Lunedì, 17 Maggio 2021
Politica

Murelli al ministro Di Maio: «Salvaguardare i lavoratori della Sima&Tectubi»

Interrogazione della parlamentare della Lega Murelli al ministero del Lavoro sulla crisi dell’azienda di Podenzano: «Difficoltà di reimpiego per i 40-50enni. Il ministro valuti l’attivazione di un tavolo istituzionale»

 «Ho chiesto al ministro del Lavoro di sapere quali provvedimenti intenda prendere, anche in termini di moral suasion, e se non ritenga opportuno avviare un tavolo istituzionale con tutte le parti coinvolte per giungere a soluzioni che possano salvaguardare al contempo una realtà importante per il territorio piacentino e i livelli occupazionali dei lavoratori coinvolti». E’ l’obiettivo di una interrogazione parlamentare della deputata Elena Murelli (capogruppo della Lega in commissione Lavoro) sulla crisi che, a Podenzano, ha visto coinvolta la Sima&Tectubi e che potrebbe costare il posto di lavoro a 40 operai. Murelli ha ricordato al ministro Luigi Di Maio che l’azienda del comparto Oil&Gas, con sede a Genova, «versava da anni in situazione di difficoltà, colpita dalla crisi del settore offshore, che ha ridotto gli ordini, e dalle sanzioni americane all’Iran, che ha significato la chiusura di un ulteriore segmento di mercato».Elena Murelli-12

La notizia di porre «in liquidazione la società è giunta come un fulmine a ciel sereno, specie per i circa 40 dipendenti dello stabilimento, che si ritrovano ora, in prossimità delle festività natalizie, con lo spettro della perdita del posto di lavoro e l’incognita per un reimpiego». Si tratta di lavoratori tra i 40 e i 50 anni «e ritrovare un lavoro a quell’età è arduo. Sono tutti troppo giovani per accedere alla pensione, ma comunque in età avanzata per potersi facilmente ricollocare, a rischio peraltro di non poter beneficiare neanche di ammortizzatori sociali, le cui tutele si sono molto ristrette negli ultimi anni».

La proprietà ha spiegato che negli ultimi sei anni, a causa della mancanza di commesse, aveva accumulato perdite per 11 milioni.  Secondo i sindacati, però, «l’azienda pur in sofferenza poteva essere rilanciata, perché “il prodotto che fa la Sima&Tectubi ha ancora mercato: sono impianti indispensabili per l’estrazione del petrolio e del gas”; quindi per i sindacati “la famiglia Malacalza avrebbe potuto fare di più per salvare la Sima&Tecttubi (invece) la proprietà non ha fatto niente per evitare questa fine” come ad esempio cercare altri mercati».

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