Ludopatia, Tagliaferri: «I divieti devono valere per tutti, anche per i centri sociali»

Lo afferma Giancarlo Tagliaferri, presidente del gruppo assembleare Fratelli d’Italia, commentando il nuovo testo della legge regionale approvato il 19 giugno

Giancarlo Tagliaferri

“Una legge ‘manifesto’, quella varata dalla Giunta regionale nel 2013 contro i rischi connessi alla dipendenza dal gioco d’azzardo, che presentava diverse lacune. Oggi è passato un nuovo testo che le corregge seppure parzialmente. L’emendamento che ho presentato per sanare un’evidente disparità di trattamento tra i diversi esercizi è stato infatti approvato dalla maggioranza solo in parte. Rimane, quindi, in sospeso un nodo che non si è voluto sciogliere del tutto”.  

Lo afferma Giancarlo Tagliaferri, presidente del gruppo assembleare Fratelli d’Italia, commentando il nuovo testo della legge regionale approvato oggi. “Il problema affrontato nell’emendamento a mia firma – rileva il consigliere - è che certi centri sociali gestiti da associazioni vicine politicamente alle amministrazioni locali emiliano-romagnole, luoghi di aggregazione di giovani e anziani, continuano a fare orecchie da mercante di fronte al divieto di detenere le macchinette mangiasoldi. La legge, al contrario, non deve consentire facili vie d’uscita. Faccio l’esempio del Centro sociale Tricolore e del Centro sociale Insieme, entrambi a Reggio Emilia, dove slot machines e affini sono tuttora in funzione nonostante il Comune avesse previsto la rimozione di questi giochi elettronici entro il 2015. Se è stato imposto il divieto di installare nuovi apparecchi per il gioco d’azzardo entro i 500 metri dai luoghi sensibili (scuole, ospedali, chiese, luoghi di cura, impianti sportivi, strutture socio-sanitarie) è evidente che questi centri di aggregazione rientrano pienamente in questo elenco”. 

“La diffusione della ludopatia - sottolinea Tagliaferri - è ormai endemica. Nel 2016, solo per dare una misura di grandezza della dipendenza, in Emilia-Romagna sono stati giocati 4,5 miliardi di euro, con una spesa pro-capite di 1.014 euro. Un dato preoccupante. Nonostante le competenze in materia siano nazionali, la Giunta emiliano-romagnola ha voluto piantare la solita bandierina emanando nel 2013 una legge ad hoc. Il testo è stato rivisto per colmarne le lacune. Sia in materia di sanzioni da irrogare a chi trasgredisce i divieti imposti, sia per scongiurare un affossamento della stagione ippica negli ippodromi storici della regione, con ricadute negative anche per il turismo. Non possiamo che concordare su questi due punti, ma abbiamo sollecitato la maggioranza a dare segnali chiari anche sui problemi da noi denunciati. I centri sociali non devono essere considerate ‘zone franche’ dove si possa tranquillamente giocare in barba alle norme, visto che gli anziani o i giovani che li bazzicano non sono meno rischio di quelli che frequentano i luoghi considerati ‘sensibili’”.

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