«Nessuno è condannato a vivere qui. Servono paletti per non discriminare gli italiani»

Lo afferma Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, commentando il provvedimento sugli alloggi Erp della Regione

«Non c’è una legge che "condanni" gli stranieri a rimanere in Italia. E non c’è neppure una norma che obblighi lo Stato, le Regioni o i Comuni ad allargare all’infinito i requisiti per ottenere un alloggio pubblico, aggirando norme e sentenze, al solo beneficio di stranieri che non ne abbiano diritto. La Giunta Bonaccini, tuttavia, da questo orecchio sembra non sentirci e continua imperterrita a fare muro contro ogni soluzione migliorativa e di riequilibrio». Lo afferma Giancarlo Tagliaferri, presidente del Gruppo Fratelli d’Italia, commentando il provvedimento sugli alloggi Erp.

«Sappiamo dai dati forniti dalla Giunta che, a dicembre 2016, il patrimonio pubblico di alloggi gestiti da Acer ammontava a 55.700 abitazioni, un valore sostanzialmente stabile nel corso degli ultimi quattro anni. L’83% degli alloggi è assegnato a nuclei di cittadini italiani, per lo più formati da una o due persone. A nuclei stranieri è quindi assegnato il 17% del totale delle abitazioni, contro una presenza percentuale di stranieri del 12% rispetto al totale della popolazione regionale. Da rilevare poi il rapporto fra la popolazione di italiani e stranieri che vivono in alloggi Erp: notevole il picco del 30% dei secondi, che vantano famiglie più numerose. E forse anche da questo rapporto sproporzionato nascono certi conflitti tra inquilini e certe intolleranze che sono quotidianamente segnalate. Temi da affrontare e non da aggirare come fa la Giunta Bonaccini, tentando, per esempio, surrettiziamente di bypassare disposizioni di legge nazionale e regionale con un atto amministrativo per consentire agli stranieri di mantenere l’alloggio pubblico, parificando l’attività di formazione a quella lavorativa. E’ arcinoto, al contrario, che la condizione per l’accesso agli alloggi Erp per gli stranieri in possesso di permesso di soggiorno almeno biennale è quella di avere ‘una regolare attività di lavoro subordinato o di lavoro autonomo’. E questo per parificarli alle condizioni dei cittadini italiani».

«C’è poi un altro requisito che la Regione dovrebbe porre come conditio sine qua non: quello dell’anzianità di residenza o dello svolgimento dell’attività lavorativa in regione che non dovrebbero essere inferiori a 5 anni. Quindi i 3 anni previsti dalla Giunta sono davvero troppo pochi. Rileviamo infine l’introduzione del principio di impossidenza che vale finalmente anche per gli stranieri, ma se per dimostrare di non possedere immobili nel Paese di origine o in qualunque altro basterà un’autocertificazione non sappiamo davvero se questo criterio risulterà così credibile o meno. Di certo, per i cittadini italiani è molto più difficile sottrarsi a verifiche puntuali.  A tutti questi problemi, Fratelli d’Italia ha tentato di dare risposte proponendo soluzioni ragionevoli e alternative. Ma, come da prassi, ha trovato il muro della maggioranza».

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