«Ma il Referendum permette ancora il rinnovo del consiglio provinciale?»

L’associazione dei liberali piacentini: «Andava posto il problema delle Elezioni Provinciali, alla luce del Referendum»

«L’Associazione dei liberali piacentini – si legge in una nota - apprende con stupore che le operazioni per il rinnovo del Consiglio provinciale (il Presidente proseguirà il proprio mandato, senza rielezione, per disposto di legge) proseguono indisturbate, secondo un modo di procedere autoreferenziale e che l’opinione pubblica interpreta come di perfetto consociativismo. A parere dell’Associazione, andava correttamente posto il problema (come è avvenuto in numerose altre province) e le forze politiche dovevano poi assumersi la responsabilità politica di scelte precise, in un senso o nell’altro. In effetti, e come – ripetersi – evidenziato in altre zone d’Italia, dopo l’esito negativo (per il Governo Renzi) del referendum, le Province sono ancora in Costituzione ed i loro organi non possono essere rieletti dai politici, fra di loro, come se nulla fosse successo. Al minimo, andava posto il problema. L’esperienza di autoreferenzialità delle Province voluta da Renzi è fallita, al pari di tante altre riforme (più o meno sulla carta) volute dallo stesso. Inequivoca è poi la lezione che viene a questo tipo di politica dal referendum. La parola, anche per le Province, deve ritornare ai cittadini, che dovranno essere di nuovo chiamati ad eleggere gli amministratori provinciali. Rinnovando i Consigli provinciali come se nulla fosse successo, si allontana il traguardo di una vera riforma, che deve annullare semmai – anziché le Province – le Regioni, che dal 1970, allorché furono istituite, ad oggi sono state – pur essendo un ente solo passasoldi, dal Governo e dall’Europa - origine autorevole del continuo aumento del debito pubblico. Anche la creazione di aree vaste va interamente rivista e soprattutto proprio a Piacenza, va discussa apertamente e pubblicamente la loro conformazione, come questa Associazione ha fatto a proposito della Camera di Commercio. L’unione con Parma e Reggio Emilia snatura la funzione della nostra terra e ci penalizzerà all’infinito, se la si lascia proseguire così».

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