Manovra, Upi: «Province a rischio? Non decide il Governo»

La manovra "non è il luogo più idoneo per decidere il riassetto ordinamentale dello Stato". Su questo punto l'Unione delle Province d'Italia non cede. Dal provvedimento bisogna "stralciare gli articoli 15 e 16 che prevedono l'accorpamento di Province e piccoli Comuni"

La manovra "non è il luogo più idoneo per decidere il riassetto ordinamentale dello Stato". Su questo punto l'Unione delle Province d'Italia non cede. Dal provvedimento bisogna "stralciare gli articoli 15 e 16 che prevedono l'accorpamento di Province e piccoli Comuni": c'é infatti il rischio che una volta che la norma venga approvata sia impugnata dalle Regioni di fronte alla Corte Costituzionale per incostituzionalità. Sarebbe più opportuno che "il Governo desse mandato alle Regioni affinché, su iniziativa dei Comuni, definissero loro stesse l'assetto delle circoscrizioni provinciali".

Sono giunte a questa conclusione le 29 province a "rischio" accorpamento, che si sono riunite ieri a Roma in vista dell'audizione di domani davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Vogliono far valere le loro ragioni. Chiederanno 'urgentemente' anche un incontro con il Governo e uno con i capigruppo del Senato. Il problema non è tanto il loro riassetto, che non è escluso, ma lo strumento con cui si intende farlo. Si parta piuttosto "dalle proposte di legge che giacciono già in Parlamento e dall'approvazione della Carta delle Autonomie", ha suggerito il presidente Giuseppe Castiglione, parlando con i giornalisti al termine dell'incontro.

La ricetta dell'Upi prevede anche l'eliminazione dei tagli previsti dalla manovra (2,1 miliardi di euro nel 2012) e un aumento del numero dei consiglieri provinciali: "Per tutte le Province - spiega Castiglione - la manovra prevede un numero di consiglieri tra 10 e 18. Noi proponiamo un intervallo da 20 a 28, perché si possa mantenere un livello di democrazia". Attualmente il massimo è di 45 consiglieri. Insomma, l'Upi è pronta a far sentire le sue ragioni in sede istituzionale, anche perché non vuole assumere una posizione da "retroguardia", ma da "protagonista".

"Abbiamo l'impressione - confessa il presidente del Consiglio direttivo dell'Upi e della Provincia di Rieti, Fabio Melilli - che questo riassetto previsto dalla manovra, porterà a un nulla di fatto. Noi siamo per una riduzione delle Province, ma si cominci dalle Città metropolitane. E' una soluzione demagogica, per dare in pasto ai cittadini un po' di riduzione di casta". Melilli domani avrà "un incontro con il governatore del Lazio, Renata Polverini", a cui chiederà di procedere con "il ricorso alla Corte costituzionale" per salvare la provincia di Rieti.

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Venerdì invece, ha fatto sapere Castiglione, i rappresentanti degli enti locali del Pdl (Osvaldo Napoli per l'Anci, Roberto Formigoni per le Regioni e Castiglione per le Province) incontreranno il segretario del partito, Angelino Alfano, mentre "domani gli amministratori del Pd incontreranno i responsabili del loro partito". Intanto all'incontro di oggi, anche altri presidenti delle Province a rischio hanno ribadito il loro no alla manovra: "si vuole cancellare il Molise", ha sottolineato Luigi Mazzuto, presidente della Provincia di Isernia, "dobbiamo rimanere per dare servizi ai cittadini"(Rosario De Matteis, Campobasso), "si cancella la storia di un territorio" (Tiziana Virgili, Rovigo), "causerà danni socio economici di proporzione inimmaginabili" (Francesco Denisi, Vibo Valentia), "viene meno un presidio dello Stato, si lascerà spazio alla criminalità" (Stanislao Zurlo, Crotone).

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