Navigare sul Po, «È possibile ma serve un intervento sui fondali»

In attesa del prossimo incontro sul turismo del 19 maggio l’assessore di Gossolengo Elisabetta Rapetti fa il punto sul Grande Fiume

Se ne parla da anni, tra chi ne la vede come unica chiave per abbattere il trasporto su gomma di merci e persone, e chi non può fare a meno di sollevare dubbi sulla fattibilità di un progetto così ambizioso. La navigabilità del Po nel tratto piacentino è uno di quei temi senza tempo che ciclicamente salta fuori con sostenitori agguerriti e detrattori scettici. In vista del prossimo incontro dedicato al Turismo organizzato dall’assessore al commercio e sviluppo economico del Comune di Gossolengo Elisabetta Rapetti e dall’Associazione Piacenza Cultura Sport - che si terrà il 19 maggio - sono tante le segnalazioni e i suggerimenti arrivati. Uno tra questi è la navigabilità del Po.

«In termini turistici – sottolinea l’assessore Rapetti - viaggiare sul Grande Fiume è già una realtà,il problema è che la navigabilità non è garantita durante tutto l’arco dell’anno. Inoltre manca un progetto coordinato di promozione e sviluppo turistico che sfrutti il panorama naturale del Lungo Fiume con argini verdi e puliti e con aree di ristoro adatte al relax, allo sport e al campeggio con parchi naturalistici e musei territoriali».

Parlare di turismo navale sul Po senza affrontare la questione del fondale significa mettersi in macchina senza fare benzina. Lo ha sottolineato bene il sindaco di Calendasco Francesco Zangrandi. «Se il fiume resta così com’ènon è possibile parlare di sviluppo della navigabilità su Po. In certi periodi dell’anno il fondale è così basso che le barche rischiano di insabbiarsi con gli annessi danni alle imbarcazioni. In particolare all’altezza della Foce del Trebbia i detriti e i sedimenti di sabbia formano un vero e proprio sbarramento. A Calendasco abbiamo il Guado di Sigerico, meta culturale e turistica religiosa di grande importanza. Negli anni passati il tratto era perfettamente navigabile, oggi è insabbiato per buona parte dell’anno e quindi inutilizzabile».

Bussare alla porta di Regione, Aipo e Autorità di bacino è l’unica via per vedere qualche risultato. Recentemente l'Agenzia interregionale per il fiume Po ha redatto, su incarico delle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, due studi di fattibilità per rendere il fiume Po navigabile tutto l'anno, il tutto per un costo complessivo di 3milioni di euro. L’idea è di trasformare il fiume in una vera e propria autostrada dell'acqua.

Assicurando che «l'inserimento della navigabilità del Po tra le priorità europee è tema da tempo all’attenzione della Commissione europea» l'assessore regionale ai Trasporti, Raffaele Donini, ha sottolineato che vi sono già luoghi istituzionali in cui avviene un costante confronto fra queste e le altre Regioni interessate alla questione. La Giunta regionale, approvando il quadro delle infrastrutture prioritarie per l'Emilia-Romagna nell'ambito del Piano Infrastrutture strategiche, avrebbe già dettagliato anche gli interventi per promuovere la navigabilità del Po commerciale e di conseguenza turistica. «Da parte nostra – conclude l’assessore Rapetti – non staremo alla finestra e cercheremo di approfondire il tema e farci portavoce delle necessità del territorio in Regione».

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