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Matteo Rancan

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Maltempo, Rancan (Lega): «In Valdarda disastri annunciati, manca la prevenzione»

Il consigliere regionale Matteo Rancan: «Il modus operandi delle istituzioni non accenna a cambiare: un'altra volta non si è riusciti a far funzionare adeguatamente la diga di Mignano, che avrebbe potuto preservare la Valdarda e la Bassa Piacentina dal disastro al quale abbiamo assistito»

«I timori espressi all'inizio del mese sul rischio alluvione in Valdarda non erano ingiustificato allarmismo: trascorsi solo ventisette giorni, il territorio in questione ha sperimentato quello che non volevamo si verificasse. È stato messo in campo qualche intervento a salvaguardia della zona, oppure come al solito la prevenzione è un concetto astratto del quale i nostri amministratori regionali amano solo discutere per accrescere il proprio consenso elettorale?».

A puntare il dito contro la gestione dell'evento meteorologico che ha colpito il Piacentino nel fine settimana è il consigliere regionale Matteo Rancan, autore poche settimane fa di un'interrogazione sulla realizzazione delle casse di espansione del torrente Arda a valle di Castell'Arquato, opera proposta già nel 2009 dall'allora assessore alla Difesa del suolo, Marioluigi Bruschini.

«Purtroppo – attacca Rancan - il modus operandi delle istituzioni non accenna a cambiare: un'altra volta non si è riusciti a far funzionare adeguatamente la diga di Mignano, che avrebbe potuto preservare la Val d'Arda e la Bassa Piacentina dal disastro al quale abbiamo assistito questa mattina. Solo qualche settimane fa si paventava la catastrofe delle dighe in secca, mentre oggi ci ritroviamo a contare i danni. Mancano interventi strutturali da parte del Consorzio di Bonifica, che investe il 75 per cento delle sue entrate in stipendi e consulenze, così come serve un sufficiente numero di invasi per la regimentazione delle acque».

«E di fronte a tutto ciò – prosegue il consigliere del Carroccio - è passato inosservato il progetto di legge della Lega che prevede la possibilità per le ditte estrattrici di incrementare i propri introiti non dai fondi pubblici ma dal possesso dei materiali prelevati negli alvei. Quello a cui invece si presta sempre attenzione è l'estremismo ambientalista che si oppone alla pulizia degli alvei con le conseguenze ben note a tutti».

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