa richiami necessariamente ad una dimensione comunitaria. Solo insieme ad un gruppo di persone con cui non si è solamente solidali, ma fraternamente legati, è possibile costruire qualcosa insieme. Fare riemergere questa parola non ha una connotazione di parte, è un esigenza che pervade ogni ambiente: amicale, lavorativo, economico ecc. Solo la fraternità permette agli altri di essere uguali e di esprimere liberamente la loro diversità.

  • Ricerca – Rischio: Sono convinto che i pensieri che hanno animato e cercato di realizzare nella concretezza i tre principi cari al centro-sinistra: centralità della persona umana, economia sociale di mercato ed Europa, non siano più attuali. Non entusiasmano più; hanno perso la loro spinta creativa e dinamica. Tenendo validi i principi e cambiando i pensieri, sono sicuro che potranno aprirsi stagioni di protagonismo per un’area culturale e politica in letargo. La ricerca di pensieri innovativi che portano a soluzioni conseguenti, uniti al rischio di tradurli in azioni concrete, è una componente che strutturalmente deve essere ritrovata, accompagnata e premiata.

Serve che tutto ciò sia riorganizzato a livello sociale e culturale. Buoni esempi non mancano.

Tutto ciò per dire cosa?

Tocchiamo un caso concreto: la logistica e la questione di Roncaglia.

Prima di tutto è necessario separare la questione di Roncaglia dal tema generale della logistica.

Cerco di rispondere a tre domande: 1) La logistica è un’opportunità per il nostro territorio? 2) Qual è il ruolo dell’amministrazione di Piacenza? 3) E’ possibile trovare una soluzione a Roncaglia?

La Logistica è un’opportunità per il nostro territorio; è uno di quei comparti dove i vari luoghi devono ripensarsi in una logica nuova per essere concorrenziali all’interno di un mondo globale. Siamo fortunati ad avere questa possibilità. Piacenza, la provincia e i territori limitrofi potrebbero giovare di una ricaduta positiva in termini materiali e relazionali. La logistica va analizzata per ciò che è a Piacenza e negli altri territori. Sempre più professionisti lavorano all’interno di questo settore; l’Itis Marconi ha aperto un corso di studi specializzato e da diversi anni c’è la scuola ITS, sovvenzionata anche dalla Regione, che coordina la formazione di personale qualificato. Pensare la Logistica composta solo da magazzinieri è come pensare l’agricoltura, nel 2018, organizzata solamente da braccianti e da contoterzisti. Non è reale. Negli Stati Uniti, per citare solo un esempio, esistono magazzini completamente robotizzati. Il personale che gestisce questi processi automatizzati è composto da esperti con altissime qualifiche professionali.

Certo, diventa un serio problema se non vengono utilizzati i mezzi, anche non abituali, per gestire un comparto che, come tanti altri, nasconde pericoli seri. I casi orrendi ci sono.  E’ doveroso denunciarli e fare chiarezza sui rapporti e le responsabilità di una filiera che attualmente, a Piacenza, ha un forte interesse pubblico perché comprende molte aree, ma sopratutto perché determina la vita di tante persone. Prima questione molto trascurata: è centrale il ruolo dell’Operatore. L’operatore è il committente. Decide quali contratti di appalto fare e quali imprese fare lavorare. E’ la causa primaria di circoli virtuosi o viziosi. Confesso che è incredibile come, anche sulla vicenda di Roncaglia, non si sia ancora approfondito e non si parli di quale operatore sia in gioco. Questa è una domanda centrale. Altrimenti, finisce come per la vicenda della costruzione del nuovo Ospedale: vengono proposti studi di fattibilità senza sapere l’area (una delle questioni fondamentali). I miracoli della progettazione!

Le amministrazioni in causa: Piacentina e Provinciale, che hanno il medesimo timoniere, è opportuno che abbiano un ruolo più attivo. E’ decisivo il loro compito: orientare, delegare e verificare. E’ un tema economico, sociale e di sicurezza. Non basta dividere le panchine dei giardini margherita per avere esaurito il pensiero e l’azione sul tema delicato della sicurezza.

Una prima pista di lavoro: attuare la Legge Regionale, E-R BUR 326/2016, sulla promozione della legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e delle economie responsabili. Costruire protocolli di legalità dove gli operatori hanno responsabilità chiare nei confronti dei luoghi in cui operano e nei confronti dei lavoratori. Verificare i contratti di appalto e le imprese a cui il lavoro viene delegato. E’ necessario denunciare, isolare ed espellere chi non opera correttamente ed evidenziare, senza particolari premialità, ma con riconoscenza, chi opera nella legalità e quindi a vantaggio di tutti.

E’ opportuno aspettarsi, da questa amministrazione, un ruolo innovativo sui temi della legalità del lavoro, della sicurezza e dell’integrazione sociale ed economica di grandi operatori, spesso non Italiani, e persone che vengono da altri territori? Sarebbe uno scatto di pensiero e di azione che non credo appartenga ai principi politici e ai pensieri dei governanti attuali di Piacenza e Provincia.

In conclusione, la questione di Roncaglia. Non è mai da trascurare la protesta delle persone. Credo che sia opportuno un confronto nelle sedi più opportune. Ad esempio, nella commissione consigliare più consona. La giunta di Piacenza nasconde la sua personale visione dietro a ciò che era stato già deciso in precedenza. Esiste una soluzione a Roncaglia, sicuramente. I capannoni, in diversi territori, non sono solo di cemento armato e i mezzi non si muovono solo su gomma.

Se parliamo di grandi, medie o piccole opere e del rispetto del territorio, è utile tenere presente cosa succede in luoghi a noi molto vicini. La voce che viene dalla piazza dei trentamila di Torino (Si Tav) che propone la volontà di condividere e di promuovere la sfida amministrativa e Politica di percorre la strada dello sviluppo legato alla sostenibilità ambientale, economica e sociale, è un esempio da tenere in considerazione. È possibile coniugare progresso e sostenibilità.

Adriano Olivetti, il più grande imprenditore della storia italiana, che ha trasformato una piccola azienda di prodotti da ufficio in un esempio di eccellenza alle soglie dell’elettronica, nel momento in cui ricostruì la fabbrica di Ivrea per le persone che all’interno lavoravano, la concepì piena di vetrate perché convinto che il luogo di lavoro dovesse comunicare con l’ambiente circostante. Tutto ciò è stato, è un consiglio della storia da cui è possibile prendere spunto».

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