Nuova piscina, il Comune ancora in alto mare: «Pronti a onorare l'impegno originario»

Incontro pubblico con il sindaco e l'assessore allo sport sul progetto di costruzione della nuova struttura sportiva comunale. Scartando la Madonnina, spuntano Raffalda e Polisportivo ampliati, ma manca l'accordo comune delle società sportive

Il pubblico presente in Sant'Ilario (Foto Mulazzi)

“Il bando del progetto iniziale della piscina, approvato quattro anni fa, prevedeva la costruzione di una vasca da 50 metri nella zona della Madonnina, con un’aggiunta di un’altra vasca scoperta da 25 metri e una piccola palestra. Con l’azienda che si aggiudicò l’appalto per i lavori il comune di Piacenza s’impegnò a stipulare un contratto da 500mila euro annui per la durata di 16 anni. I lavori non sono mai partiti, a causa di contenziosi tra il consorzio che la costruisce e il gestore. Lo stesso consorzio ha voluto rivedere il contratto, chiedendo di aumentare di 100mila euro all’anno il nostro contributo. Non possiamo accettare questa richiesta, avendo già offerto il massimo delle nostre possibilità”. Così il sindaco di Piacenza Paolo Dosi ha provato a chiarire in’assemblea aperta al pubblico in Sant’Ilario, l’intricata vicenda della nuova piscina comunale.

“O il consorzio accetta di iniziare i lavori a quella cifra, o usciremo dal contratto - avverte Dosi - Non possiamo mettere noi i soldi mancanti, visto che già il comune s’impegna per dare un contributo di 150mila euro annui alla Raffalda e 84mila al Polisportivo, o chiederli alle società sportive che fanno già fatica ad andare avanti così. Se loro accettano di realizzare la piscina da 50 metri con i costi iscritti nel bando, noi i soldi a bilancio ce li abbiamo pronti. Altrimenti cambieremo progetto”.

Il primo cittadino ha convocato questo primo incontro pubblico interlocutorio con la cittadinanza per tastare il polso delle società sportive e dei suoi rappresentanti sul tema. Le ipotesi sul tavolo nel caso di una rescissione del contratto con il consorzio – al momento – sono tre. Costruire una nuova piscina da 33 metri, ristrutturare la Raffalda e ampliare lo spazio d’acqua, o coprire la piscina da 50 metri già esistente al Polisportivo. Sembra essere scartata l’idea maturata quattro anni fa di costruire la nuova struttura all’interno del parco di Montecucco. “Sono tutte e tre idee che presentano pregi e svantaggi - ha chiarito fin dal principio il sindaco Paolo Dosi - Una scelta dobbiamo prenderla, a causa dell’intasamento della frequentazione delle attuali piscine e ai disagi vissuti dalle società di pallanuoto”. Affiancato dal neo assessore allo sport Giorgio Cisini – e in platea era presente la giunta quasi al completo - Dosi ha lasciato la parola ai tanti cittadini presenti.

Tra il pubblico c’era Stefano Bettini, presidente regionale Triathlon, contrario all’idea di intervenire sulla Raffalda. “Se rifate quella struttura – rivolgendosi al sindaco Dosi – cosa facciamo noi atleti per un anno? Andremo nelle altre piscine che s’intaseranno ancora di più”.

Diverse persone – anche semplici appassionati dell’attività natatoria – hanno rivolto domande e posto questioni. Giancarlo Savini, esprimendo il suo consenso all’idea di ristrutturare la Raffalda – “è raggiungibile agilmente da tutti, a piedi e in bici” ha detto – si è lamentato che “la precedente giunta aveva fatto cadere un po’ il discorso, almeno in questo caso un po’ di confronto sembra esserci”. Il sindaco di Coli Massimo Poggi ha ricordato che ai tempi in cui Dosi era assessore allo sport c’era anche un progetto di costruire al polisportivo una piscina olimpionica dotata di tribune da 350 posti, la cui spesa era intorno ai 3,5 milioni di euro. “Comunque – ha aggiunto – a prescindere dalla decisione finale, il polisportivo va rivisto nelle sue strutture”.

