Autonomia, Maroni: «Vogliamo trattenere i soldi delle imposte nelle Regioni»

I presidenti di Lombardia e Emilia-Romagna a confronto con la Cna sull'autonomia delle due regioni. Maroni proprio poche ore fa ha annunciato che non si ricandiderà: «Ma non voglio fare il ministro». Rivedere i confini delle due regioni? «Perché no»

L'arrivo di Roberto Maroni al Tecnopolo

Cna Emilia Romagna e Cna Lombardia hanno organizzato a Piacenza, presso la Sala Consiglio del Consorzio MUSP (il Tecnopolo di Piacenza) l’incontro “La sfida del futuro: Lombardia ed Emilia Romagna verso l’autonomia”. Il presidente di Cna della nostra regione, da qualche mese, è infatti il piacentino Dario Costantini, che ha invitato a confrontarsi i presidenti delle due regioni Roberto Maroni e Stefano Bonaccini. Le due regioni hanno intrapreso il percorso per una maggiore autonomia. Il sistema delle piccole imprese delle CNA delle due regioni condivide questo percorso anche in considerazione delle maggiori opportunità che potrebbero nascere per il sistema economico e produttivo.

«L’autonomia – ha spiegato ai cronisti Maroni - è fondamentale per tanti motivi. Tra le competenze abbiamo chiesto di inserire uno criterio importante: la compartecipazione al gettito erariale della Regione sarebbe una cosa rivoluzionaria. Le imposte pagate nelle Regioni che ora vanno tutte allo Stato, rimarrebbero in quota alle regioni. Se investi sulla crescita del Pil, hai un vantaggio diretto. Questo spingerà le regioni a fare investimenti d’accordo con il mondo imprenditoriale: ci guadagnano le imprese e la Regione che ha un ricavato diretto per il proprio bilancio. Questo è più importante della trattativa  che stiamo portando avanti io e Bonaccini. Pensiamo che riusceremo a chiudere prima del 4 marzo».

«Ieri a Roma – ha proseguito - abbiamo chiarito il quadro delle competenze, ora affronteremo quello delle risorse. Io sono ottimista perché c’è la volontà del Governo di ragionare garantendo a queste due regioni la loro “specialità”. Non sto parlando di regioni a “statuto speciale”, ma di regioni “speciali” dalle altre. Questo principio della compartecipazione al gettito erariale è una novità assoluta che rappresenta una fonte di finanziamento che sarà una spinta straordinaria per la Regione e le imprese. Piacenza è terra di confine e ogni tanto riemerge la volontà politica di qualcuno di spostarsi in Lombardia. Cosa ne pensa il governatore lombardo? «È un’ottima idea – ha scherzato Maroni - se i piacentini vogliono venire in Lombardia! Ci sono senz'altro affinità di area, l'area non segue i confini del Po e quelli amministrativi. Non dico di entrare in Lombardia, ma possiamo rivedere i confini di queste regioni, perché no? Se c’è bisogno di un territorio più omogeneo che favorisca le imprese e i servizi, possiamo parlarne».

Maroni è venuto in visita a Piacenza poche ore dopo il suo clamoroso annuncio: non si ricandiderà alle prossime Regionali lombarde. Ora la regione diventa più contendibile per il centrosinistra? «No – ha risposto prontamente Maroni -, non c’è comunque partita. Non posso pensare che in regione Lombardia si pensi che Maroni è unico e che oltre a lui nel centrodestra non ci sia nessun altro in grado di vincere. Non mi reputo così straordinariamente indispensabile e insostituibile. La Lombardia è una regione concreta che valuta le cose che abbiamo fatto. Il nostro governo in questi cinque anni ha fatto cose importanti. Lo stesso Giorgio Gori (il candidato del Pd, ndr) - ce lo riconosce con il suo slogan: se parla di “Fare meglio”, significa che abbiamo fatto bene. Non vedo grossi problemi per Attilio Fontana (il possibile candidato del centrodestra unico, ndr): amico, amministratore, persona seria, capace e competente, onesta. Sono certo che sarà il degno successore di un grande presidente della Regione Lombardia».

E il futuro di Maroni quale sarà? «Tutti si affannano a dire che voglio fare il ministro. E chi lo vuole fare il ministro? L’ho già fatto, quindi per cortesia si smetta di dire che “Maroni sarà o non sarà nel Governo”. Io ci sono già stato. Ora voglio una vita nuova, diversa. È giunto il momento di occuparsi di tante altre cose, ce ne sono diverse di importanti che si possono fare con le competenze che ho maturato e acquisito in questi anni nel mondo del pubblico. Non voglio fare il ministro, non mi ricandido». E se, incalzano nuovamente i giornalisti, venisse chiamato a ricoprire qualche carica importante? «Non farò il ministro. È una decisione che ho preso». Allora lascia la politica? «La politica è una lunga storia d’amore, si può fare politica dentro le istituzioni, come faccio ora, e anche fuori».

Più prudente sui tempi dell’autonomia il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. «Stiamo portando avanti il confronto sulla parte tecnica – ha aggiunto - attraverso la discussione ai tavoli, siamo a un buon punto. Stiamo marciando bene e i tempi saranno stretti. Informerò le forze politiche in Regione e le parti sociali nei prossimi giorni ma tutto sta andando come volevamo. Loro, come sappiamo, vogliono per sé tutte e 23 le competenze, noi 12 competenze di 4 macro-aree. Mi auguro che si chiuda prima del 4 marzo, altrimenti verrà demandato al prossimo Parlamento e al prossimo Governo. Sarebbe un buon modo, arrivare all’accordo definitivo entro le Elezioni, per far vedere che l’autonomia si può raggiungere, premiando così le regioni virtuose».

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