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La commissione delle elette

La commissione delle elette

«Mai più immagini pubblicitarie sessiste negli spazi pubblici»

Approvata una mozione presentata dal gruppo della Commissione Elette. Confronto molto animato in aula sul tema: piovono critiche dal centrodestra. Pallavicini: «C’è un nesso tra le pubblicità maschiliste e il numero di stupri causati da italiani»

Il sindaco e gli uffici comunali d’ora in poi avranno un compito in più: vigilare sulle pubblicità sessiste in giro per la città. Le componenti della commissione elette – guidate dalla presidente, Maria Lucia Girometta (Forza Italia) – si sono viste infatti accogliere una mozione che chiedeva di vietare la diffusione di immagini e messaggi pubblicitari discriminatori e degradanti su bus e spazi pubblici riguardanti stereotipi di genere. Girometta ha ricordato in aula che la pratica è già presente in numerosi comuni italiani (Firenze, Genova, Ravenna, Rimina, Roma, Torino, Vicenza e Milano). Secondo la presidente delle elette e Laura Rapacioli, Miriam Bisagni e Sandra Ponzini (queste tre tutte del Pd), le pubblicità sessiste contribuiscono a comportamenti alla discriminazione di genere e alla disuguaglianza.

«Ci sono protocolli elaborati a livello nazionale sul tema – è intervenuta l’assessore Giulia Piroli -, ci sono discipline di autorità pubblicitarie che si occupano di questo. I soggetti che propongono simili pubblicità sono direttamente responsabili e questa mozione va in questa direzione». «L’idea – ha precisato Ponzini - è nata all’interno della Commissione delle elette nella giornata dell’8 marzo: se il corpo delle donne è utilizzato per pubblicizzare qualcosa è un ostacolo per una società moderna e paritaria».

«È una censura da Paesi Arabi – ha commentato con tono polemico Guglielmo Zucconi (Gruppo Misto) – quella contenuta nella mozione, siamo in una società libera. Siamo liberi anche di essere volgari: questa è una piccola battaglia di retroguardia che non ci meritiamo. Il rispetto delle donne in Italia è abbastanza riconosciuto. Pensiamo prima a quelle che si spogliano per fare carriera». «Mozione irricevibile» – ha lamentato da par suo anche Marco Tassi (Pdl). «L’importante è evitare la volgarità – è intervenuto Tommaso Foti (Fd’I) - non la nudità: una pubblicità può essere volgare anche con una donna completamente coperta. Non dobbiamo dare al sindaco questo potere censorio».

«Il corpo delle donne – ha spiegato Barbara Tarquini (5 Stelle) - è sovraesposto, spesso per colpa delle donne stesse che si fanno pagare per fare pubblicità». Ma a far discutere è stato l’intervento in aula di Carlo Pallavicini (Sinistra per Piacenza), che ha allargato il tema del confronto. «Sono contro l’utilizzo meschino e maschilista dell’immagine della donna. Questi atteggiamenti sono insiti nella cultura cattolica italiana. C’è una cultura troppo machista e maschilista in Italia che poi sfocia spesso nel nostro Paese in casi di stupro. C’è un nesso tra la pubblicità sessista e i frequenti caso di stupro. Non è un problema di censura: il sessismo è la mercificazione del corpo per perpetrare alcuni schemi parecchio radicati alle nostre latitudini. Ogni volta che si toccano certi temi, si inalberano in aula i soli uomini». Polledri ha ritenuto offensive le parole dell’esponente di Sinistra, chiedendo la registrazione delle parole di Pallavicini che mettevano in relazione la cultura cattolica e il numero di stupri con protagonisti cittadini italiani, valutando di agire penalmente. «Verificherò – ha aggiunto anche Filiberto Putzu di Forza Italia - se ci sono gli estremi per il reato di “vilipendio alla religione”».

Il presidente del consiglio Christian Fiazza ha promesso di valutare in separata sede le parole di Pallavicini. La lunga discussione è stata criticata da Paolo Garetti (Sveglia) e Andrea Tagliaferri (Pd), che hanno segnalato come siano più importante, per il consiglio, affrontare altre tematiche. A difesa della mozione si è espressa Laura Rapacioli (Pd). «Che legame c’è tra la pubblicità di un pannello solare e una donna nuda? Manca il rispetto della donna, che può portare anche ad altre cose. Non è un corpo nudo artistico: qua si vuole dare un segno come Amministrazione». «Non so se negli altri consigli comunali – ha tuonato Guglielmo Zucconi (Misto), rivolgendosi al segretario comunale, il cremonese Vincenzo Filippini - si parli così. A noi ci pagano per parlare di questi temi, che consentono ad alcuni colleghi di parlare di altre cose. Quando si consente di discutere di queste mozioni in aula…Dobbiamo essere più seri, i cittadini ci pagano». «È vero – ha concluso la prima firmataria Girometta -, abbiamo perso un pomeriggio. Ma se gli interventi non fossero così prolissi e lunghi non faremmo perdere soldi ai cittadini». La mozione è stata approvata con il voto di larga parte della maggioranza. Contrario il centrodestra, Stefano Perrucci del Pd, Samuele Raggi dell’Italia dei Valori e Ceccarelli e Zucconi del Gruppo Misto. Non ha partecipato il capogruppo Pd Daniel Negri, mentre si sono astenuti i Moderati e i 5stelle.

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