Molto duro con il sindaco è stato Marco Tassi, capogruppo Pdl a Palazzo Mercanti. “Il sindaco da assessore allo sport di Reggi approvò il progetto per la piscina olimpionica da 50 metri, anche se non mi sembrava molto d’accordo all’epoca: si adeguò alla sua maggioranza. Ma se i costi li avevate già stabiliti allora e non c’è ancora stata una risposta dal consorzio che dovrebbe costruirla, questo incontro a cosa serve?”. Tassi ha ricordato l’episodio della posa della prima pietra da parte dell’ex sindaco Reggi. “Volevate fare le cose in grande all’epoca, ora fate continue retromarce. La piscina da 50 metri ci vuole, punto e basta”.

L’archittetto Giuseppe Baracchi ha invece sostenuto a gran voce l’ipotesi – ormai tramontata a causa di alcune perplessità degli abitanti della zona – del parco Montecucco. “Sarebbe stimolante costruirla in un parco un po’ dimenticato, in modo da unire la città alla Besurica. La Raffalda potrebbe essere trasformata in una palestra per la scuola Pezzani”.

Ha avuto voce in capitolo anche il presidente della pallanuoto Farnese Alessandro Cighetti, costretto a giocare il campionato di serie B a Cremona. “È dal 2003 che conduciamo questa battaglia: abbiamo giocato alla Raffalda per anni grazie a una deroga della federazione. Per giocare a Piacenza avremmo bisogno di una vasca da 33 metri”. E in merito alla questione Cighetti ha fatto una previsione. “L’esperienza mi dice che una vasca da 50 metri è insostenibile: ha costi troppo alti. Io sono per mettere a posto la Raffalda, e fare qualche sacrificio per un anno. D’altronde è il sito più comodo e ideale. È bella l’idea di Montecucco, ma i costi lieviterebbero anche solo per gli allacci. Potremmo fare una vasca 33x25 metri con un ponte mobile da adattare per le esigenze di tutti. Qualcosa comunque bisogna fare: o sposto 120 atleti delle giovanili della mia società a Cremona, o così qua moriamo”.

Secondo Luigi Zangrandi della Federazione Nuoto non sono così diverse le differenze economiche per la gestione di una vasca da 50 metri rispetto a quella di 33. “C’è una differenza minima – ha spiegato – che varia nelle spese di luce, riscaldamento e acqua. Si sta parlando di 20mila euro all’anno circa. Oppure si potrebbe coprire il polisportivo con un pallone pressostatico come hanno fatto in altre città, dal costo di circa 400mila euro. Chiudere la Raffalda per ristrutturarla significherebbe stare fermi un anno e non ce lo possiamo permettere”.

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Fare una piscina nuova da 50 metri risponderebbe ai bisogni di tutti, ma i costi di gestione sono alti – ha chiarito il sindaco, rispondendo alle osservazioni -. Cito l’esempio di Novara: un’olimpionica costruita con i fondi dei giochi di Torino del 2006, è stata chiusa dopo poco tempo per la sua ingestibilità. Se dovessimo coprire la piscina del polisportivo, bisognerebbe comunque dotare la vasca di un impianto di riscaldamento. E non dimentichiamo un aspetto: coprendola, verrebbero a mancare le tante entrate economiche della stagione estiva”. E anche costruire una piscina nuova da 50 metri rischia di compromettere l’equilibro delle altre due rimaste: “se poi vengono tutti a nuotare nella nuova - ammonisce Dosi - si crea un polo unico e il Comune ci rimette i soldi indebitandosi nella gestione di Polisportivo e Farnesiana. Qualora il progetto della piscina da 50 metri andasse in porto, avremmo quella, la Farnesiana e il Polisportivo, mentre non abbiamo più l’intenzione di occuparci della gestione della Raffalda”. “Noi siamo in grado di onorare l’impegno preso quattro anni fa – ha concluso l’assessore Cisini -. I soldi ci sono, sono a bilancio. Stiamo solo aspettando una risposta dal consorzio per chiarire questa situazione”.

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