No al referendum, Nadia Urbinati "smonta" la riforma costituzionale

Nadia Urbinati, docente di teoria politica alla Columbia University e presidente di Libertà e Giustizia, ieri ospite alla Camera del Lavoro

Possiamo noi cittadini volere un sistema che dà più potere a chi già detiene il potere?  Prende le mosse da questa domanda retorica Nadia Urbinati, docente di teoria politica alla Columbia University e presidente di Libertà e Giustizia, ieri ospite alla Camera del Lavoro, per porre le basi della propria critica alla riforma costituzionale voluta dal governo Renzi e che sarà oggetto di referendum il prossimo ottobre. 

Una critica sia nel metodo che nella sostanza per salvaguardare la qualità di una democrazia che la Urbinati, assieme ai promotori del comitato per il “No al referendum sulle modifiche costituzionali”, vede messa in discussione dalle modifiche previste dal governo. 

“Questa riforma ci preoccupa – sostiene la politologa – perchè assieme alla legge elettorale mette l'opposizione in una condizione di assoluta impotenza così come accade nei consigli comunali. Se la minoranza non ha più potere di fermo, ecco allora che la costituzione aprirà un'autostrada al potere e questo è esattamente quanto vuole fare questa riforma”.

Dietro l'ideologia del taglio dei costi alla politica e alla velocizzazione del processo decisionale – questa la “favola” propagandata dalla ministra Boschi, secondo la docente – si anniderebbe invece il rischio di un passaggio da  una democrazia del popolo a una democrazia dell'autorità, dove i cittadini vengono dopo gli apparati dello stato, nella cornice di una riduzione dei controlli e dei contrappesi tipici di una democrazia. 

“Scopo dei costituenti – continua Urbinati citando Aldo Moro  - è sempre stato quello di rovesciare la piramide del potere. Su questo principio abbiamo avuto settant'anni di stabilità dopo il fascismo. Ora invece rischiamo di mettere poteri delegati sopra quelli della cittadinanza”. 

E sul senato – altro nodo gordiano della riforma - aggiunge: “Tutti i paesi democratici hanno due camere con funzione di controllo e limite del potere dell'altra perchè pensare due volte è sempre meglio che pensare una volta sola. Le leggi sono armi contundenti e avere a disposizione una camera di riflessione è un vantaggio. Ma il nuovo senato disegnato dal governo non svolgerà più questa funzione. Il nuovo senato è una nuvola totale perchè mancano indicazioni di numero e forme della nomina, senza contare che l'abolizione del voto di fiducia rischia di rendere il sistema ancora più autoritario, aumentando ulteriormente il potere della maggioranza”. 

Un giudizio complessivo sulla riforma, in definitiva, talmente negativo da indurre la stessa docente ad abbandonare il piano della critica puramente teorica per calarsi nell'impegno politico: “Dobbiamo difendere la nostra democrazia che è fatta per rendere il potere non più semplice, ma più complicato perchè chi lo detiene ne vorrebbe sempre di più. Il sistema di riferimento è il consiglio di amministrazione dove l'amministratore delegato deve rendere conto ai più potenti e non a tutti in egual misura, creando per analogia un rapporto quasi privatistico tra il Presidente e il suo governo e per di più senza nemmeno i poteri di controllo che sarebbero previsti dalla democrazia presidenziale. Io a questo gioco non sto per cui al mio lavoro in questi mesi ho deciso di aggiungere quello della militanza”.    

    

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