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Moschea, i sindacati: «Piacenza ha bisogno di discutere di altre priorità»

Cgil, Cisl e Uil: «Comunità islamica trasparente a Piacenza, al centro di un dibattito politico inopportuno e spiacevole. Opizzi non scarichi le responsabilità sui dipendenti»

“Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, e il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività”. «Queste sono le parole – intervengono nel dibattito le segreterie territoriali di Cgil, Cisl e Uil - scelte dai costituenti sulla libertà di culto (ripreso dagli articoli 19 e 20 della Carta). Oggi ci corre l'obbligo di partire da questi concetti per esprimere la nostra sincera vicinanza alla comunità islamica piacentina, al centro di un dibattito politico inopportuno e spiacevole rispetto alla delicatezza del tema ed alla luce della grave situazione sociale ed economica che richiederebbe ben altre priorità, come da sempre da noi sottolineato e richiesto».

«Oggi, come segreterie territoriali di Cgil, Cisl e Uil ci preme ricordare come la comunità islamica si sia sempre dimostrata molto attiva e trasparente, con azioni proattive nel segno della promozione di una interculturalità fondata sulla pace e sul riconoscimento reciproco. La “moschea” di strada Caorsana è da sempre un luogo aperto alla comunità, dimostrazione ne è stata la presenza di tante istituzioni a partire dalla prefettura, dalla curia vescovile e dai vertici delle forze dell’ordine». 

«La separazione tra funzioni di indirizzo politico e funzione di gestione amministrativa costituisce un principio di carattere generale, che trova il suo fondamento nell'art. 97 Costituzione. Per questo, siamo stupiti e perplessi riguardo la divulgazione attraverso la stampa delle mail inviate dall’assessore all’urbanistica Erika Opizzi a un lavoratore comunale, dipendente pubblico, che sembra quasi celare il tentativo di scaricare su questi responsabilità di cui non si capisce il senso, fatte salve tutte le giuste verifiche della correttezza amministrativa che comunque da quanto si sa, non è in discussione. I percorsi amministrativi non sono interpretabili ma sono materie di cui la politica deve avere il massimo rispetto. Rispetto delle regole e delle istituzioni a cui chiediamo che l'amministrazione comunale si attenga sul tema della moschea».

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