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Nobel ai sanitari, Rancan: «Medici e infermieri angeli custodi, Bonaccini sostenga la loro candidatura»

Così il capogruppo della Lega Emilia Romagna chiama all'appello l'esecutivo di via Aldo Moro, caldeggiando la proposta che arriva da Piacenza

«Il governatore Stefano Bonaccini e la Giunta della Regione Emilia-Romagna si impegnino a sostenere la richiesta piacentina di attribuire il premio Nobel per la Pace ai sanitari italiani, veri eroi di questo drammatico 2020». Così il capogruppo della Lega Emilia Romagna Matteo Rancan chiama all'appello l'esecutivo di via Aldo Moro, caldeggiando la proposta che arriva da Piacenza, città che, oltre ad aver pagato uno dei più alti tributi a livello di vittime del Covid, è sede della Fondazione Gorbaciov, del Segretariato permanente dei Premi Nobel ed è conosciuta come "Città Mondiale dei costruttori di Pace".

«Veri e propri angeli custodi: possiamo definire così i nostri medici e sanitari, i più esposti e colpiti dall'epidemia del Coronavirus, il cui modello di eroicità e abnegazione deve essere preso come esempio in tutto il mondo per condurre al meglio e con successo la lotta contro un virus sconosciuto e insidiosissimo» prosegue il leghista ricordando come l'Emilia Romagna abbia segnato uno dei più alti tassi di mortalità legati al Covid-19 con circa il doppio dei decessi rispetto al Veneto nonostante il numero inferiore di residenti.

«Medici e infermieri sono andati oltre l'incapacità della Regione, che non ha fatto di Piacenza una zona rossa nonostante fosse un focolaio tra i più drammatici in Italia. Basti ricordare la strage nelle case di riposo dove i nostri anziani hanno perso la vita senza poter nemmeno dire addio ai propri cari, accuditi negli ultimi istanti solo dal personale sanitario».

Il Premio Nobel per la Pace non cancellerebbe l'orrore dei tragici giorni della primavera piacentina, ma sarebbe un riconoscimento prestigioso e dovuto che, secondo l'esponente del Carroccio, «deve vedere coinvolti la totalità degli attori, per far sì che tutti, ogni giorno, ricordino la battaglia combattuta silenziosamente dai nostri eroi con il camice».

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