«Nei 5 Stelle di Piacenza manca il “controllo”: assomiglia a un partito»

«Metodi pochi partecipativi degli eletti: d'ora in poi deciderà la Rete». L'accusa di un'ala del Movimento 5 Stelle ai rappresentanti eletti a Piacenza

Un’ala del Movimento 5 Stelle prende le distanze dall’attività dei suoi rappresentanti piacentini (i consiglieri del capoluogo Andrea Gabbiani, Mirta Quagliaroli e Barbara Tarquini) e chiede che venga rispettato maggiormente il parere della Rete. «Il movimento – scrive in una nota il MeetUp Amici di Beppe Grillo di Piacenza- non è un partito. Non dovendo nemmeno assomigliare ad un partito, esso è un gruppo eterogeneo, trasversale, ampio, in cui è del tutto normale che si generino attriti e contraddizioni.  Nel nostro territorio, si sa, esistono diversi gruppi che si richiamano al movimento. Gli iscritti e gli attivisti si organizzano e si aggregano spontaneamente, in base alle loro sensibilità, alle loro intelligenze e al loro modo di interpretare il movimento che ha poche regole, molto chiare.

Nessuno vuole delegittimare chi ora riveste ruoli istituzionali e di cui vengono da tempo criticati i metodi poco partecipativi, sempre nel rispetto dell'operato svolto, se non altro per l'impegno che questo indubbiamente comporta. Nei principi del movimento non c'è il controllo che gli iscritti devono esercitare su chi hanno eletto? Non si può prescindere da questo caposaldo, altrimenti la forma partitica è ad un passo.

Partecipazione significa anche controllo, oltreché discussione, confronto e condivisione. Quel che importa è che lo spirito sia sempre costruttivo. Sbagliatamente, c'è chi sostiene che la presenza di gruppi paralleli sia un male assoluto, da scongiurare come la peste. In realtà, basta conoscere qualche dato per rendersi conto che le cose stanno diversamente. Ci sono molti comuni, fra cui anche grandi città, dove coesistono più gruppi. In termini di attività, e non soltanto di voti. in quei comuni, il m5s non è necessariamente più debole di dove c'è un solo gruppo.

Anzi. Piacenza, che fino a poco tempo fa ha sempre avuto un solo gruppo, ha ottenuto risultati molto modesti, a volte inferiori a tutte le altre province emiliano-romagnole.  Questo è attribuibile ad una visione partitica, e pertanto inopportuna del movimento, dettata, forse, da un'arretratezza culturale. Esperienze e percorsi differenti, scompattamenti temporanei e presenze di diversi gruppi costituiscono una ricchezza, non un impoverimento.  Pensiamo solo a cosa accadrebbe se fra le regole del movimento vi fosse il divieto di creare gruppi. Cesserebbe di circolare fra la popolazione la linfa vitale delle idee, che è lo spirito del movimento. Ci si ritroverebbe degradati alla forma partitica. E si avrebbero le ore contate.

Certo, si sarebbe più felici e determinanti a pensarla tutti esattamente allo stesso modo. L'unione, come si dice, farebbe la forza.  Ma ogni unione si rivela fasulla quando non è vera e spontanea, non potendo che generare effetti nefasti. Non dimentichiamo che a determinare tutto deve essere la Rete, altro cardine del movimento. Il nuovo sistema operativo "Rousseau", consentirà agli iscritti di scegliere, fra l'altro, anche i progetti e i programmi delle liste che chiederanno la certificazione. Quindi sarà la Rete a decidere, sempre di più».

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