Marino (Pd): non si può trasformare Caorso in una pattumiera nucleare

Il no al ritorno del nucleare a Caorso va oltre la semplice presa di posizione. “La decisione di riprendere la via del nucleare, finanziata dal Governo con un primo intervento di 210 milioni di euro, va nella direzione opposta a quella da noi auspicata”

Marino, a destra, a Piacenza
“La decisione di riprendere la via del nucleare, finanziata dal Governo con un primo intervento di 210 milioni di euro, va nella direzione opposta a quella da noi auspicata” lo ha dichiarato Ignazio Marino (Pd), in occasione della visita di Dario Franceschini alla centrale di Caorso. Poi si mette a far di conto, mettendo sul tavolo le cifre: “Immaginando come quella odierna la data di inizio dei lavori, nella migliore delle ipotesi vedremmo la prima centrale nel 2015. Troppo per non pensare che in tutto questo tempo non si debba ricercare e percorrere una strada totalmente alternativa”.

Se a Caorso dovesse essere installato il nuovo nucleare, con due reattori da 1600 megawatt – come riferiscono le indiscrezioni, già si sarebbe oltre i margini, spiega Marino. Ciascun reattore è, per potenza, il doppio di quelli precedenti e “un solo reattore di quelli prospettati, per il suo corretto funzionamento, richiederebbe una quantità di acqua pari al doppio di quella utilizzata dal reattore in via di dismissione, il quadruplo nel caso ne venissero impiegati due”. Naturalmente, e questo sembra un dato di fatto, il Po non ce la farebbe a raffreddare la centrale: la sua portata d'acqua non è costante, “il ché presupporrebbe la bocciatura del progetto”.
  A Piacenza esistono delle straordinarie realtà che stanno muovendosi nella direzione della green economy, investendo fondi sulla ricerca e l'innovazione  

Per, per Marino, sembra che la via ad una riaccensione di Caorso, sia quasi scontata per Palazzo Chigi. “Contravvenendo anche alla normativa per cui non è possibile reimmettere acqua con temperatura superiore di 3°C rispetto a quella prelevata, molto probabilmente Caorso sarà uno dei siti designati dal Governo per il nuovo “assalto” al nucleare.  In aggiunta a ciò, a far pendere l'ago della bilancia in favore del sito piacentino, potrebbe esserci la rete di trasmissione già esistente: un elettrodotto a costo zero sia in termini di progettazione che di burocrazia”.
  Perché no un centro di ricerca sulla degradazione della lignina con produzione di biocombustibili?  

Parla di trasformare Caorso in una specie di “pattumiera nucleare”, Ignazio Marino. “Si prevede” dichiara il candidato alla segreteria democratica “che nel 2019 praticamente tutta la radioattività contenuta nel combustibile riprocessato ritorni nella centrale, tanto che già ora sono stoccati nella centrale rifiuti a bassa e media attività e nel prossimo futuro dovrà ospitare anche i rifiuti ad alta attività derivanti dal processo di dismissione, quindi in una nuova centrale di produzione nel 2015, a nostro avviso è totalmente sbagliato. Perché invece, investendo i 210 milioni di euro che il Governo ha messo sul tavolo per il ritorno al nucleare, non puntare a trasformare la centrale di Caorso in un nuovo e moderno laboratorio di ricerca?”






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